Il sismografo

Cosa leggono i cinesi

Nonostante il fatto che siano stati i cinesi ad inventare la tecnica di stampa a caratteri mobili, quattro secoli prima di Gutenberg, la moderna industria editoriale del Regno di Mezzo ha una storia brevissima. Fino a venticinque anni fa non esistevano librerie come le nostre e neppure le edicole: giornali e riviste si ritiravano - previo abbonamento - all'ufficio postale. A partire dai primi anni Duemila anche in questo campo la Cina ha bruciato tutte le tappe, con una dinamica che non ha precedenti nella storia dell'editoria libraria e di tutta l'industria culturale. Con il nuovo millennio, in Cina si moltiplicano i grandi gruppi editoriali, tutti controllati dallo Stato; fanno capolino gli editori indipendenti e, insieme a questi, una sofisticata forma di autocensura; nascono quindi grandi catene di librerie e, un decennio dopo, grandi retailer online. Insieme alla nuova classe media cinese prende forma un mercato culturale che è oggi innervato di nazionalismo e neoconfucianesimo, di valori sociali (famiglia, figli, collettività, autorità centrale) messi a braccetto con il primato dell'imprenditorialità individuale e dell'eccellenza negli studi scolastici.

Il nuovo lettore cinese nasce all'interno di queste coordinate etiche, sociali ed economiche le quali modellano un nuovo concetto di entertainment, capace di assorbire Hollywood e le serie tv, l'esotismo dell'Europa e la cultura giappo-coreana postmoderna, la tecnologia e la fantascienza mischiando il tutto con la mitologia delle grandi dinastie imperiali cinesi trasformate in favola fantasy, e della rivoluzione comunista. In Cina, le classifiche dei bestseller, che in un anno registrano pochi cambiamenti nell'avvicendarsi dei titoli, sono un'interessante radiografia dell'immaginario, della sensibilità e dei gusti di un lettorato che si è modellato in una manciata d'anni. Vediamo come.

Le prime posizioni nella classifica della fiction sono perlopiù spinte dalle serie tv e dominate da storie romantico esistenziali di postadolescenti - tra vita di campus, famiglia, illusioni e delusioni - come quelle firmate da Zhang Jiajia, un quarantenne modaiolo, regista e sceneggiatore, o di Gu Man, anche lei sceneggiatrice oltre che scrittrice, da anni in classifica. Il thriller e il noir sono ben rappresentati dal prolifico giapponese Keigo Higashino, e da Mai Jia, mentre il coté letterario è rappresentato, per esempio, sia da Cao Xuequin, venerato scrittore settecentesco che scrive delle famiglie imperiali, sia dal contemporaneo Pingwa Jia, tornato nelle librerie dopo quasi due decenni di censura per il sesso esplicito presente nei suoi romanzi esistenzialisti. Non manca, ovviamente, il fantastico: Harry Potter è fisso in classifica da anni, ma nelle posizioni alte si sono affacciati anche Isaac Asimov e Neil Gaiman oltre a vari autori locali.

Eppure due autori sembrano battere più di altri nel cuore dei lettori cinesi: Gabriel Garcia Marquez con Cento anni di solitudine e L'amore ai tempi del colera, e Liu Cixin. Autore di fantascienza letteraria, con la trilogia generata da Il problema dei tre corpi (Mondadori), Liu Cixin ha conquistato non solo il pubblico cinese, ma anche i giurati del prestigioso Premio Hugo, il top della SF internazionale, che lo incoronarono nel 2015. Tra i vari, anche Barack Obama, lo inserì nei consigli di lettura nel 2017, ma la vera gloria contemporanea viene da Netflix, che ha appena iniziato la produzione di una serie basata sulla trilogia e l'ha affidata nientemeno che a David Benjoff e Daniel Brett Weiss, i mitici showrunner di Il trono di spade.

La trilogia di Liu Cixin - filogovernativo dichiarato, senza macchie ideologiche e technofan- è anche al centro della prima battaglia USA-CINA nel campo della cultura. Il colosso cinese di internet Tencent, con interessi che spaziano da WeChat (la app di messaggistica e pagamenti diventata lo standard in Cina, 1 miliardo di users) all'intelligenza artificiale, dalle produzioni cinetelevisive ai videogame, dal banking on line alla ricerca medica,  ha appena varato la produzione di una propria serie TV, basata sugli stessi romanzi, della quale ha già rilasciato il trailer. È la prima volta che, nelle complesse dinamiche della geopolitica del softpower globale, ben illustrate da Antoine Pecqueur nel recentissimo Atlante della cultura (ADD editore) il terreno di scontro è la produzione di una mega serie tv. Staremo a vedere.

La fantascienza è dunque un genere emergente nella fiction cinese, forse perché può permettersi metafore del potere che non toccano direttamente la suscettibilità dei censori. Vai a sapere. L'editoria cinese ci riserva però ben altre sorprese. Prima fra tutte quella che i romanzi, il centro del valore della lettura in occidente, contano molto poco, appena il 12% nei consumi librari della Repubblica Popolare. Inoltre, durante il lockdown, quasi un quinto dei lettori di fiction si è persa per strada. Forse il bisogno antropologico di storie è soddisfatto dai concorrenti della lettura, da tutto ciò che passa online?

Quindi cosa leggono, effettivamente, i cinesi? Secondo i dati 2021 di OpenBook - l'unica agenzia governativa delegata ad elaborarli - saggistica, manualistica e non fiction in generale valgono più di un terzo del mercato: storia della Cina antica e contemporanea, testi sapienziali, manuali di psicologia e di imprenditoria, parenting, oltre al vasto universo dei testi professionali (scienza e tecnologia, legge, medicina). Tutto ciò che, insomma, aiuta a migliorarsi e a costruire individualmente le basi culturali per una propria identità politica e professionale nel mondo globalizzato. In seguito al crescente contenzioso con gli Stati Uniti, e al compleanno centenario del Partito Comunista Cinese, sono entrati in classifica testi sulla via orientale al socialismo, celebrazioni dell'epopea rivoluzionaria, biografie del leader Xi Jinping e perfino Red Star Over Cina, il libro di Edgar Snow, diventato testimonial delle malefatte americane.

Ed è sempre all'insegna del miglioramento di sé stessi che è centrata gran parte della restante produzione editoriale. L'editoria scolastica (parliamo solo di high-school, college e università, dato che i primi nove anni di istruzione pubblica sono completamente gratuiti) occupa quasi un terzo del mercato, ed include un ampio settore di libri dedicati a come studiare meglio, orientarsi nei percorsi di studio e uscire vincenti dalle durissime selezioni per accedere all'università e conquistare un prestigioso posto al sole nella dura arena aziendale.

Arriviamo infine all'editoria per ragazzi, un altro terzo del mercato. Proprio qui troviamo la matrice dell'identikit del lettore cinese. C'è poco spazio per fiabe, storie e voli della fantasia nelle letture dei piccoli. Tre quarti della top trenta è stabilmente occupata da titoli a carattere pratico-pedagogico: modi di comportamento a scuola, a tavola, in famiglia e in società, prime nozioni di storia e di scienza, e ancora rompicapo, quiz, giochi di abilità logico matematici. Certamente troviamo l'onnipresente Harry Potter, e anche Roald Dahl e qualche altra storia per l'infanzia, ma non c'è dubbio che sia poca cosa rispetto alla valanga di testi formativi scelti dai genitori per preparare i figli ad un ambito salto di classe.

A chiudere il cerchio due rapide considerazioni su come i cinesi acquistano libri. Le vendite online sono ormai oltre il 70% del mercato, lo sconto medio nell'e-commerce librario è del 43%, mentre nelle librerie fisiche, scosse da problemi comuni a quelle occidentali (costi fissi, assortimento, affitti) è del 10%. Nel ventennio della breve storia editoriale qui tratteggiata il prezzo dei libri è triplicato; oggi la mediana è all'intorno dei 6,67 euro, coerentemente con l'espansione delle classi medie e alte, tutte nelle zone urbane ad alta densità del centro-nord, dove gli stipendi sono più alti.

L'editoria cinese, con poco più di 13,5 miliardi di euro di fatturato, è la seconda al mondo. Eppure, fatte le debite proporzioni con il prezzo medio del libro in occidente e la popolazione, la spesa in libri dei cinesi è un sesto di quella dei tedeschi, un quarto degli americani e meno della metà di quella degli italiani. Se prendiamo come termine di confronto l'editoria occidentale e la sua storia, verrebbe da pensare che il mondo del libro in Cina abbia ancora grandi potenzialità, ma non è affatto detto che segua le orme dell'Occidente. Anzi, viene il dubbio che libri ed entertainment, sorretti da un potentissimo immaginario tecnologico, siano già - mutatis mutandis - nell'equivalente del nostro futuro dei consumi culturali: totalmente massificati, funzionali, presidiati da un'estetica mainstream. In altre parole, vien da chiedersi se stiano facendo come noi, ma a modo loro, e molto, molto più velocemente. Forse, "la breve storia d'amore tra la gente e il libro", come Hans Magnus Enzensberger definì alla fine degli anni Novanta le trasformazioni dell'editoria occidentale, in Cina potrebbe prendere tutt'altra direzione.

Libri dalla Cina e sulla Cina

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