Scelti per voi

Tra le nostre parole di Katie Kitamura

Avevo vissuto immersa in un dolore sordo così a lungo da non farci più caso, neppure mi accorgevo di come attutisse le mie sensazioni.

Una giovane interprete di origini giapponesi trapiantata all'Aja per lavorare alla Corte penale internazionale; un ex presidente messo alla sbarra per orribili crimini di guerra; la difficoltà di condividere una stanza con quest'uomo così enigmatico e terribile allo stesso tempo. Nel momento in cui si inizia a delineare la trama del libro, ci immaginiamo un thriller che porterà la nostra protagonista senza nome a interrogare la propria coscienza mentre si trova costretta a interpretare e tradurre tutte le nefandezze di cui è accusato l'imputato. Ci aspettiamo colpi di scena eclatanti, magari anche un excursus crudo e dettagliato sulla personalità di quest'uomo spaventoso, mentre in sottofondo viene ricordata costantemente la difficoltà di lavorare in un ambiente in cui guerre, genocidi e crimini umanitari sono all'ordine del giorno. Ci aspettiamo una vicenda processuale, testimoni a sorpresa e prove schiaccianti della sua colpevolezza.

Tra le nostre parole
Tra le nostre parole Di Katie Kitamura;

"Tra le nostre parole" affronta la ricerca del segreto nascosto dentro ogni essere umano. Come in un thriller, una forte suspense caratterizza una vicenda dove le motivazioni personali spesso si scontrano contro una realtà molto diversa da come era stata immaginata, e Katie Kitamura è bravissima nello scandagliare i sentimenti e il disorientamento dei suoi protagonisti.

Tra le nostre parole, o tra due o più lingue, sono in agguato voragini che possono spalancarsi senza preavviso.

Nulla di tutto questo: se in un romanzo cercate quella sensazione di fiato sospeso pagina dopo pagina, con un susseguirsi di rivelazioni scioccanti, probabilmente Tra le nostre parole non fa per voi. Si tratta di uno di quei romanzi in cui gli avvenimenti sono quotidiani, non banali, ma nemmeno imprevedibili. Nonostante questo, ci leghiamo a questa ragazza apolide in un modo estremamente intimo, in special modo quando dà voce alle proprie insicurezze, spiegando magistralmente cosa si prova a essere innestati in una città che ha tanto da offrire, ma nulla di ciò che si vorrebbe davvero. 

Il lavoro di interprete è solo uno degli aspetti che delineano la vita della protagonista. C'è la difficoltà nel creare dei rapporti di amicizia autentici nell'età adulta, la sindrome dell'impostore che è così tipica di una donna convinta di non fare il proprio lavoro bene come un uomo, la consapevolezza di essere l'unica donna nella stanza. C'è perfino spazio per una storia d'amore, o presunta tale. Kitamura riesce, in un romanzo molto breve, a deviare da una linea narrativa e a farci capire che la vita della sua protagonista, come quella di ognuno di noi, è composta da sfaccettature, non da eventi concatenati.

Fulcro della storia sono i rapporti tra tutte le persone che ruotano attorno alla protagonista: nello specifico, come queste comunicano fra loro. Il fatto che lei sia un'interprete non è un caso, l'importanza che dà al linguaggio è evidente e trasuda dalle sue riflessioni, tante volte allontanandola, sia durante il lavoro d'interpretariato che nella vita personale, da un significato originale, semplice, che viene necessariamente perso nella mediazione.

Non era di aiuto il fatto che interpretare può dar adito a un profondo disorientamento. Ci si concentra così tanto sulle minuzie, sul cercare di attenersi il più possibile alle parole dette prima dal soggetto e poi da se stessi, che si rischia di non comprendere il senso delle frasi: non si sa cosa si stia dicendo, letteralmente. Il linguaggio perde significato.

Finiamo per perderci fra personaggi di cui probabilmente non ricorderemo il nome, ma sicuramente carattere e fisionomia, raccontate magistralmente da Kitamura, per lasciarci trascinare in una tensione narrativa che mai avremmo pensato potesse provenire da avvenimenti così quotidiani. Ci troviamo a fare il tifo per lei, a volerla consolare, ritrovandoci, inevitabilmente, a pensare "sì, anche a me è capitato di sentirmi così, e non avrei saputo descriverlo meglio". Fino all'ultima, sospesa, frase, non possiamo che farci ammaliare da tutta questa normalità.

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Conosci l'autrice

Katie Kitamura è autrice di Gone to the Forest (2012) e di Knock-out (2014), entrambi finalisti al New York Public Library’s Young Lions Fiction Award. Nel 2017 esce Una separazione, edito in Italia da Bollati Boringhieri. Collabora regolarmente con «The New York Times», «The Guardian», «Granta», «BOMB», «Triple Canopy» e «Frieze».

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