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Regina rossa di Juan Gómez-Jurado

Nonostante i suoi 119 kg di poliziotto, l’ispettore Gutierrez si considera solo un tantino troppo robusto rispetto alla sua altezza. Non puzza di sbirro e ha la bile che frequentemente gli arde in gola.

Non perde la calma, sbotta direttamente in uno sbuffo esasperato. Si fa chiamare Jon, perché quello è il suo nome.

Si considera un idiota, ma di successo, dotato di un’innata dose di sarcasmo. Rimane appagato dallo sconforto e dalla sua congenita rassegnazione per gli esiti riservati dal destino. È anche sboccato dentro sé, ma lo è più fuori… Mangia per riconciliarsi con quel che resta dell’umanità e ama indossare capi raffinati, specie quelli italiani, che riconosci principalmente dal numero degli zeri nel prezzo.

Antonia, Antonia Scott: vuol passare inosservata come un foglio bianco, ha la risata incredula e sente che il pianeta ruota intorno al suo asse, ma lei no. La sua mente privilegiata diventa un carcere angusto su cui scontare l’essere ancora viva. Ma è capace ancora di arrossire… mentre fa di tutto per rendersi insopportabile. La natura del suo lavoro è il sotterfugio: non può far capire agli altri quanto sia più intelligente di loro.

Regina rossa
Regina rossa Di Juan Gómez-Jurado;

Un omicidio e una coppia improbabile e bizzarra per risolverlo: uno dei maestri del genere apprezzatissimo in Spagna ci regala un poliziesco con tutti gli elementi al posto giusto e una trama eccezionale.

Dopo tutto questo tempo passato a fuggire da ciò che è, da tutto ciò che può fare, la realtà ha finito per raggiungerla

I due compagni s’alternano delineando facce di una medaglia da un terzo volto: quello sacro dell’amicizia. Sporadico sentimento che sorprende e rincuora entrambi (senza ammetterlo) dato che Jon la considera una sorgina, una strega curiosa; mentre lei lo osserva con lo sguardo severo di una bilancia incapace di dichiarare il falso.

La dialettica del caso da risolvere è alla ricerca di una sintesi, e loro ne sono le antitesi più efficaci, sulla piazza di Madrid.

L’incontro suggella un patto implicito che non ammette regole né rimpianti. L’indagine che li sovrasta esige in ognuno dei nostri quasi-eroi la sveglia da un letargo che, in misura diversa, li ha costretti a sopirsi anemici sullo stato morboso del mondo.

Dato che i fantasmi del passato si radunano solitamente sulle stanze meno luminose della coscienza, saranno i colpi di scena a districare l’osmosi tra le loro anime e il resto del pianeta.

Gomez riesce a controllare la sillabazione degli eventi, in uno slow motion scenografico che ci costringe a cristallizzare gli eventi in pure emozioni. Come con l’obiettivo puntato in funzione macro, la scansione dei particolari fomenta l’alta definizione. Si arriva a seguire le traiettorie (mai troppo gentili) delle pallottole, come in un rallenty senza compromessi: in continui rimbalzi autoptici che sembrano devastarti il corpo, dall’esoderma in giù…

Il romanzo, con il carattere dei suoi personaggi, traccia le sue coordinate in un silenzio incorporeo dove si rimane sospesi in uno stato d’allerta permanente.

E mentre Antonia conta fino a dieci «tra un respiro ed un altro, scendendo un gradino alla volta, verso il luogo in cui ha bisogno di stare» nel romanzo altri personaggi prendono forma come rannicchiati in una scultura di pietra arenaria scolpita a metà. Se ne è attratti a ogni colpo di scalpello che li caratterizza. In questo Jurado è maestro di stile e maniera riuscendo a far vibrare l’immaginazione condensandola in adrenaliniche acrobazie.

Il paradosso e l’ironia smaterializzano i preconcetti e ogni aspettativa. Anche gli occhi vuoti dei morti ammazzati «sembrano cercare una risposta al significato della morte, tra le chiome degli alberi».  

Nessun luogo ha la scenografia che ti aspetti, anche nella psicologia dei personaggi: «Ora ci ammazzano! pensa Jon. E il cuore gli palpita nel petto come un ballerino di flamenco al compleanno di un narcos».

La società, nell’iconografia del romanzo, appare gestita da idioti dalla personalità mediocre, fautori egoisti di un potere contaminato e inquinante. Anche la scienza ne esce debole, dato che «ha messo solo un piede sulla soglia della mente umana, una casa profonda chilometri». È la visione di un mondo disfatto nel quale il sorriso non è mai sinonimo di felicità e dove «Dio, Bene e Male non sono che bisillabi con la maiuscola».

In alcuni tratti i personaggi della storia sembrano dissertare con lo scrittore più che con sé stessi, come in un gioco surreale d’alter ego. Si ha l’impressione che confessino all’autore di essere pronti per il decollo, maturi per affrontare gli eventi che la grammatica della fantasia sta plasmando.

Personalmente ho sempre creduto che quando sveli al destino di possedere un paio di ali… ti accorgi che la sorte non dubita più di noi. Ne diventiamo la sua coscienza più imbarazzante.

I nostri due stuntman iberici interpretano il fato come davanti a un plotone d’esecuzione, senza resa, anche se li rincuora l’ipotesi (sempre gaia) di farla finita.

I capitoli sono brevi, comprimono l’attesa come un arco flesso. Sono pronti a fiondarsi per raggiungere la foga degli eventi a cui affidarsi, spronati sulle redini eversive del déjà-vu.

La Regina rossa di Juan Gómez-Jurado è salita sul trono. Adesso subisso il frangente, nella brama famelica del secondo volume della trilogia.

Consiglio un tappeto musicale per un effetto tridimensionale della lettura: Lee Morgan The sidewinder (meglio se in vinile).

Le recensioni della settimana

Conosci l'autore

Juan Gómez-Jurado è un giornalista e un romanziere spagnolo. Le sue opere sono tradotte in più di quaranta lingue. La trilogia composta da Regina Rossa, Lupa Nera e Re Bianco (edia in Italia da Fazi) ha rappresentato un successo internazionale e l’ha consacrato come uno dei massimi esponenti del genere. Tra i titoli pubblicati in Italia ricordiamo anche: La spia di Dio (Longanesi 2007), Ultima ora nel deserto (Longanesi 2009).

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