Tracce di Tito

A scatola chiusa

Dovrei sforzarmi di sentire i dischi un po' di volte ciascuno.
Almeno quelli che mi piacciono.
Tendo ad avere un rapporto con i vinili (... di ciò ormai si parla: ciao, CD, è stato bello...) simile a quello che ho con libri, film e fumetti. La vita è troppo corta, per rileggere e rivedere.
Però, per riascoltare, bisognerebbe trovare il tempo. Anche perché capita sovente che, per capire davvero un disco, per entrarci dentro, ci vogliano parecchi ascolti. Quindi, mi sto già sforzando e mi sforzerò ancora di più.

Era brutto ed era bello, quando ero ragazzo e avevo pochi soldi per i dischi. Anche quelli di vinile, ma solo perché non c'era altro.

Per procedere a un acquisto studiavo le recensioni su Rockerilla, Rockstar o, prima ancora, Stereoplay, soppesando ogni virgola. Per non dire delle stellette, dannate loro.
Dovrebbero essere proibite per legge, ma questa è un'altra faccenda. Prendo nota di riparlarvene.

Potevo permettermi un paio di acquisti al mese, a dir tanto. E quei dischi li ascoltavo e riascoltavo, fino a metabolizzarli. È stato così che ho imparato ad amare album di per sé un po' ardui. Ricordo la sfida di Nosferatu, dei Popol Vuh, poeti ermetici del krautrock.

Sotto il titolo Nosferatu sono stati pubblicati due diversi album di Popol Vuh nel 1978, uno intitolato "Brüder des Lichts" e uno "On the way to a little Way". I due album, completamente diversi, hanno fatto da colonna sonora al film omonimo diretto da Werner Herzog nel 1978.L'album si apre con il brano "Brüder des Schattens, Söhne des Lichts" in una versione più corta che contiene solo il tema del film. Per la realizzazione del disco Fricke lavorò con un vero e proprio coro.Nel 2004 l'etichetta SPV pubblicò gli album insieme ed ora viene il disco viene ripubblicato in versione rimasterizzata da Guido Hieronymus.

Al primo ascolto mi ero sentito smarrito. Era tutto così misterioso, etereo e distante. E mi sarei arreso subito, se non fosse che quello era il disco del mio mese. E mi sarei perso qualcosa. Anzi, ora che ci penso, devo assolutamente riascoltarlo.

Quei dischi si compravano a scatola chiusa, su suggerimento dei recensori. Non c'era modo di assaggiarli, prima. Adesso, invece, c'è lo streaming che utilizzo per farmi un'idea, per decidere. Salto da un pezzo all'altro, per non guastarmi il piacere di un primo ascolto completo sul piatto del giradischi, e di solito mi basta per valutare se prendere o no.

Qualcosa però lo compro a prescindere, e in questo caso nemmeno bado alle recensioni. Oggi Ferruccio mi ha annunciato che tra poco arriva in negozio il nuovo di Damon Albarn (con un titolo lunghissimo). Ho fatto un cenno con un dito, come quando si ordina il solito al bar. Sperando, però, che sia almeno un poco insolito.  Da uno come Albarn, non mi aspetto che si ripeta (sebbene lo abbia fatto in passato).

Ah, ci sarebbe anche il nuovo di Dave Gahan, senza Depeche Mode (ma con i Soulsavers, che non ho mai ben capito chi e cosa siano di preciso, mea culpa). In questo caso, più un atto d'amore che di fede. Che faccio, rischio? Dare un'ascoltatina preventiva su Spotify mi sembrerebbe un tradimento. In mio aiuto arriva la scoperta che Imposters (titolo già indicativo) è una raccolta di cover, che vanno da Bob Dylan a PJ Harvey, passando per Neil Young e Cat Power. Così la curiosità sposta l'ago della bilancia a favore di Gahan.
Male che vada lo ascolterò una sola volta, il che però non significherà che sia un brutto disco.
Da questa cosa devo guarire, sì. Fa soffrire l'adolescente squattrinato che è sempre dentro di me, e pure un po' fuori.

Dischi da comprare a prescindere dalle stellette

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente