Strade di carta

Legami

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Il libro di cui hai bisogno si trova accanto a quello che cerchi

Aby Warburg

Un incontro, uno sguardo, una parola ascoltata, una gioia, un dolore e ci leghiamo a persone, luoghi e momenti. Ma quanta consapevolezza c’è nel “sentire stesso” di un legame? Raccontare il legame nelle sue espressioni più nascoste e darne voce, questa la forza di storie come quelle a cui non ho potuto non legarmi.

Quello che descrive Delia Owens nel suo romanzo La ragazza della palude è un legame eccezionale tra Kya, una bambina di sei anni, e la sua palude: nell’immaginario collettivo la palude non rappresenta il luogo ideale per poter vivere, ancor meno quello dove una bambina sola possa sopravvivere. Eppure, la palude sarà per Kya una madre accogliente, che la nutrirà nel corpo e nella mente, fornendole tutte le risorse necessarie per affrontare una crescita non semplice e una vita segnata dall’esclusione e dalla solitudine. Kya si ritroverà sola fra i canali e gli acquitrini che diverranno per lei un libro aperto di cui saprà leggere ogni singolo segno. Ma più difficile sarà sopravvivere in quel mondo fuori dalla palude, fatto di persone, azioni, relazioni e parole che resteranno per lei non sempre comprensibili. Se negli anni il pregiudizio nei suoi confronti non ha mai cessato d’esistere, lo sbocciare della sua bellezza accentrerà un nuovo interesse su di lei: la sua bellezza avvolta dal mistero della palude farà di Kya in una realtà quasi irreale. Ma quel mondo fuori dagli acquitrini non esiterà a riversare tutto il diffuso pregiudizio, sino a designarla come unica indiziata per un presunto omicidio. Riuscire ad interpretare qual legame inscindibile fra Kya e sua palude sarà l’unica chiave di lettura per una verità che sino all’ultima pagina non mancherà di stupire il lettore. Chi è Kya? Quali legami potranno svelare la verità nascosta in quella palude?

Una carezza e fra Lea e Pietro, due sconosciuti sino a pochi istanti prima, si creerà un legame unico, duraturo nel tempo nonostante la distanza, nonostante la vita li conduca verso percorsi lontani. Un incontro causale, ad un convegno su un antico manoscritto bizantino, e tra loro nascerà un legame fatto d’appartenenza. Pelle su pelle, parola su parola, respiro su respiro, dolore su dolore: vite distanti scandite un unico sentire, da un legame che li terrà uniti come unici al mondo sebbene la vita li confini ad altre realtà. Questa la storia raccontata da Elena Loewenthal nel romanzo La carezza. Una storia perfetta, dove il legame creatosi tra i due protagonisti in maniera così inaspettata regalerà al lettore una storia sincera, onesta nella sua intima clandestinità, preservata nel tempo come un antico scritto. La vita non sempre è perfetta, ma un incontro può rivelarsi una storia perfetta.

“Amiche per costrizione non per scelta” così Rosa Sauer, protagonista del romanzo Le assaggiatrici scritto da Rosella Postorino e ispirato alla storia di Margot Wolk, descrive il legame che instaura con le altre giovani donne con cui condivideva il quotidiano obbligo di assaggiare il cibo prima che venisse consumato da Hitler. Rosa è un’ assaggiatrice: questo il fronte nel quale combattere e dimostrare fedeltà al regime. Sebbene non fosse spinta da alcuna ideologia politica, il cibo offerto e il compenso in denaro rappresentava per lei, la straniera fuggita dai bombardamenti di Berlino per rifugiarsi in un villaggio della Polonia, un modo per sopravvivere. Ma qual era il prezzo? Ad ogni boccone il ricordo della fame vissuta svaniva e con essa anche la consapevole paura che ogni pasto avrebbe potuto rappresentare la fine di tutto. La mensa è sì il luogo dove quotidianamente convivono vita e morte, ma è anche quello spazio condiviso dove il tempo si ferma e si creano quei legami d’amicizia, patti segreti e alleanze inaspettate. Una donna tra donne che racconta la quotidiana battaglia per la sopravvivenza dove i legami diventano l’unico strumento di salvezza.

Scoprire di avere una malattia cronica rompe con la sua imponderabilità il legame con il proprio corpo ma al tempo diviene lo strumento attraverso cui rileggere quei legami nascosti nel passato. Queste le riflessioni in cui ci accompagna Francesca Mannocchi nel suo romanzo Bianco è il colore del danno, un diario aperto per raccontare la sua storia di giornalista, donna, madre e figlia a cui la malattia ha dato una nuova dimensione. Una riflessione condivisa con il lettore che, pagina dopo pagina, accompagna l’autrice nella sua inchiesta più intima e difficile, quella su sé stessa. Un racconto fatto di coraggio e paura, dove non c’è spazio per la commiserazione: ricordare il passato per leggere il proprio bianco presente e poter vedere il futuro nei sui possibili colori.

Inaspettato è il legame raccontato nel romanzo autobiografico di Annie Ernaux, L’altra figlia : un legame segreto confessato in questa lettera aperta ad una sorella mai conosciuta, venuta a mancare ancor prima della sua nascita a cui si sentirà per sempre legata nel bene e nel male. La scoperta dell’altra rappresenterà uno spartiacque nella vita della Annie bambina: un segreto che condizionerà nel tempo inevitabilmente il rapporto con gli altri della famiglia, in particolare con la madre. Un confronto costante con quella sorella idealizzata e ineguagliabile l’accompagnerà negli anni, designandole così un ruolo inevitabilmente antagonista alla figura di quella sorella così buona e da tutti tanto amata. “Buona … credo d’aver aver saputo già allora che questa parola non poteva essere applicata a me … ”
La certezza dell’amore dei sui genitori nei suoi confronti sin da bambina non è in alcun modo messo in discussione, ma l’attenzione si concentra sulla complessità di quel legame univoco con chi più non c’è, che in qualche modo segnerà le scelte della sua vita. Chi delle due è l’altra figlia? Una lettera sincera, un racconto di vita privata di una donna ma anche un momento di riflessione per il lettore: quali legami fanno sentire noi l’altro? 

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