Tracce di Tito

K.O. Boomer

Uno dei principali indizi di stare invecchiando, quando si parla di musica, è essere ossessionati dalle nuove tendenze. Che però tendenze non sono (e qualche volta, a ben vedere, neppure troppo nuove). La figura del boomer, che ci sta "provando", è in agguato pure al solito bar, dove negli ultimi tempi si affaccia anche qualche ragazzotto.

Per il fatto che sono un "noto" fumettista, per quanto possa essere "noto" un fumettista (mai virgolette furono meglio spese), finisco per attirare un minimo di attenzione. Aggiungiamoci poi che farsi offrire da bere da me è abbastanza facile. Quasi quanto attaccare bottone.

Siccome, proprio per il lavoro che faccio, la sera ho voglia di parlare di fumetti quanto un idraulico di dissertare di brugole, slitto sempre il discorso sulla musica. Un misto di narcisismo e paura di dimostrare gli anni che ho, mi spinge a raccontare che ascolto Back Midi, Cool Greenhouse e Protomartyr, per dire, ammiccando con quell'aria da "ma sì, ci siamo capiti..."

Edizione in Vinile.A due anni da The Agent Intellect, i Protomartyr pubblicano il loro primo album per la Domino. Per il nuovo album la band di Detroit si è affidata per la produzione a Sonny DiPerri, già al fianco di Animal Collective e Dirty Projectors.

Eh, no, non ci siamo capiti. Di norma, quei ventenni rispondono, con un'alzata di spalle: "Boh, a me piacciono i Led Zeppelin..." Oppure i Black Sabbath, i King Crimson, David Bowie o, figuratevi, i Beatles. Per non dir dei Queen, dai, no.

Divagazione d'obbligo: sono tutti gruppi, questi "ultimi", a cui quelli più sopra (che oggi apprezzo io) devono parecchio più di quanto mai sospettereste prima di mettervi ad ascoltarli davvero. Perfino progressive, jazz rock e fusion ora spuntano da dietro ogni angolo. Roba da chiamare un esorcista. Vade retro, Santana!

I giovani sono attirati dalla musica dei vecchi, insomma. Forse perché li fa sentire grandi? O per quel paradossale snobismo che fa del mainstream il nuovo indie?

E quindi, ogni volta, rinculo spiazzato. Precipito nel baratro, all'indietro, lasciandomi scappare: "Ah, ma quella è roba che si ascoltava ai miei tempi!" Quando c'era il vinile, che però c'è pure adesso. Fatto sta che mi ritrovo messo al mio posto, anagraficamente parlando.

Album rimasterizzato su vinile da 180 grammi, con un packaging che replica la versione LP originale nei minimi dettagli.

Però è un'ingiustizia bella e buona! Perché io - magari sbagliando - alla loro età, e pure prima, non sentivo mica il classic rock. Lo detestavo, per partito preso.

Quando io avevo quindici anni i Led Zeppelin non ne avevano neppure quaranta, ma per me erano dinosauri (si usava proprio questo termine, me lo ricordo).

Io ascoltavo il post-punk, quando era ancora pochissimo "post". Ogni venti minuti, mi alzavo dal tavolo dei miei svogliati studi, per andare a girare un disco di Siouxie and the Banshees, PIL o Gang of Four.

Ecco, dovrei vantarmi di questi ascolti, di dischi che peraltro ho poi ricomprato due volte (in cd e, di nuovo, in vinile), mentre verso munificamente da bere a quei giovinastri. A rigor di logica, considerando quello a cui sono rimasti loro, dovrebbero commentare: "Wow! Roba nuova!"

Album per Boomer attenti alle novità e per Millennial nostalgici

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