Strade di carta

Libri che ci inducono un senso di vertigine

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Il libro di cui hai bisogno si trova accanto a quello che cerchi

Aby Warburg

Il barone rampante

di Italo Calvino - Mondadori, 2023

La scena è notturna. Un uomo in fuga sui tetti di San Francisco salta da un cornicione e si aggrappa alle tegole del palazzo di fronte; risale in fretta la ripida falda e ricomincia a correre. Due poliziotti lo inseguono: il primo, in uniforme, ripete il balzo e apre il fuoco sul malfattore; il secondo, in borghese, scivola e, per un soffio, si aggrappa alla grondaia. Guarda giù, vede la strada avvicinarsi pericolosamente: ha paura, è bloccato. Quello in uniforme torna indietro a soccorrerlo, dammi la mano, gli grida e si sporge per aiutarlo a risalire. Prova a prenderlo, ma cade nel vuoto davanti agli occhi del collega terrorizzato.
“Quante volte ho visto Vertigo?” - penso mentre continuo a riguardare l'anteprima del film su Youtube: è la scena iniziale, per andare avanti basta affittarlo a €3,99 per due giorni. Quasi quasi... Sì, lo confesso: nonostante siano sempre in promo, non compro dvd da molto tempo: ho già troppi libri, dove li metto?; non sono abbonato ad alcuna piattaforma, nonostante tutti mi invitino a farlo da anni. Non guardo le serie, sono troppo lunghe, perdo il filo. In compenso amo i film, i vecchi film. Tantissimo. La donna che visse due volte (il titolo italiano) è uno dei miei preferiti.
Quando ho deciso il tema della cinquina mi è venuto in mente. No, non si tratta delle confessioni di un boomer né del cinema di Hitchcock: voglio parlare di libri, e di vertigini.
Le mie in particolare ho imparato ad affrontarle un passo alla volta, leggendo. Il primo gradino della mia scalata al cielo è fatto di legno: si tratta dei rami dell'elce su cui Cosimo Piovasco di Rondò, il 15 giungnò del 1767, si rifugiò per opporsi all'ordine del Barone Arminio suo padre di mangiare un piatto di lumache. "No, e poi no" aveva affermato l'idomito dodicenne con tricorno e spadino prima di rifugiarsi sugli alberi. Per sempre. Sto parlando ovviamente del Il barone rampante di Italo Calvino, un libro che, secondo la definizione che l'autore dava dei classici, "non ha mai finito di dire di dire quello che ha da dire" Quando lo lessi per la prima volta ero quasi coetaneo del protagonista. Lo seguii sulle cime degli alberi; ero con lui quando incontrò Viola sull'altalena, quando fece amicizia col bandito Gian de' Brughi, quando conobbe Voltaire per lettera. Ero affascinato dalla sua ribellione gentile, dalla sua capacità di puntare i piedi. Di dire no. Una parola netta, perentoria, definitiva. Eppure così equivoca: il rifiuto ostinato è proprio dei capricci infantili come delle scelte etiche più intransigenti. Sul confine che separa l'egoismo del bambino dall'integrità dell'uomo specchiato si muoveva Cosimo come un funambolo. 

Lascia che il mondo giri

di Colum Mccann - Feltrinelli, 2022

Alcuni anni dopo, un altro funambolo mi offre una corda a cui aggrapparmi, sospesa a più di 400 metri di altezza. Era il 7 agosto del 1974 quando Philippe Petit attraversò il tratto di cielo che separava le Twin Towers, su una fune sospesa nel vuoto, sfidando le leggi della natura e del codice penale. Un quarto di secolo prima del tragico attentato che avrebbe segnato la nostra storia recente l'intera città di New York trattenne il fiato di fronte ad un'impresa carica d'incanto e di oscuri presagi. Lascia che il mondo giri  di Colum McCann si apre con questa immagine: migliaia di americani col naso all'insù! Ed è proprio tra questi che l'autore sceglie i protagonisti del suo romanzo: Corrigan che con la sua fede incrollabile trova il suo Terzo mondo nel Bronx; Tillie la prostituta nonna a trentotto anni, e non ancora sconfitta dalla vita; Claire, chiusa nel suo lussuoso appartamento nell'Upper East Side a piangere il figlio morto in Vietnam; Gloria, discendente di schiavi, che condivide lo stesso dolore. Un racconto corale che segue i percorsi intrecciati e convulsi di vite frenetiche, esaltanti e disperate, sempre in bilico tra sogno e tragedia, che in una mattina d'agosto di molti anni fa, di fronte a un gesto di straordinaria audacia e bellezza, si fermano, come per magia.

Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson

di Selma Lagerlöf - Iperborea, 2017

E di magia si parla anche ne Il meraviglioso viaggio del piccolo Nils Holgersson di Selma Lagerlof. Il protagonista della storia infatti, a causa dell'incantesimo di un folletto che aveva subito le sue angherie, si restringe fino ad assumere le dimensioni di uno gnomo. Una vota rimpicciolito, si aggrappa al collo di Marten un papero domestico che, spinto dal desiderio di libertà, segue uno stormo di oche selvatiche che migra verso la Lapponia. Alla guida dei volatile, per tutto il viaggio attraverso la Svezia, c'è Akka un'oca saggia ed esperta. Ogni tappa è un'autentica avventura alla scoperta di una natura selvaggia e bellissima, ma anche piena di insidie. Sarà per Nils un percorso inizatico verso la maturità. Nella nuova edizione Iperborea sono inserite e stampate in grassetto una serie di parti che nella versione che avevo letto da bambino mancavano e che arricchiscono la narrazione mostrando la complessità dell'opera originale. Chiunque voglia continaure a leggerla a un bambino può tranquillamnete saltarle. I lettori divenati adulti come me, invece, potranno apprezzare tutte le stratificazioni di questo autentico capolavoro dell'autrice Premio Nobel nel 1909, senza perderne la magia. Appunto.

Staccando l'ombra da terra

di Daniele Del Giudice - Einaudi, 2017

Nel mio viaggio in ascesa lascio le morbide ali di un papero per affidarmi a quelle metalliche di un aereo. Alla guida del velivolo c'è Danile Del Giudice, lo scrittore italiano che meglio ha raccontato l'arte del volo. Staccando l'ombra da terra è la sua opera difficile da classificare: a metà tra romanzo breve, raccolta di racconti e saggio. Partendo dalla sua esperienza personale di pilota, l'autore racconta il bisogno di affidarsi agli strumenti della tecnica per sfidare i propri limiti, di librarsi nell'aria alla ricerca di sé stessi. Nonostante l'uso ricorrente di termini tecnici, il suo linguaggio, complesso e raffinato, non ha nulla di manualistico, anzi. Accanto al suo primo volo in solitaria, racconta le storie di vecchi aviatori e delle loro imprese durante seconda guerra mondiale e rievoca la tragedia di Ustica in uno dei capitoli più toccanti. Come toccante è l'ultima parte dedicata a Saint-Exupéry, altro scrittore consacrato al volo. Mentre sorvola il tratto di mare in cui l'autore del Piccolo Principe scomparve in circosatnze mai chiarite, nel giugno del 1944, Del Giudice pensa:

"I piloti non hanno ali piumate, non sono angeli e tanto meno eroi, sono bambini adulti, bambini nascosti, ben custoditi nella loro maturità, ben conservati dentro una delle imperturbabili professionalità che la vita ha loro assegnato, ma legati all'infanzia con un elastico da fionda che gli sbuca dalla tasca. Se poi tra l'infanzia e la morte c'è un speciale rapporto, non saprei dire"

Moby Dick

di Herman Melville - Feltrinelli, 2013

Anche se può sembare strano, si chiude in mare anche il mio percorso in salita. Per spiegare il paradosso chiedo aiuto ai ricordi. Un'estate di molti anni fa, la scuola era finita da poco, acquistai col Corriere della sera una copia di Moby Dick di Herman Melville. Quell'anno ogni settimana, insieme al giornale, per pochi euro, potevi comprare un classico. All'epoca la mia biblioteca era composta quasi interamente da allegati. Iniziai a leggerlo e, dopo un po', ricordo che provai una forte delusione, lo trovavo noioso: troppi capitoli troppo brevi con riferimenti - dettagliatissimi- ai metodi di caccia alle balene, alle varie specie di cetacei, alle baleniere, alle rotte marine. Che ne era del capitano Achab? E di Moby Dick? Il film che avevo visto in televisione (quello con Gregory Peck, ca va sans dire) era appena riconoscibile tra quelle pagine. Ero ormai deciso ad abbandonare la lettura quando arrivai al XLII capitolo: la bianchezza della balena. Il titolo mi incuriosiva, andai avanti: fu così che lessi alcune tra le pagine più belle di quello che sarebbe diventato il mio libro preferito. Il brano consiste in una serie lunghissima di casi in cui al bianco viene associato un valore positivo: l'innocenza delle spose, la benignità della vecchiaia, la raffinata bellezza dei marmi, delle camelie, delle perle, la mestà della giustizia nell'ermellino dei giudici, la pompa dei re e delle regine tirati da cavalli biancolatte. A questa segue un'altrettanto lunga serie di casi contrari in cui a questo colore è associata la paura. Mentre leggevo, mi sentivo risucchiato in un vortice di parole che ribaltavano di continuo le prospettive con cui avevo guardato il mondo fino a quel momento. Continaui fino alla fine del pezzo, poi chiusi il libro, lo poggiai sul comodino ed uscii di casa. Sentivo il bisogno di camminare, ma mi girava la testa. Cosa stava succedendo? Solo col tempo avrei capito che resistere alla tentazione di rimanere sospesi, una volta superata la vertigine, è il vero problema di chi prova a salire: la paura del vuoto non è nulla in confronto a quella di tornare a terra quando si è provata l'emozione di stare lassù, dove tutto è bianco. Ma allora questa consapevolezza era lontana. Continuai a zigzagare per le strade del mio paese per un bel po' quel pomeriggio. Ricordo che faceva molto caldo, e mi mancava il fiato.

I libri consentanei di Ettore Iurilli

Il barone rampante

Di Italo Calvino | Mondadori, 2022

Lascia che il mondo giri

Di Colum McCann | Feltrinelli, 2022

Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson

Di Selma Lagerlöf | Iperborea, 2017

Staccando l'ombra da terra

Di Daniele Del Giudice | Einaudi, 2017

Moby Dick

Di Herman Melville | Feltrinelli, 2013

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