Anniversari e ricorrenze

Charles Dickens, il cantore di Londra

Illustrazione digitale di Emma Caravaggi, studentessa del Liceo Artistivo Volta di Pavia, 2022

Illustrazione digitale di Emma Caravaggi, studentessa del Liceo Artistivo Volta di Pavia, 2022

Il cielo sa che non dovremmo mai vergognarci delle nostre lacrime, perché sono pioggia sulla polvere accecante della terra che ricopre i nostri cuori induriti

Charles Dickens, "Grandi Speranze"

A molti di noi, leggendo questa citazione, torneranno in mente le tante lacrime giovanili che abbiamo versato sui romanzi di Charles Dickens. Su quelle storie di orfani tiranneggiati, su quelle vite difficili e sfortunate fatte di sotterfugi, fughe, tradimenti, compromessi, fatica e miseria, miseria ovunque. Noi, nei nostri letti caldi, stringevamo quelle edizioni illustrate de Le avventure di Oliver Twist, David Copperfield, La Piccola Dorrit, tremando ad ogni pagina per la sorte dei giovani protagonisti e restando sempre in trepidante attesa del lieto fine che, come un balsamo sui nostri cuori, arrivava a riportarci il sorriso e a lasciare anche noi un po' orfani di quei nuovi amici.

Non sapevamo di avere tra le mani i romanzi di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, ma la sua narrazione generosa e la sua abilità nel creare immagini e intrecci appassionanti, ce lo hanno fatto amare già da quel primo incontro.

Charles Dickens, di cui il prossimo 7 febbraio ricorrono i 210 anni dalla nascita avvenuta a Portsmouth nel 1812, è l’autore che meglio rappresenta il secolo in cui è vissuto, quel 1800 che, in Inghilterra, coincise per gran parte con il regno della Regina Vittoria e da lei prese il nome di “Epoca Vittoriana”. Un periodo di crescita ed espansione per l’Inghilterra in cui la produzione industriale aumentò, l’Impero Britannico si espanse e consolidò diventando emblema del nuovo sistema capitalistico, e le campagne si spopolarono per dare alle città la forza lavoro di cui avevano bisogno. Città che divennero sempre più luoghi brutali, dove il lavoro in fabbrica condizionava la vita di tutti, stritolando le masse nei suoi ingranaggi in costante movimento.

Dopo un’infanzia in gran parte vissuta tra letture voraci e vita all’aria aperta e finita bruscamente a seguito dell’arresto del padre per debiti, Dickens divenne sostegno economico per la sua famiglia iniziando a lavorare da giovanissimo. L’esperienza del lavoro minorile lo segnò nel profondo, lo gettò tra gli emarginati, gli fece conoscere in prima persona l’insicurezza, la vergogna sociale e le privazioni che saranno gli stessi dei suoi personaggi. Da quel trauma giovanile nacque l’urgenza e il desiderio di denuncia che lo porterà a scrivere dei più umili, a denunciare nei suoi romanzi la vita di stenti della popolazione, le angherie, le ingiustizie subite dai lavoratori, specie dai più giovani e indifesi, e a criticare le istituzioni assistenziali. In definitiva, quel trauma personale lo portò a diventare il padre del romanzo sociale.

Dickens e Londra

Dickens trascorse gran parte della sua vita a Londra, vivendo la città nei suoi aspetti più diversi: quelli dei bassifondi, dove fu costretto a vivere e lavorare per parte della sua giovinezza, e quelli alto borghesi dove si inserì dopo i suoi successi letterari e il matrimonio. Londra compare costantemente nei suoi romanzi, vista da varie prospettive che Dickens fece sue durante le lunghe passeggiate che amava fare quotidianamente, soprattutto nelle ore notturne. Ci restituisce così un affresco della Londra vittoriana con le sue strade intricate, con quell'aria fumosa piena di smog e fuliggine, con prigioni tetre contrapposte a case signorili illuminate dalla luce delle candele, la Londra delle vecchie locande e dei pub, dei suoi tanti ponti e di quella nebbia onnipresente che cela i contorni delle cose. Un personaggio silenzioso ma fondamentale per entrare nel suo mondo.

La strada per arrivare ad esso però fu lunga e ricca di altre esperienze.  L’istruzione sommaria che aveva ricevuto dopo l’uscita di prigione del padre e la ripresa degli studi, unita alla sua voglia di emergere e doti innate, bastò a portarlo a lavorare prima in uno studio legale e successivamente ad approdare al giornalismo e alla scrittura come professione. La svolta avvenne nel 1836 quando pubblicò a puntate il suo primo romanzo, Il Circolo Pickwick, divertente e vivace affresco della società londinese che divenne un immediato successo.

Il suo romanzo successivo, Le avventure di Oliver Twist, uscì a dispense tra il 1837 e il 1838. In esso iniziò a farsi strada l’urgenza di denuncia e la descrizione della società nei suoi aspetti più brutali, pur restando un’opera largamente umoristica, tratto distintivo di una dicotomia tra tragico e comico che resterà quasi costante nell’opera di Dickens. 

Da quel momento in poi la sua attività letteraria divenne incessante e in breve tempo gli portò fama, riconoscimento sociale e benessere economico.

Dickens e il suo pubblico

Dickens scrisse in modo prolifico per tutta la vita, riuscendo ad attirare a sé un pubblico di lettori vastissimo e in gran parte nuovo. Molta di questa fama si deve alla vendita a dispense mensili delle sue opere, che ne favorivano la lettura anche da parte di un pubblico meno istruito degli abituali lettori di romanzi e che generava un'attesa spasmodica ricca di speculazioni per l'uscita del numero successivo. Oltre a questo, di molte delle sue opere vennero ripetutamente tratte delle riduzioni teatrali che lo fecero conoscere anche a chi lettore non era. Infine, egli ebbe una necessità quasi morbosa di essere sempre a contatto con il pubblico, che lo spinse a cimentarsi in letture pubbliche di episodi tratti dai suoi romanzi ottenendo un sorprendente successo.

Fu con Martin Chezzlewit, Dombey e figlio e Casa Desolata scritti nel decennio tra il 1843 e il 1853, che l’opera dickensiana divenne più direttamente impegnata nell’analisi e nella denuncia dei costumi sociali dell’epoca, scivolando in modo deciso verso quel romanzo sociale di cui più sopra lo indicavamo come maggiore esponente e, idealmente, padre.  

In questi romanzi troviamo accurate descrizioni della vita condotta dalle classi più povere e la condanna esplicita della civiltà industriale che Dickens vedeva come principale responsabile delle brutture del suo tempo. Le vicende dei protagonisti sono emblematiche di questo ambiente sociale, a cui fanno da sfondo i quartieri degradati dove vivono ammassati i lavoratori delle fabbriche e, da contraltare, l’egoismo, l’ipocrisia e la rapacità di chi vuole emergere a tutti costi, tratti dominanti di quella borghesia moraleggiante che fu uno dei bersagli favoriti di Dickens.

In questo stesso periodo, pubblicato nel 1849-1850, si colloca anche David Copperfield, che tratta in modo meno netto queste tematiche ed è apprezzabile soprattutto per i capitoli relativi all’infanzia del protagonista. Scritto in prima persona, è il suo romanzo più evidentemente autobiografico e uno dei suoi maggiori successi.

Dickens e i Chrismas Books

Dickens è stato lo scrittore che meglio di tutti ha saputo celebrare e diffondere la magia del Natale, al di là di qualsiasi implicazione di tipo religioso. "Il Canto di Natale", scritto in poche settimane nel 1843, fu il primo di questi Christmas books ed è tutt'oggi uno dei classici natalizi più amati. Dopo di esso, quasi ogni anno Dickens deliziò il suo pubblico con un racconto di Natale. Tra i migliori ricordiamo "Le campane", "La battaglia della vita", "Il patto con il fantasma", "Il grillo del focolare".

Negli ultimi anni della sua vita la polemica verso l’industrializzazione e lo sfruttamento economico delle istituzioni divennero i temi dominanti delle sue opere: Tempi difficili (1854), La piccola Dorrit (1857-58), Grandi Speranze (1860-61) e Il nostro comune amico (1864-65) sono romanzi via via più cupi in cui il lieto fine stenta ad arrivare. Pur avendo una grande sensibilità nell’individuare e rendere i conflitti sociali della sua epoca, che riesce a trasmetterci senza essere mai pedante o didascalico, la sua posizione fu raramente propositiva sul come risolvere tali conflitti. Restò in lui una certa diffidenza verso quella classe operaia di cui denunciava lo sfruttamento, che non considerava capace di elevarsi autonomamente dalla sua condizione ma solo attraverso un riformismo che arrivasse dall’alto. Davvero una "grande speranza", vagamente illusoria, che non riuscì a vedere realizzata durante la sua vita.

Dickens si spense a Londra a causa di un’emorragia cerebrale, che lo colse il 9 giugno 1870. Oggi riposa nell’Abbazia di Westminster, omaggiato da estimatori di tutto il mondo. Ma attraverso i suoi romanzi e racconti, oltre ai molti adattamenti per cinema e televisione che ne sono stati tratti negli anni, Dickens e la sua visione del mondo hanno continuato a riecheggiare fino ai giorni nostri.

Non è un caso che sia stato coniato l'aggettivo dickensiano per descrivere condizioni di vita o di lavoro squallide e desolanti e per riferirsi a trame romanzesche intricate, ricche di colpi di scena destabilizzanti e ambientate in luoghi degradati ma capaci, a un certo punto, di scovare la luce nell’oscurità più nera.

Gli altri approfondimenti

Conosci l'autore

Charles John Huffam Dickens è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico. Nacque a Portsmouth nel 1812 ma si trasferì ben presto a Londra dove visse fino alla sua morte, nel 1870. I nonni paterni erano stati domestici presso famiglie della nobiltà; il nonno materno, colpevole di appropriazione indebita, s’era sottratto all’arresto con la fuga. Nel 1824 il padre, un modesto impiegato con gusti e abitudini superiori alle sue possibilità, fu rinchiuso per debiti nelle carceri londinesi di Marshalsea e il piccolo Charles, interrotti gli studi, venne messo a lavorare per sei mesi in una fabbrica di lucido per scarpe. Questa precoce esperienza di miseria, umiliazione e abbandono (anche dopo la scarcerazione del padre, la madre aveva insistito perché Charles continuasse a lavorare) lo segnò in modo irreparabile. Dopo un’istruzione sommaria, lavorò come commesso in uno studio legale, poi come cronista parlamentare e collaboratore di giornali umoristici. Finché con Il Circolo Pickwick il ventiseienne Dickens diventò di colpo uno scrittore di successo. La sua popolarità aumentò con i romanzi successivi, che uscivano a dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui organizzati (vi si esibiva anche come attore). Nel 1846 fondò un quotidiano, il «Daily News», che durò meno di un anno; dal 1850 al 1859 diresse il settimanale «Household Words». Innamoratosi della giovanissima Ellen Ternan, nel 1858 Dickens si separò dalla moglie, dalla quale aveva avuto dieci figli; ma la nuova relazione non fu fortunata.Il Circolo Pickwick (1836-37), le cui dispense dalle iniziali 400 copie arrivarono alla tiratura di 40.000, è un capolavoro dell’umorismo. La trama è poco più d’un pretesto per mettere in scena una miriade di personaggi, gentiluomini e popolani. Se ne ricava l’immagine idealizzata e nostalgica di un’Inghilterra eccentrica e cordiale, estrosa e ricca di umanità, ancora integrata nonostante le divisioni di classe. Ma quest’immagine risulta già capovolta in Oliver Twist (1837-38), la tetra storia di un orfano, prima segregato in un ospizio di mendicanti e poi gettato nel mondo della malavita, tra ladri e prostitute. Dopo Nicholas Nickleby (1838-39) e il racconto grottesco La bottega dell’antiquario (1840), Dickens scrisse Barnaby Rudge (1841), romanzo «storico» sull’insurrezione anticattolica nota col nome di Gordon Riots, avvenuta a Londra nel 1780; ma dietro lo schermo di quei lontani moti popolari sono evidenti i sentimenti contrastanti dell’autore per la grande agitazione cartista che toccò il punto culminante proprio nel 1840, e per gli scioperi di quegli anni, finiti in tumulti sanguinosi. L’America (1842) è la relazione su un viaggio negli Stati Uniti, che ispirò a Dickens anche il romanzo Martin Chuzzlewit (1843-44): entrambe le opere riflettono l’amara delusione di Dickens, che aveva sperato di trovare attuati nella giovane democrazia americana i suoi ideali di libertà e di giustizia. Dal 1843 al 1848 apparvero i popolarissimi Racconti di Natale. Al soggiorno di un anno in Italia si riferiscono invece le Impressioni d’Italia (1846).Tra Dombey e figlio (1847-48) e Casa desolata (1852-53), due romanzi di forte impegno sociale, Dickens scrisse David Copperfield (1849-50), uno dei suoi libri più fortunati. Pensato come autobiografia, David Copperfield è eccezionalmente felice nella descrizione dell’infanzia, dei suoi amori e dolori, paure e meraviglie. Tra il 1951-53 lavora anche a A Child's History of England, che compare in serie su Household Words e che copre un periodo che va dal 50 a. C. al 1689. In Tempi difficili (1854) l’analisi sociale di Dickens investe il proletariato industriale. Lo sfruttamento economico e la crudeltà delle istituzioni sono temi dominanti anche in La piccola Dorrit (1857-58) e Grandi speranze (1860-61), nei quali si avverte anche un notevole approfondimento psicologico. Nel 1859 era uscito Le due città e nel 1864-65 vede la luce Il nostro comune amico, il romanzo più complesso e disperato di Dickens. Le ultime illusioni sulla missione progressiva della classe borghese sono definitivamente cadute e anche il proletariato, per elevarsi alla condizione della borghesia, ne ha assunto le caratteristiche di ipocrisia e di durezza. L’analisi psicologica si fa particolarmente sottile in Il mistero di Edwin Drood, un romanzo «poliziesco» rimasto incompiuto nel quale Dickens esplora il conflitto tra il bene e il male nell’animo di un singolo uomo.Se Dickens ha conosciuto in vita e fino ai giorni nostri una popolarità straordinaria, la sua fortuna critica è stata invece discontinua. La reazione antivittoriana finì spesso per confondere anche l’opera di Dickens tra le tipiche espressioni della società che essa rifiutava. La successiva rivalutazione non è mai stata immune, specie da parte della critica accademica, da riserve più o meno ampie. L’opera di Dickens non è certo esente da difetti, in parte riconducibili al superlavoro cui lo costringevano le ferree scadenze editoriali e il suo bisogno di essere sempre a contatto con il suo pubblico. Eppure, nonostante la mancanza di misura, gli errori di gusto, gli eccessi patetici e moralistici, Dickens è il maggior narratore inglese del suo secolo e tra i massimi di ogni paese. Dickens creò una nuova forma letteraria, il romanzo sociale, nel quale fuse e sviluppò due grandi filoni della narrativa inglese: la tradizione picaresca di Defoe, Fielding e Smollett e quella sentimentale di Goldsmith e Sterne. Egli tuttavia esplorò i generi più diversi, dal racconto di fantasmi a quello poliziesco, dal romanzo umoristico alla satira di costume.

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