Tracce di Tito

Il passo del gambero

Mi ha colpito parecchio la celebrazione dei vent'anni dall'uscita di I Get Wet, di Andrew W.K.
Qualcuno ha parlato di un disco epocale. Il genere di esagerazione più che lecito, quando si è quel tipo di impallinati per i quali un anno può essere fatto di 365 dischi dell'anno.

Ai tempi quell'album (... quel CD, okay. okay... ) mi era piaciuto moltissimo, mi aveva divertito un casino, ma me n'ero un po' vergognato.
Mi sentivo troppo vecchio per cantare Party Hard a squarciagola, pogando da solo in soggiorno (eh sì). E adesso invece mi sembra perfetto, per la mia età.
Dall'adolescenza non si esce invecchiando, casomai ci si rientra. Era un disco strano nel suo non essere strano. Era un po' di tutto, e quindi un po' di niente. Un po' alternativo, un po' mainstream, un po' punk, un po' pop, un po' scarno e un po' sovra-arrangiato. Ed era di sicuro dannatamente orecchiabile e catchy.
Mi ricordava le feste di quando ero ragazzo. Quelle a cui mi invitavano o, almeno, riuscivo a imboscarmi. E pertanto, a ripensarci e a risentirlo, quel disco era pure un po' malinconico.
Nulla da fare, non si scappa.

Chissà che fine ha fatto, Andrew W.K., dopo quel successo colossale. Scopro che il successivo album, The Wolf (del 2003), era stato apprezzato abbastanza, in quanto più duro.
All'epoca, virtù notevole. Quasi vado a vedere se Ferruccio lo ha in negozio, usato. Oppure lo ordino nuovo, in vinile. E ci aggiungo pure I Get Wet, per averlo in quel formato che all'epoca era morto e adesso è più vivo della disco music. Battutona.

Il problema è che se entro da Dischivolanti poi devo resistere alla tentazione di portarmi a casa, presumibilmente a caro prezzo, Kid A Mnesia, l'ultima follia dei Radiohead, che ho scorto in vetrina. Hanno messo insieme Kid A e Amnesiac, spiegando che in origine avrebbero dovuto essere un unico disco, e già che c'erano hanno aggiunto una dozzina di inediti d'epoca che, lo so già, sembreranno più freschi di tanta roba nuova che circola adesso. Affermazione in quota boomer, con la quale vi saluto mentre metto già mano alla carta di credito.

Dopo 7 anni di distanza dal precedente “Everyday Robots”, Damon Albarn, frontman dei Blur è tornato con l’attesissimo “The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows”, descritto dall'artista stesso come "un disco capace di rinnovare la sua fiducia in una alquanto vaga sorgente pura”.

Vai alla scheda di The Nearer "The Fountain, More Pure The Stream Flows", l'ultimo album di Damon Albarn

Per chi di voi si fosse arrovellato nel dubbio dopo la puntata precedente, The Nearer The Fountain, More Pure the Stream Flows (ho fatto copia/incolla, sono troppo pigro), di Damon Albarn, si è rivelato un buon acquisto, quasi ottimo. "Quasi" perché in questi giorni, con una Milano in grigio al limite dello stereotipato, un disco così crepuscolare, struggente e dolente non giova all'umore. Non che il sottoscritto sia abituato ad ascoltare musica allegra e giocosa, direte voi. Con buona ragione, ma pure un po' a torto...

Dischi per pogare in salotto

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