Campari, l’Americano e il mito dell’aperitivo

Illustrazione digitale di Chiara d'Annunzio, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Illustrazione digitale di Chiara d'Annunzio, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare. Se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa

Charles Bukowski, "Donne"

Illustrazione digitale di Angelo Carrattello, studente presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Aperitivo fa rima con Milano, non ci piove. Già a fine Ottocento apparteneva ai riti dei milanesi, che amavano recarsi all’ora del tramonto in una delle mille bottiglierie, fiaschetterie, caffè, birrerie e osterie presenti in città a quel tempo. 

Pensando al caro e vecchio rito dell’aperitivo, ai milanesi “veri” si materializza subito davanti agli occhi la vetrina del Camparino, storico locale fondato nel 1915 da Davide Campari, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, con affaccio su Piazza Duomo. All’epoca era un piccolo bar per clienti di passaggio, oggi è stato eletto Locale Storico d’Italia, un luogo che ha visto nascere il mito dell’aperitivo come momento di convivialità. Il locale venne aperto proprio di fronte al Caffè Campari, fondato nel 1867 da Gaspare Campari, padre di Davide e creatore dell’omonimo bitter. Fin dalla nascita, il Camparino è entrato nel cuore dei milanesi ed è diventato il simbolo stesso dell’aperitivo in città. Viene spesso definito come uno degli angoli più milanesi di Milano: l’anima della città meneghina pare davvero aleggiare tra queste pareti e tra gli arredi liberty, realizzati da famosi artisti dell’epoca in linea con i canoni estetici dell’Art Nouveau: dall’ebanista Eugenio Quarti al pittore Angelo d’Andrea. 

È magnifico entrare qui nel tardo pomeriggio, come facevano i milanesi di inizio secolo, per un cocktail a base di Campari, dal Negroni all’Americano passando per il Campari Seltz, “firma” del locale sin dalla sua apertura. Una tradizione intramontabile e sempre contraddistinta dalla qualità, tanto che il Camparino nel 2021 ha fatto il suo debutto nella classifica dei 50 World’s Best Bars, al ventisettesimo posto. 

Proprio di recente è stato presentato il volume Campari e il cinema, a cura di Gianni Canova (Skira): da sempre Campari ha scelto il mezzo cinematografico come veicolo di comunicazione per raccontare in modo avveniristico l’essenza di un marchio che ha sancito la nascita del mito dell’aperitivo nel mondo.

Illustrazione digitale di Sara Padovan, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Campari e il cinema

Questo libro vuole raccontare come la passione per l'arte e la creatività di Campari siano intimamente connesse alla sua esigenza e al suo desiderio di comunicare e di innovare. Da sempre la sua predilezione per l'arte cinematografica ha costituito il motore per sperimentare e dare vita a progetti ogni volta diversi e inattesi: un'evoluzione espressiva che - dopo le esperienze dei Red Diaries - sfocia in una nuova produzione, Fellini Forward, che è un modo di fare cinema davvero senza precedenti. I saggi pubblicati in questo volume non si limitano alla narrazione dell'esperienza di Campari ma la affrontano con uno sguardo di ampio respiro sulla storia del cinema: grazie a una fitta rete di rimandi, mostrano come il lavoro di Campari, e dei registi con cui ha collaborato negli anni, sia inserito in una storia ancora più grande e nobile.

Illustrazione digitale di Cristian FIlippini, studente presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Quello tra Campari e il grande schermo è un connubio che trova la massima espressione nella collaborazione con registi e attori di fama mondiale.

Era il 1984 quando Federico Fellini girò per Campari “Ragazza in treno”, un corto cinematografico che vede il celebre artista cimentarsi per la prima volta in uno spot per un marchio privato. La più che secolare tradizione del brand e la sua appartenenza all’immaginario collettivo degli italiani ebbero un peso sostanziale nel portare il Maestro ad accettare la collaborazione. In più, la rossa bottiglia del Bitter ricordava a Fellini il rito dell’aperitivo che il padre si concedeva nella piazza di Rimini. Il regista, per l’occasione, girò un vero e proprio film, con la sceneggiatura di Bernardino Zapponi, le musiche di Nicola Piovani e le scenografie di Dante Ferretti: ambientato in un vagone ferroviario, dal finestrino si vedono scorrere immagini da cartolina, dalle piramidi egizie fino alla Torre di Pisa, con piazza dei Miracoli che fa da sfondo all’iconica bottiglia Campari. 

Tra le numerose altre collaborazioni cinematografiche, ricordiamo quella con Tarsem Singh, che a cavallo del nuovo secolo ha diretto una raffinata Trilogia, per arrivare a Joel Schumacher con “L’attesa” (2011), un corto che prende spunto dal concetto del filosofo tedesco Lessing “L’attesa del piacere è essa stessa piacere”. Nel 2017 è la volta di Paolo Sorrentino, cha ha firmato la campagna di comunicazione “Creation”, la storia della creazione della passione nel mondo in una chiave onirica e visionaria, dove in un bar misterioso un barman crea con sapienza un Americano, che diventa poi il protagonista di un incontro tra una coppia di giovani. 

Illustrazione di Chiara Panzeri, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Incontro tra icone: Campari e James Bond

John Fitzgerald Kennedy, in un’intervista, annovera Dalla Russia con amore tra i suoi romanzi preferiti di sempre. Il libro è il quinto romanzo di Ian Fleming della serie dedicata a James Bond, dal quale è stato tratto l’omonimo film del 1963 con Sean Connery. Secondo William Raymond Manchester, autore del libro Death of a President, questo sarebbe stato l’ultimo film che Kennedy vide prima di morire. 

Proprio l’Americano, il celebre cocktail a base di Campari, viene citato nelle pagine di Dalla Russia con amore:

L’Isola d’Elba passò sotto di loro, e l’areo si tuffò per raggiungere Roma. Mezz’ora di attesa in mezzo al vocìo degli altoparlanti dell’aeroporto di Ciampino, il tempo di bere un eccellente Americano, e il viaggio riprese lungo la penisola italiana

James Bond, dunque, ha modo di gustare il celebre cocktail in Italia, dove è nato e dove viene preparato a regola d’arte con Campari bitter, vermouth Cinzano rosso, soda o seltz, scorza di limone e mezza fetta di arancia. Sempre l’Americano viene ripreso anche dallo scrittore britannico Sebastian Faulks nel suo libro Non c’è tempo per morire, la nuova avventura diJames Bond, autorizzata dagli eredi di Fleming.

“Si accontentò di comperare una cartolina adeguatamente audace per Moneypenny e andò a scriverla in un bistrot con i tavolini all’aperto in rue del Bourdonnais. Ordinò un Americano – Campari, Cinzano, scorza di limone e Perrier – non perché gli piacesse in modo particolare ma perché, secondo lui, un bistrot francese non era il posto adatto per un drink serio. Il cocktail era sorprendentemente buono – l’aspro del limone contrastava con il dolce del vermouth – e Bond si sentì quasi completamente ristorato. Lasciò qualche moneta sul tavolo e si alzò”. 

Illustrazione di Federica Marabini, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

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