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I sopravviventi di Girolamo Grammatico 

Nel romanzo autobiografico  I sopravviventi di Girolamo Grammatico, da poco pubblicato nella collana Unici dalla casa editrice Einaudi, attraverso il resoconto delle esperienze di un giovane siciliano trasferitosi a Roma per studiare, ma presto di fatto travolto dal lavoro senza tregua presso un grande centro d’accoglienza per senza fissa dimora situato a pochi metri dalla Stazione Termini della capitale, si entra in contatto con le storie toccanti di individui emarginati, ognuno con un passato e un presente unici, spesso segnati da dolore, perdita e disperazione:

Al di là del nostro carattere, noi siamo la media dell’umore delle persone che frequentiamo più spesso. Io avrei frequentato ogni giorno, per anni, centinaia di persone ferite, malate, violente, depresse, sfiduciate, angosciate, rancorose. E anche loro avrebbero frequentato me, il che non avrebbe alzato la media dello svilimento

I sopravviventi
I sopravviventi Di Girolamo Grammatico;

Storie che racchiudono il mistero di vite silenziate che possono mostrarsi solo per scintille. Quella di Mimmo, l’anziano calabrese sdentato che non ha mai avuto nessuno che si prendesse cura di lui; o di Hamameh, che viene dalla Siria e non parla e ha un passato criminale da nascondere; o di Flavio, che rifiuterà sempre un posto letto e al quale non basterà, come aveva sognato, costruire una famiglia.

Grazie alla presenza di descrizioni dettagliate e coinvolgenti, l’io narrante, inizialmente spaesato e un po' restio nel confrontarsi con la nuova realtà, muta nel corso della storia, imparando ad aprirsi al diverso da sé e a comprendere la complessità delle vite delle persone che incontra. Ci sono racconti di uomini e donne che hanno perso tutto a causa di sfortunate circostanze della vita, ma che conservano una dignità e una grande forza interiore.

Queste storie lasciano un'impronta indelebile nella mente del ragazzo, aprendo i suoi occhi sulla realtà sconosciuta e spesso ignorata dai più. Grammatico non teme di affrontare temi delicati come la povertà, la malattia mentale, l'isolamento sociale e la discriminazione. Tuttavia, lo fa con una sensibilità che evita di cadere nel melodramma, donando piuttosto un senso di spietato realismo che genera interrogativi e riflessioni:

Quando rientravo a casa, la notte, ogni volta che inserivo la chiave nella serratura, prima di ruotarla e sentire gli ingranaggi sbloccare il pezzo di ferro che proteggeva l’involucro, mi chiedevo: non portare nessuno di loro a casa fa di me un professionista del sociale, una persona matura e piena di buon senso o un codardo?

L'autore offre un'immagine vivida di come le piccole azioni di gentilezza e comprensione possano fare la differenza nella vita di chi si trova in situazioni di grande difficoltà. Sia che si tratti della ragazza rumena che sogna di fare l’estetista, di Mimmo, l’anziano calabrese sdentato senza nessuno che si prenda cura di lui, o del criminale siriano che ha smesso di parlare, non muta il senso di accudimento e, al contempo, l’impotenza generata dal non poter far di più del protagonista.

I sopravviventi è un romanzo che emoziona e suscita profonde riflessioni sulle disparità sociali e sull’immobilismo politico relativo alle sempre più preoccupanti questioni di marginalità sociale. È un viaggio attraverso le sfumature dell'animo umano e una storia di crescita personale, di apertura alla diversità e di speranza che risplende anche nei luoghi più oscuri della società

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