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La camera azzurra di Georges Simenon

Aveva provato un colpo al cuore, un sussulto ben più forte del solito. Percepiva in quel messaggio una misteriosa minaccia. Le parole erano state scelte indubbiamente di proposito, e Tony si sforzava di tradurle. Il termine 'nostro' non rivelava forse il pensiero recondito di Andrée

Protagonista assoluto di questo romanzo in cui la passione travolgente si coniuga con la morte fin dalle prime pagine è l'amour fou. Le scene di sesso dalla fortissima carica erotica che aprono la storia non sono descritte nel loro avvenire ma narrate dal protagonista che ben presto sappiamo trovarsi in carcere in attesa di giudizio per un delitto di cui il lettore non è informato, e tenuto sotto pressanti interrogatori.

Perché Tony è imprigionato, di che cosa lo si accusa?

Lentamente il lettore è guidato a capire quello che è successo, a sentire che si sta perpetrando un errore giudiziario, che l'accusato non è reo dell'orribile delitto che gli viene imputato, ma è solo vittima della perfida macchinazione di una donna pazza d'amore. Non si può, per correttezza, annunciare il finale anche se è facilmente intuibile, non si prova simpatia per Tony, il debole amante della sensualissima Andrée, ma una certa forma di pietà o meglio di commiserazione.

La camera azzurra
La camera azzurra Di Georges Simenon;

Tony e Andrée sono amanti, e la loro passione e l'amore che li lega sono sfrenati. A tal punto fuori controllo che questa relazione turbolenta comincia a lasciare dietro di sé un'inquietante scia di sangue, di cui inizialmente sarà accusato Tony, poi Andrée, poi entrambi, in un comune destino di disperazione.

Giganteggia la figura della femme fatale, il cui corpo statuario riempie le prime scene e il cui sorriso beffardo le chiude. A suo modo trionfa, ottiene ad ogni costo, pagando ogni prezzo, ciò che vuole: non separarsi mai più dall'amante. La figura del marito di lei è in penombra nel racconto, personaggio solo accennato, insignificante; diverso invece il ruolo e l'immagine della mite moglie di Tony.

Narrativamente questo appare logico, dato che è lui a ricordare, a ricostruire la vicenda, a ripercorrere le diverse tappe della relazione e il tragico epilogo. Gisèle, la pallida moglie, è una donna dolce e forte, serena e intelligente che sa gestire in silenzio la consapevolezza (assolutamente probabile) del tradimento del marito. E questa sua presenza silenziosa e affettuosa è indispensabile a Tony che in ogni momento dichiara, e pensa davvero, di non essersi mai voluto separare da lei, realtà calda e rassicurante, affetto solido e non messo in discussione dall'attrazione fortissima per l'altra donna. La famiglia e il tradimento: impossibile far convivere queste due dimensioni dell'amore se una di queste è violenta, assoluta, divorante.


Simenon è sempre magistrale nel descrivere i sentimenti, le contraddizioni, la sofferenza dell'anima straziata dalla passione. C'è qualcosa in questo romanzo che ricorda la cinematografia di Trouffaut le sue donne belle e oscure, le passioni che travolgono e il connubio amore morte sempre in agguato. La Camera azzurra è un romanzo assolutamente straordinario, come capita di pensare spesso leggendo l'opera narrativa di Simenon, perfetta nell'orchestrazione della trama, nella costruzione dei personaggi e infine nella capacità di penetrare con pietà ogni oscuro luogo del cuore.

 

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Conosci l'autore

Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. Contemporaneamente collabora con altre riviste e all'età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell'arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno. Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell'assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un'errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree. Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d'oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l'epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.Le opere:"Spesso i romanzi di Simenon si discostano dagli schemi dell’inchiesta per tracciare suggestivi ritratti psicologici e per evocare con efficacia l’atmosfera grigia e stagnante della provincia francese. Fra i temi ricorrenti, che danno una singolare unità a una produzione sterminata, il maggiore è quello della solitudine, che si accompagna a quello della suprema stanchezza di fronte al male e alla sconfitta" (Garzantina della Letteratura, 2007). Ricordiamo Il caso Saint-Fiacre (Adelphi, 1996), Il testamento Donadieu (Adelphi 1988), Una confidenza di Maigret (Mondadori, 1982), Maigret e il signor Charles (Mondadori, 1994),  La balera da due soldi (Adelphi, 1995), Le signorine di Concarneau (Adelphi, 2013), Faubourg (Adelphi, 2013), L'angioletto (Adelphi, 2013), I fratelli Rico (Adelphi, 2014), I clienti di Avrenos (Adelphi, 2014), Il grande male (Adelphi, 2015), Cargo (Adelphi, 2017).

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