Anniversari e Ricorrenze

Arto Paasilinna e i suoi libri: ci manca quella divertente follia!

La morte ci accompagna un po' per tutta la vita, ne fa parte. Questa consapevolezza è la differenza che c'è tra un essere umano e un animale: l'uomo ha coscienza di morire e questo crea un costante clima di malinconia

Ci manca, e tanto, questo autore incredibile.
Per molto tempo ogni anno abbiamo atteso con curiosità l’uscita del suo prossimo romanzo, proposto da Emilia Lodigiani e dalla sua Iperborea, la casa editrice che ci ha spalancato le porte del Nord letterario.

A quattro anni dalla sua scomparsa (avvenuta il 15 ottobre 2018) ci sentiamo un po’ orfani, guardando lo scaffale e vedendo i suoi romanzi come un catalogo chiuso.

Diciamo la verità: è grazie a Paasilinna che abbiamo capito qualcosa di più di quei "marziani" dei finlandesi. Ma saranno poi così diversi da noi? E saranno tutti un po' folli (nel senso positivo del termine) come li descrive quel ritrattista straordinario di Arto?
È un mondo tutto sommato semplice, un po' surreale e molto divertente quello che Paasilinna ci racconta ogni volta nei suoi libri. C'è tutta la fatica di vivere del grande Nord, la stravaganza degli interessi e la varietà di occupazioni dei suoi protagonisti. La natura nelle sue storie è sempre centrale, come il clima implacabile, gli animali che aiutano l'uomo e quelli che lo minacciano, i paesaggi.
E poi c’è quella comicità che è anche capacità di denunciare i limiti della società, le debolezze, le piccole cattiverie quotidiane, ma anche i bisogni inespressi di molti, insignificanti, sconosciuti attori di questa modernità.

Il suo universo è popolato di animali: lepri, volpi, elefanti, un orso... una fascinazione che nasce anche dal legame profondo dei finlandesi con l’ambiente.

Attraverso la rappresentazione del mondo degli animali voglio trasmettere le caratteristiche, le qualità umane: la superficialità, le contraddizioni inevitabili, i contrasti nel mondo degli esseri umani. Inoltre, fin da piccolo sono stato un campagnolo. In generale per tutti i finlandesi la natura gioca un ruolo importante. Basti pensare che da noi ci sono quattrocentomila villette in riva al mare o in mezzo ai boschi in cui chi vive in città cerca di rifugiarsi appena possibile…

Come ogni professionista della scrittura anche Arto Paasilinna scandiva i tempi del suo lavoro con ritmi ben definiti, seguendo regole serissime per produrre quel romanzo all’anno che tutti aspettavamo. Un lucido lavoro, dunque, tutt’altro che irrazionale:

Comincio alle dieci del mattino, dopo la colazione e dopo aver letto i giornali, e lavoro fino all'ora di pranzo, riuscendo a scrivere quattro o cinque pagine: così per cinque giorni alla settimana. Se per qualche motivo non riesco a tenere questo ritmo, la settimana seguente lavoro di più. I tempi devono essere questi, perché normalmente scrivo un romanzo all'anno. Comincio la stesura di un nuovo romanzo all'inizio di settembre e nell'arco dell'autunno cerco di avere una prima bozza, che consegno all'editore. La prima stesura rimane in casa editrice per circa un mese, in attesa di eventuali suggerimenti da parte dell'editore. Poi riprendo a scrivere in primavera, così all'inizio dell'estate sono libero di fare una vacanza di tre mesi.

Averlo incontrato di persona è stato emozionante e divertente, con quell'aria seria e compita capivi (in realtà immaginavi, perché di parole non ne capivi neppure una) che stava dicendo qualcosa di molto ironico, a volte caustico, anche prima della traduzione: uno dei pochi autori che sapeva ridere anche delle tragedie e che sapeva sempre vedere il lato buffo e surreale delle cose, anche narrando tragedie come la morte o la guerra.
Nato nel 1942, la guerra non l’aveva davvero vissuta, ma conosceva bene quel clima di insicurezza che il confine con l’Unione Sovietica sottendeva. Nelle pagine dei suoi libri troviamo anche questo, accanto all’esperienza di poeta, giornalista e guardaboschi. E a un’attenzione particolare verso il divino. Con una morale: oggi nessuna fede, antica o moderna, può avere una durata superiore a una moda, con una carica rivoluzionaria che finisce sempre coll'annacquarsi.

Parlo volentieri di questo argomento. Critico abbastanza aspramente la Chiesa evangelico-luterana finlandese, anche se non è mia intenzione offendere i sentimenti religiosi di nessuno. Apprezzo tanto la tradizione mitologica e le nostre antiche divinità.
È interessante notare che nella nostra mitologia non c'è ad esempio un dio della guerra, anche se questi dei lottano spesso tra di loro. È innato nell'uomo credere in qualcuno, credere in un Dio.

Questi i libri che vi consigliamo

Non conoscete Paasilinna? Non avete mai letto un suo romanzo? Dovete rimediare subito e vi suggeriamo di partire da questi, tutti rigorosamente pubblicati da Iperborea:

L’anno della lepre, scritto nel 1975
«Sull'automobile viaggiavano due uomini depressi. [...] Lungo la strada sterrata il paesaggio finlandese scorreva sotto il loro sguardo stanco, ma nessuno dei due prestava la minima attenzione alla bellezza della sera.»

Il mugnaio urlante, scritto nel 1981
«Poco dopo le guerre, arrivò nel comune un uomo molto alto che disse di chiamarsi Gunnar Huttunen. Contrariamente a quasi tutti i vagabondi venuti dal Sud, non andò a chiedere lavori di spalatura all'Amministrazione delle Acque, ma comprò il vecchio mulino della Rapide della Foce, sulla riva del Kemijoki. L'operazione fu giudicata folle, dato che il mulino era rimasto inutilizzato fin dagli anni '30 ed era in pessime condizioni.
Huttunen lo pagò e s'installò nel locale adibito ad alloggio. I contadini del vicinato e in particolare i soci della cooperativa molitoria risero a crepapelle di quell'affare. Dicevano che evidentemente la razza dei matti non si era ancora estinta, nonostante la guerra ne avesse fatti fuori parecchi.»

Il figlio del Dio del tuono, scritto nel 1984
«Il cielo dei Finnici è molto più vecchio del resto del mondo e i loro dèi lo sono ancor di più. Non ce ne sono di più antichi. Il dio del Tuono, il più antico di tutti, era già quasi vecchio come oggi quando niente ancora era stato creato e nessun altr dio era nat. Oltre a essere il più vecchio, è anche il più severo e il più potente. È il migliore.»

I veleni della dolce Linnea, scritto nel 1988
«Un’amabile nonnina in una tranquilla cornice campestre, che quadretto incantevole! Nel giardino di una casetta rossa, un’esile vecchietta con un annaffiatoio giallo in mano stava irrorando la sua aiuola di violette. Le rondini volteggiavano cinguettando nel cielo sereno, i calabroni ronzavano, un gatto indolente sonnecchiava sul prato.»

Piccoli suicidi tra amici, scritto nel 1990
«Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gravezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spirito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo. La malinconia è un avversario più spietato dell’Unione Sovietica.»

Lo smemorato di Tapiola, scritto nel 1991
«La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell’aria. Dalle parti di Lstijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioche alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l’estate.»

Il migliore amico dell’orso, scritto nel 1995
«Satanasso seguiva attentamente la disposizione di piatti, bicchieri e posate cercando di rendersi utile. Capitò che si rompessero delle stoviglie e che la zuppa si rovesciasse per terra, ma in quel caso l'orso ripuliva sempre il pavimento con la lingua e si rimetteva al lavoro. Sonja gli insegnò a tenere su una zampa per ogni evenienza un tovagliolo ripiegato, che gli dava l'aria di un perfetto cameriere. Dopo il pasto gli era consentito portare le stoviglie sporche in cucina e spazzare le briciole dalla tavola con il suo canovaccio. Con cui, a volte, si ripuliva anche il didietro.»

La fattoria dei malfattori, scritto nel 1998
«I due uomini si avventarono l'uno sull'altro dandosele di santa ragione in mezzo a quella strada stretta a strapiombo sul fiordo, proprio mentre dalla Finlandia arrivava un pullman pieno di turisti bavaresi e da Skibotn un taxi pieno di allevatori di renne dell'associazione di Ketomella che se ne tornavano a casa a Kilpisjarvi, ci si può immaginare quanto sobri...»

Gli altri approfondimenti

Scrittore finlandese, con un passato da giornalista, poeta e guardiaboschi; autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro ha superato sempre le 100.000 copie: uno dei pochi scrittori finlandesi che ha vissuto unicamente della sua penna. Molto amato all’estero per il suo humour travolgente, quella capacità tutta finlandese di raccontare ridendo anche le storie più tragiche, ha pubblicato più di trenta romanzi, oltre a pièces teatrali e sceneggiature. Nel 1994 gli è stato conferito in Italia il Premio Acerbi per L’anno della lepre, romanzo dal quale sono stati prodotti due film.Ha vissuto - alternando - in Lapponia e a Helsinki, ma con sempre più frequenti tappe nei paesi più assolati del Sud, spesso anche in Italia.Parte della sua produzione è stata tradotta in quasi 50 lingue.I libri di Paasilinna generalmente riflettono la vita comune finlandese, con uno stile impregnato di forte humour. Nelle sue opere traspare anche la difesa dell'ambiente e della vita naturale.Altri titoli, con la data di pubblicazione italiana: Il Bosco delle Volpi (1975), Il mugnaio urlante (1981), Il figlio del dio del tuono (1984), Lo smemorato di Tapiola (1991), Il migliore amico dell'orso (2008), Prigionieri del Paradiso (2009), L'allegra apocalisse (2010), Le dieci donne del cavaliere (2011), Sangue caldo, nervi d'acciaio (in edizione originale uscito nel 2006 e pubblicato da Iperborea in Italia nel 2012), La fattoria dei malfattori (2013), Il liberatore dei popoli oppressi (2015), La prima moglie e altre cianfrusaglie (2016), Emilia l'elefante (2018) e Un uomo felice (2021).

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