Diario di bordo

La parola al consigliere comunale Abdullahi Ahmed

Mercoledì 27 ottobre 

Uso questo spazio per segnalarvi uno dei migliori frutti, secondo me, dell’ultima tornata elettorale, ovvero l’elezione a consigliere comunale di Torino di Abdullahi Ahmed, primo migrante ad ottenere questo risultato in una grande città italiana. Abdullah è nato in Somalia da cui fuggì all’età di 19 anni, per evitare di essere ucciso nella guerra civile.
Un viaggio di sette mesi attraverso l’Africa lo portò in Libia, un barcone lo trasferì, tumultuosamente, a Lampedusa nel 2008.
A quei tempi l’Italia era più accogliente di quanto sarebbe poi diventata: trasferito dalla Croce Rossa a Settimo Torinese insieme ad altri 80, in tre mesi ottenne lo status di rifugiato; ha poi trovato lavoro come mediatore culturale e si è impegnato, in particolare, a parlare di integrazione nelle scuole e a favorire l’inserimento dei suoi connazionali.
Ahmed si ricorda, che ai tempi del grande naufragio di Lampedusa del 2013, quando l’Italia dichiarò il lutto nazionale e in tutte le scuole i professori vennero invitati a parlare di accoglienza e solidarietà, un professore lo pregò di venire nella sua classe, in cui era successo un fatto che lo aveva colpito; invitati ad alzarsi in piedi, per un minuto di silenzio tutti i ragazzi lo avevano fatto, ad eccezione di cinque che erano rimasti seduti. Ahmed andò a parlare loro.
Abdullahi Ahmed ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2016, ha scritto un libro (“Uno sguardo avanti”, Add edizioni), ha proposte concrete da portare avanti e per questo è stato candidato come capolista a Torino dal Pd. La vittoria di Lo Russo lo ha fatto eleggere consigliere, con 1112 preferenze, ottenute con una campagna elettorale condotta principalmente alle fermate del tram numero quattro, quello che porta gli immigrati dal centro alla barriera di Milano. Dice Ahmed che i suoi voti vengono da lì, da quei 38.000 nati all’estero che vivono a Torino e che hanno diritto di voto, ma troppo poco lo usano.

Auguri di buon lavoro, e auguri alla nostra comune squadra di calcio, che ne ha – come sempre – bisogno.

 

Immigrazione e cittadinanza: i libri

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