Millefogli

È sempre l’ora del tè

Illustrazione digitale di Chiara Caramaschi, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Illustrazione digitale di Chiara Caramaschi, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Avevamo una teiera, perdeva. La nostra incuria ha fatto il resto. Mancare di tè per una settimana… è cosa che sconvolge l’ordine dell’universo

Rudyard Kipling

Illustrazione digitale di Alice Sironi, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Quella per il tè, la bevanda più diffusa dopo l’acqua, è davvero una passione che conta estimatori in ogni angolo del globo. Il tè, però, non è una semplice “bevanda”: nell’arco della sua storia ha valicato confini non solo geografici ma anche politici, socioeconomici, culturali e religiosi. E ha definito culture, causato guerre, portato alla bancarotta facoltosi uomini d’affari, svuotato forzieri e persino fatto cadere teste incoronate. Nonostante non ci sia persona al mondo che non lo abbia gustato almeno una volta nella vita, resta qualcosa di sfuggente e misterioso. Sapevate che ne esistono sei tipologie (bianco, verde, giallo, oolong, nero e post-fermentato) ma che tutte e sei provengono dalle foglie di una sola pianta, la Camellia sinensis?  

Illustrazione digitale di Isabella_Ricchiuti, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Il piccolo libro del te. Dalla foglia alla tazza
Il piccolo libro del te. Dalla foglia alla tazza Di Sebastian Beckwith;Caroline Paul;

Il tè, la bevanda più diffusa al mondo dopo l'acqua, ha scatenato guerre, definito culture, portato alla bancarotta facoltosi uomini d'affari e rovesciato sovrani. Eppure questo infuso fragrante, confortevole e ricco di storia rimane per molti aspetti sfuggente, anche agli occhi dei suoi estimatori. Concreto ma raffinato come la bevanda stessa, questo libro "immerge i propri lettori nel tè", esplorandone le varietà, le sfumature e il piacere, senza tralasciare temi di primaria importanza come il processo di selezione dell'infuso e la realizzazione della perfetta tazza di tè.

Tutte queste cose le racconta Sebastian Beckwith, insieme a Caroline Paul, ne Il piccolo libro del tè (Guido Tommasi Editore), un delizioso manuale essenziale con tante informazioni basilari ma accurate per esplorare e apprezzare il vasto mondo del tè. Il volume è ricco di note illustrative e di curiosità. Per esempio, si scopre che il tè bianco ha origine nella provincia cinese del Fujian, che il pu’er è il più comune tra i tè post-fermentati e che il sencha, il matcha o il Long Jing sono solo alcune tra le centinaia di tè verdi, il primo tipo di tè preparato al mondo. Il famoso erbologo cinese Li Shizhen, che visse nel XVI secolo, sosteneva che il tè poteva spegnere il fuoco interiore e che fosse salutare per i giovani molto energici ma non necessariamente per quelli con un chi interiore più debole. Oggi, sebbene non esista una prova scientifica definitiva delle proprietà curative del tè, sappiamo che contiene preziosi antiossidanti (composti di polifenoli che purificano dai radicali liberi che danneggiano le cellule) ma anche la teanina, un aminoacido dalle proprietà calmanti e rilassanti che, abbinato alla caffeina contenuta nella Camellia sinensis, migliora l’umore e favorisce la concentrazione. Potrebbe essere questa la spiegazione del perché chi beve spesso il tè evita l’ansia e l’agitazione tipica di chi beve caffè.

Illustrazione digitale di Serena Garlaschelli, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Bisogna sapere che il primo step della produzione del tè comincia quando la foglia viene staccata dalla pianta. È il momento in cui ha inizio il suo processo di ossidazione: in sostanza i polifenoli (composti chimici come i tannini o i flavonoidi) e gli enzimi contenuti nella foglia stessa reagiscono con l’ossigeno presente nell’aria. A seconda del tè che si intende produrre, i tempi di questo processo variano e possono essere più o meno lunghi. Per il tè verde, per esempio, non è ammessa alcuna ossidazione, motivo per cui la foglia mantiene l’odore fresco e vegetale, mentre il tè nero viene sottoposto alla massima ossidazione e questo ne spiega il colore scuro. Nel processo, poi, sono coinvolti anche altri elementi come la temperatura dell’aria, l’umidità, la fonte di calore, i tempi di stoccaggio. Anche se l’ossidazione è il fattore determinante, appassire, attorcigliare, arrotolare, scaldare, essiccare, riposare o fermentare producono comunque un effetto sul tipo di tè finale. Affascinante, vero?  

Illustrazione digitale di Federica Marabini, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

Il rito del tè secondo George Orwell

Lo scrittore George Orwell, autore di 1984 e de La fattoria degli animali, amava molto il tè. Nel 1946 ha scritto un saggio per l’edizione serale del quotidiano “Evening Standard”, in cui ha elencato undici regole essenziali su questo elisir. Egli sosteneva che

""Il tè deve essere bevuto senza zucchero. So bene di essere in minoranza su questo argomento. Tuttavia, come puoi definirti un vero amante del tè se ne distruggi il sapore con lo zucchero? Tanto varrebbe aggiungere il pepe e il sale”.

E il latte? Va versato prima o dopo il tè? Orwell non ha dubbi: il latte va aggiunto dopo, per assicurare la giusta quantità. E ancora:

"una tazza di tè forte è meglio di venti leggere. Al vero amante del tè non piace solo il tè forte, ma un po’ più forte ogni anno che passa"…

Per chiudere, “rubiamo” al geniale Henry James l’incipit del suo romanzo Ritratto di signora: "Sotto certi aspetti, ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio"

Affermazione che condividiamo apertamente.

Illustrazione digitale di Elisa Maggioni, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano, 2022

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