Margheritine, dal prato al piatto

Illustrazione digitale di Margherita Caspani, 2022, diplomata presso l'Istituto Europeo di Design di Milano

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La margherita, una bella dama in abito bianco con lunghe pieghe, con un piccolo cappello dorato sulla testa

Jules Renard

Probabilmente non esiste una descrizione più elegante della margherita di quella che le regala lo scrittore francese Jules Renard all’interno di Diario. Allegra e simpatica, la margheritina cresce dappertutto, persino in città, tanto da essere considerata una pianta infestante: impossibile resistere alla tentazione di coglierne un mazzetto da portarsi a casa.

Anche se si trova quasi tutto l’anno, compare in massa all’inizio del mese di marzo ed è diventata un sinonimo, per eccellenza, della primavera.

I fiori delle margherite si chiamano, tecnicamente, capolini e indicano proprio l’infiorescenza (“falso fiore”) tipica della famiglia delle Composite, a cui appartengono. Il suo nome botanico è Bellis perennis: bellis deriverebbe dal latino bellus, grazioso, mentre perennis indica il ciclo vitale perenne della pianta. Detta anche pratolina o margherita di campo o margheritina comune, la margheritina non è solo un bel fiorellino, con la classica parte centrale gialla e i petali bianchi, che ricordano la camomilla: la medicina popolare considera le sue foglie e i suoi fiori degli ottimi disintossicanti per fegato e reni, utili per le infiammazioni della bocca e degli occhi, per regolarizzare l’intestino e stimolare la diuresi, per combattere la pressione alta e le malattie da raffreddamento, per rilassare il sistema nervoso.

Pare che le sue qualità fossero note sin dall’antica Roma: i chirurghi dell’epoca facevano raccogliere agli schiavi enormi quantità di margherite per estrarne il succo e bagnare con esso le bende da utilizzare per curare le ferite da taglio. Un utilizzo della margherita, questo, che si è tramandato fino in epoca recente, molto gettonato dai pastori durante i loro periodi di isolamento con il bestiame sui monti: la usavano per curare ferite e lividi ma anche come rimedio per il raffreddore.

Come ci ricorda Vanessa Diffenbaugh nel suo romanzo Il linguaggio segreto dei fiori, la margheritina rappresenta l’innocenza ma anche la semplicità, la modestia, la pazienza e l’amore fedele. Significa anche bontà oppure “ci penserò” ed è il fiore giusto da regalare al quinto anniversario di matrimonio.

Presi il piccolo mazzo bianco e lo esaminai. I petali si univano prima di raggiungere il gambo, prendendo la forma di un cuore. “È una caratteristica del genere Stellaria” continuò Elizabeth quando vide che avevo capito. “Margherita è un nome comune e comprende molte famiglie diverse, ma i fiori che abitualmente chiamiamo margherite hanno un maggior numero di petali e ogni petalo è separato dagli altri. È importante conoscere la differenza per non rischiare di fraintendere i significati. La margherita significa innocenza
Il linguaggio segreto dei fiori
Il linguaggio segreto dei fiori Di Vanessa Diffenbaugh;

Non mi fido, come la lavanda. Mi difendo, come il rododendro. Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura. E quando ho paura, la mia voce sono i fiori. Un romanzo che racconta, attraverso uno dei personaggi più straordinari mai creati, una storia di coraggio e di speranza, di abbandono e di incredibile sete di vita, mostrandoci la forza immensa dell’amore più vero, quello imperfetto e senza radici, che dà senza pretendere nulla in cambio.

La margherita contiene tannino, gomma, sostanze amare, mucillagini e resinose. Si utilizza essiccata per decotti, infusi, cataplasmi, gargarismi. Un infuso di margherite si rivela un valido rimedio contro tosse e raffreddore, in particolare ai cambi di stagione. Preparatelo così: ponete un cucchiaio di fiori essiccati in una tazza, versatevi dell’acqua bollente, coprite e lasciate riposare una decina di minuti. Potete berne fino a tre tazze al giorno, dolcificando a piacere con del miele.

La margherita ha da dire la sua anche in cucina e si rivela un interessante e insolito ingrediente: le foglie più tenere, che vanno raccolte prima della comparsa dei fiori, si possono aggiungere crude alle insalate o cuocere nelle zuppe di verdura. Anche i fiori, particolarmente ricchi di vitamina C, sono ideali per completare le insalate o come ingrediente per minestre, frittate e torte salate e si possono usare come decoro per torte e biscotti. Fiori e foglie, crudi o cotti, uniti ad altre erbe disintossicanti, ne potenziano le proprietà e sono migliori, nel complesso, anche dal punto di vista del gusto: le foglie della margherita, infatti, sono piuttosto amare. I boccioli delle margherite possono essere conservati sotto aceto, un po’ come i capperi: anche il loro sapore li ricorda.

MINESTRA DI MARGHERITE E PATATE

Ingredienti per 4 persone
100 g di petali (o capolini) di margherite
2 patate lesse
1 porro
mezzo litro di brodo vegetale
olio extra vergine di oliva
sale e pepe

Tritate il porro, fatelo stufare in una padella con poco olio e aggiungete anche le margherite tritate (lasciandone da parte una decina per il decoro). Nel frattempo, fate bollire il brodo vegetale e aggiungete i porri con le margherite. Fate cuocere per una decina di minuti, poi aggiungete anche le patate lesse, dopo averle ridotte in crema. Mescolate, regolate di sale e pepe e fate cuocere per altri 10 minuti.
Servite, a piacere, con crostini di pane, e decorando con le margherite tenute da parte.

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