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Anatomia del borghese di Léon Bloy

Bloy è assolutista, non conosce né pietà né mezzi termini. E questo è proprio ciò che rende i suoi testi così limpidi e diretti. Che non conosca pietà, peraltro, potrebbe stupire: Léon Bloy (1846-1917) è rinomato per essere stato un cattolico assai convinto. La sua fede si traduce però non in un vago pietismo, bensì in una precisa missione rettificatrice della società e delle sue storture. Le sue aspre polemiche hanno fatto di lui un vero predicatore apocalittico.

Gli accorati strali di Bloy colpiscono senza mezzi termini la società massificata e la conseguente mediocrità del suo massimo esponente: “il Borghese”(con la maiuscola), la cui piatta vita è tutta tesa all’accumulo di denaro e all’idolatria per un progresso che è però disumanizzante e alienante.

Anatomia del borghese
Anatomia del borghese Di Léon Bloy;

Un saggio irriverente sulla cultura borghese e il conformismo, nel quale si scatena lo spirito incandescente di Léon Bloy. Léon Bloy (1846-1917) fu in continua polemica con la società del suo tempo, e in particolare con la borghesia e la sua cultura, irridendone i “luoghi comuni” in questa Anatomia, apprezzata in particolare da Walter Benjamin. Molti di questi “luoghi comuni” sono tuttora presenti nel mondo contemporaneo ché, nella sua essenza, la borghesia non è certo cambiata (al suo opposto ci sono per Bloy i poveri), nonostante i suoi faticosi aggiornamenti. “Bisogna mangiare per vivere”, “Gli affari sono affari”, “Tutte le strade portano a Roma”...

Il vero Borghese, vale a dire, nel senso più generale e moderno possibile, l’uomo che non fa alcun uso della facoltà di pensare e che vive o sembra vivere senza esser stato sollecitato, neppure per un giorno, dal bisogno di capire qualcosa

Dopo aver letto Bloy ci si penserà due volte prima di dire «che non si può aver tutto; che gli affari sono affari; che Parigi non è stata fatta in un giorno; che nessuno è perfetto», e così via. Dopo aver letto gli attacchi irriverenti di Bloy – oltre a farsi una sana risata – si diventa sicuramente allergici al vanesio Borghese, al conformismo ridicolo e alle sue più nascoste manifestazioni, come appunto i modi di dire che potremmo usare senza stare a pensarci troppo. Anatomia del borghese (E/O) (ma la traduzione letterale del titolo francese sarebbe Esegesi dei luoghi comuni) è un ordinato catalogo di colpe e recriminazioni che Bloy stilò nel corso di numerosi anni: una lunga lettera d’amore al contrario. Sono, infatti, ben centottantatré i luoghi comuni sfatati nel corso di questa impressionante arringa: centottantatré frasi fatte di cui Bloy cancella il presunto buonsenso. Il denaro, gli affari, la salute, il progresso: questa è l’ossatura meschina della società moderna che Bloy mette a nudo.

Non è un caso se questo testo si inserisce in una collana dal nome “Piccola Biblioteca Morale”: vuole essere un campanello di allarme e un freno a quello che Goffredo Fofi in nota al testo definisce una «abulia della cultura di questi anni, dominata dal narcisismo, dal flusso delle mode, dalla decadenza di figure intellettuali forti». Tra i testi della collana figurano, tra gli altri: Sulla liberazione della donna di Simone de Beauvoir, Sparando all'elefante e altri scritti di George Orwell, Per una scuola viva, per una scuola vera di Lev Tolstoj, Sempre ateo, grazie a dio di Luis Buñuel, Fare l'Italia. Lettere e proclami di Giuseppe Garibaldi. Una collana che sarà da tenere d’occhio.

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(Périguex 1846 - Bourg-la-Reine, Parigi, 1917) scrittore francese. Nacque poverissimo e tale rimase tutta la vita per un’impossibilità organica ad adattarsi ai suoi tempi. Avviatosi alla pittura senza grandi attitudini, emigrò a Parigi, dove Barbey d’Aurevilly lo indirizzò al giornalismo e alla letteratura, per cui era eccezionalmente dotato. In continua, virulenta polemica col suo secolo, con la democrazia, il progresso e quante altre «sciagure» la rivoluzione francese e la scienza potevano aver generato, si spinse così in là, anche e soprattutto negli attacchi a personalità contemporanee, da perdere una dopo l’altra tutte le collaborazioni a giornali e riviste. Finì per dover accettare un piccolo impiego alle Ferrovie del Nord. La sua totale adesione al cattolicesimo gli fece vivere drammaticamente la passione che lo legò ad Anne-Marie Roulé. Raggiunti i quarant’anni, B. divenne romanziere, ma non ebbe mai un vero successo di critica. Quel che nessuno gli nega è una torrenziale potenza di scrittore: sia nei romanzi, come Il disperato (Le désespéré, 1886) e La donna povera (La femme pauvre, 1897), sia nei libri di battaglia come Io mi accuso (Je m’accuse, 1900), Esegesi dei luoghi comuni (Exégèse des lieux-communs, 1902, apprezzato tra gli altri da W. Benjamin), Le ultime colonne della chiesa (Les dernières colonnes de l’église, 1903), Il sangue del povero (Le sang du pauvre, 1909) e gli 8 volumi del Diario (Journal, 1898-1920).

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