Passato di letture

Aldo Moro e le Brigate rosse in parlamento

Illustrazione di Chiara Seveso, 2022, studentessa del Triennio in Media Design e Arti Multimediali, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Illustrazione di Chiara Seveso, 2022, studentessa del Triennio in Media Design e Arti Multimediali, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

«Ma sai cosa s’è messo in testa il capo? Portare le Brigate rosse in Parlamento»

In mezzo a libelli e finti scoop sul “caso Moro”, a volte compare in libreria qualcosa di diverso. Come questo piccolo saggio che, per cambiare, si occupa della vita dello statista democristiano anziché del suo omicidio, e da una prospettiva davvero insolita. Premessa: Aldo Moro amava l’insegnamento universitario, che mantenne anche quando ricopriva i massimi incarichi di governo; portava i suoi studenti di diritto e procedura penale a visitare carceri e manicomi giudiziari e amava confrontarsi con loro. Gli studenti lo conobbero come un uomo curioso e molto ironico, alquanto diverso dall’alter ego curiale e tremebondo interpretato da Gian Maria Volonté nel film Todo Modo. Giorgio Balzoni era stato uno di loro. Un giorno, nel 1974, s’intrattenne a chiacchierare col maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, per 15 anni amico e capo scorta del suo professore (trucidato in via Fani il 16 marzo ’78 con gli altri agenti che lo proteggevano), che lo sorprese dicendo: «Ma sai cosa s’è messo in testa il capo? Portare le Brigate rosse in Parlamento». Oggi, mettendo a confronto scritti e discorsi dell’interessato, ma anche testimonianze e riflessioni di chi lo conobbe bene, Balzoni argomenta che non si trattava solo di una battuta provocatoria.

Aldo Moro e le Brigate Rosse in Parlamento
Aldo Moro e le Brigate Rosse in Parlamento Di Giorgio Balzoni;Fiammetta Rossi;

Sul sequestro Moro e sulle Brigate Rosse sono stati scritti decine di libri, che hanno tentato di ricostruire una vicenda rimasta per molti aspetti oscura e piena di contraddizioni. Questo libro è diverso e non si ferma a quei giorni di prigionia del leader della DC e al suo triste epilogo. Frutto di una ricerca accurata tra documenti, testimonianze e dichiarazioni politiche, Aldo Moro e le Brigate Rosse in Parlamento offre al lettore un'interpretazione diversa a una stagione politica e sociale tra le più tormentate del dopoguerra.

“Portare in parlamento” i terroristi voleva dire prosciugare l’area di consenso da cui attingevano reclute creando spazi inediti di ascolto e dialogo anche con le istanze più radicali, per evitare che altri giovani finissero nel tunnel senza uscita della lotta antisistema. Prima di essere assassinato, Moro ripeteva da anni, inascoltato, che il problema dell’eversione andava affrontato in sede politica, non solo con la repressione. Avendo attraversato il Sessantotto in presa diretta attraverso i suoi allievi, esortava i colleghi democristiani a uscire dal “castello” (anni prima del pasoliniano “Palazzo”) e accettava di confrontarsi con i leader studenteschi anche nelle assemblee. Dai patti per l’Alto Adige al cosiddetto “lodo” del governo italiano per scongiurare il rischio di attentati palestinesi, Moro era stato il tessitore di accordi per depotenziare vari tipi di minaccia terroristica; fu sempre favorevole a forme di trattativa, e anche nei 55 giorni di prigionia giocò la propria partita in questo senso. Se pensava che una cosa andasse fatta, non c’era nessuno che potesse fermarlo, dice la vedova. A parte i killer, purtroppo. 

I terroristi rossi colpivano di preferenza riformisti e uomini del dialogo. Questo libro conferma fino a che punto fosse vero e, più in generale, ci fa riflettere, out of the box, sui metodi con cui una democrazia può affrontare il terrorismo, tema che purtroppo non ha perso d’attualità. E alla fine balena inopinato il pensiero che, oggi come oggi, con quel che c’è in giro, “morire democristiani” forse non è il peggiore dei mali. 

 

L’abbinamento per buongustai: senza dubbio, la pregiata edizione critica del Memoriale di Aldo Moro, ovvero l’insieme dei suoi scritti dalla prigione delle Br, a cura di un gruppo di studiosi coordinato da Michele di Sivo per i tipi di De Luca Editori d’arte.

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