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MK 3.5 Die Cuts | City Planning dei Mount Kimbie

MK 3.5: Die Cuts | City Planning è un album diviso in due già dal titolo. Le prime 12 tracce sono firmate da Dom Maker e le successive 11 da Kai Campos, i due artisti originari dell'Inghilterra del sud che, nel 2008, hanno formato i Mount Kimbie a Londra. Dopo gli esordi con la piccola etichetta Hotflush, dal 2012 il duo incide per la Warp, e anche il suo nuovo album è uscito per questo marchio che ormai, da oltre trent’anni, propone musica elettronica di qualità per lo più accessibile anche a chi non ne è un cultore.

Mk 3 5 Die Cuts City Planning

Un viaggio nella musica elettronica e techno molto personale e al contempo accessibile a tutti: è l'ultimo album dei Mount Kimbie, diviso in due tra tracce strumentali e cantate.

La prima metà di questo quarto disco dei Mount Kimbie, quella di Dom Maker concepita a Los Angeles – dove l'artista di Brighton vive dal 2017 –, ospita molte voci ed è la più abbordabile per il pubblico meno settoriale. Nella seconda traccia, In Your Eyes, per esempio, i rapper Slowthai e Danny Brown con il loro flusso di rime elettrizzano un tappeto sonoro dalle atmosfere notturne in cui spicca un pianoforte jazz. Fondendosi a un campionamento della voce di Mahalia Jackson, il pianoforte, successivamente, torna in Somehow She​’​s Still Here, in cui la voce, per lo più in falsetto, di James Blake (già collaboratore del duo in altre occasioni) è partner ideale della delicata eleganza della produzione musicale.

E anche se nella traccia seguente torna Slowthai con la sua frenesia vocale, in parte sposata anche da Wiki in If and When, in questa prima metà del disco c'è spazio soprattutto per la grazia vocale di cantanti come Choker, Kučka, Reggie, Nomi, KeiyaA e Liv.e, che danno vita a brani che oscillano tra l’R'n'B contemporaneo e rimandi al (super) britannico trip hop.

Quando si passa alla seconda parte del disco, quella curata da Kai Campos, c’è una svolta evidente, a rischio straniamento per l’ascoltatore non pratico di elettronica, a partire dal fatto che le voci scompaiono e si passa a tracce strumentali con un andamento che le avvicina alle evoluzioni moderne della techno. In mezzo a una dominante impronta piuttosto oscura, spiccano due trittici: il primo, composto da Satellite 7, Satellite 9 e Satellite 6 ha dei tratti psichedelici, mentre nel secondo (composto da Zone 3, Zone 2 e Zone 1) come dice lo stesso autore, si fa notare «un uso massiccio del Roland JV1080, un sintetizzatore molto popolare alla fine degli anni '90».

Considerando che queste tracce sono state concepite a Londra, andando un po’ per luoghi comuni si può dire che il clima della città ha influito sul loro stile. Ma questa tenebrosità ritmica colpisce particolarmente proprio per come e quando arriva, subito dopo i brani di Dom Maker in cui predomina una melodia elegante e che giocano il ruolo di lunga introduzione a quelli di Kai Campos.

MK 3.5: Die Cuts | City Planning, insomma, è un disco che si fonda sul contrasto ma, nello stesso tempo, sull'unione di due artisti che, nonostante la distanza, continuano a portare avanti un progetto congiunto che gli ha dato molte soddisfazioni, come avvenuto nel 2017 dopo l’uscita di Love What Survives, disco molto celebrato anche grazie ai suoi vari influssi rock. Poi, in questi ultimi cinque anni, oltre ai noti stravolgimenti planetari, c’è stato questo allontanamento fisico tra Maker e Campos, e tutti questi fattori, evidentemente vissuti in maniera diversa dai due, non potevano che dare vita a un album molto differente dal precedente.

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