Anniversari e Ricorrenze

Simenon: una vita dominata dai romanzi

Illustrazione di Chiara Montiron, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Illustrazione di Chiara Montiron, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Il più grande romanziere di tutti, il più vero romanziere che abbiamo in letteratura

André Gide

Simenon, Parigi e la Francia

Passi rimbombano nella nebbia. Un canale navigabile e una banchina si perdono nel nulla. Un filare di pioppi si intravede e il suono di qualche chiatta si sente in lontananza. Scorgiamo l’insegna di una locanda, entrando il fumo ci avvolge ed è difficile distinguere i volti degli uomini che bevono, discutono o giocano a carte. Uno di loro è seduto in disparte, con un bicchiere di cognac sul tavolino quasi terminato e una pipa accesa. Scrive continuamente su un quaderno a spirale, non ha neppure tolto l’impermeabile nell’impeto delle idee, nell’impellenza di fermarle sulla carta.

Ecco, così abbiamo creato l’immagine di uno scrittore, così immaginiamo Simenon. Ne mescoliamo i tratti con il suo protagonista più celebre, Maigret, che del resto aveva ereditato qualche elemento caratteriale dal padre. Ci piace questo fascino francese, un po’ bohémienne e tanto Quai des Orfèvres.
Francese? No, belga! Come il celebre Poirot di Agatha Christie, anche Simenon avrà dovuto spesso correggere le citazioni sulla sua nazionalità.

La mattina dopo pioveva ancora; una pioggia flebile, triste, rassegnata come una vedova. Non la si vedeva cadere; non la si avvertiva, eppure avvolgeva ogni cosa in una coltre fredda, e sulla Senna formava una quantità infinita di piccoli cerchi palpitanti.

Cécile è morta, Georges Simenon

Certamente saranno stati i fumosi bistrot parigini a ispirarlo, ma molte delle sue opere sono state scritte fuori dalla Francia, negli Stati Uniti – dove si trasferisce dal 1944 al 1955 e dà vita anche ad alcuni romanzi “americani”, western interiori come Il ranch della giumenta perduta o a Losanna, amata cittadina svizzera sul lago di Ginevra dove finirà i suoi giorni nel settembre 1989.
La Parigi di Simenon non è più esattamente la Ville lumière di inizio secolo, è una città spesso fredda e piovosa, con primavere che non arrivano mai, fatta di boulevards, di faubourgs, di sordide pensioni a Pigalle e di stazioni dai nomi ormai familiari: Gare du Nord, Gare de l’Est, Gare de Lyon, Gare Montparnasse dove arrivano i treni che viaggiano nelle pagine dei suoi romanzi, talvolta trascinando il lettore in quella provincia altrettanto gelida, nebbiosa e grigia, da Bayeux a Bergerac. Non la calda Provenza ma il freddo Nord, dove farà ritirare in pensione anche il suo Maigret, in una casetta di campagna a Meung-sur-Loire.

Improvvisamente, tra due stazioncine anonime di cui nel buio non vide quasi nulla - solo fili di pioggia alla luce di un lampione e sagome che spingevano carrelli -, Maigret si chiede perché mai fosse lì.

Maigret ha paura, Georges Simenon

Un autore estremamente prolifico, notoriamente uno scrittore di getto, ma la rapidità creativa ha un prezzo psicologico e fisico. Essere “in trance”, governati dallo sforzo inventivo, determina un consumo di energie intellettuali e non solo. I libri di Simenon sono generalmente brevi (in una continua gara con sé stesso arriva a scriverli in 7 giorni), frutto di questa vena creativa irrefrenabile ma anche bulimica. Come bulimico fu nelle relazioni sentimentali. Sulla sua vita privata è stato detto molto e non sempre in termini positivi. Momento culmine di questo ritratto negativo della personalità di Simenon è il suicidio della figlia.
Il suo impetuoso lavoro ha generato più di 450 opere di narrativa (75 le inchieste del commissario Maigret) con oltre 117 romanzi di altro genere, 180 romanzi scritti con 37 pseudonimi prima di diventare il mitico Simenon, e infiniti articoli. Tradotti in circa 70 lingue e in oltre 40 Paesi si conta che i suoi libri abbiano venduto più di 700 milioni di copie e dato vita a moltissime versioni cinematografiche (60 solo le più importanti).
Simenon amava, benché negasse, questa immagine di sé eccezionale, fuori dalla norma nella professione e nel privato. Se no, non avrebbe tanto insistito sulle diecimila e più donne possedute. Il più illustre dei suoi estimatori, nonché suo affezionato amico André Gide, si estasiava all'idea di tanto grandi prodezze - letterarie e non - e diceva di lui «il mistero Simenon».

Illustrazione di Agata Rivino, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Maigret e gli altri

«Maigret aveva un modo tutto suo di salire i due piani del Quai des Orfèvres: con aria indifferente all’inizio della scalinata, là dove la luce dell’esterno arrivava più forte, poi con atteggiamento sempre più grave via via che si addentrava nella penombra del vecchio palazzo, come se con la vicinanza le noie del lavoro gli calassero addosso. Quando passava davanti all’uscere era già “il capo”.»

Il personaggio di Maigret esordisce nel 1929 con il romanzo Pietr il lettone e va in pensione nel 1972 con Maigret e il signor Charles e ha rappresentato la sua scrittura più popolare, quella del successo, ma sono gli altri romanzi i più amati dall’autore.

Maigret lavora a Parigi e il Quai des Orfèvres è il suo quartier generale. Qui è circondato da collaboratori storici come Torrance (“Torrance il ciccione, Torrance il fracassone”), Janvier (“il giovane Janvier”), e Lucas (che prenderà il posto di Maigret dopo il pensionamento). Il Commissario ha con loro un rapporto che è un misto di autorità e di affetto, di stima ma anche, a volte, di stizza, in questo uno specchio del carattere del suo autore.

Quando decide di abbandonare il commissario Maigret, Simenon gli rivolge un addio ufficiale «un po' commosso». Dopo quarant'anni di assidua collaborazione sentiva qualche rimorso, «come di chi lasciasse un amico senza stringergli la mano».
Ma a chi lo intervistava soleva dire che i romanzi di Maigret erano una specie di vacanza dal lavoro vero, quello cioè di tutti gli altri libri, i “romanzi-romanzi”. Sono quelli che ci hanno fatto scoprire – in Italia anche grazie alla completa edizione curata da Adelphi – un autore molto più cerebrale, dolente, narratore del disagio esistenziale, dell’ossessione, dell’incomunicabilità. Opere che hanno per protagonisti personaggi tutt’altro che simpatici, con cui è impossibile un’identificazione, con tali caratteristiche di negatività da vederli più adatti a rappresentare gli antagonisti, piuttosto che gli “eroi positivi”. Attraverso il tratteggio di queste figure Simenon meglio esprime la sua dolorosa visione della vita, di un mondo in cui nessuno si salva, che vede gli uomini muoversi su di una scala morale sempre diretta verso il basso. Romanzi di sicura attualità, capaci di turbare anche il lettore del terzo millennio.

Pubblico e critica suoi contemporanei (e gli amici intellettuali come Gide), trovano però "più scrittore" Simenon quando c'è il commissario. Con poche eccezioni. Una, certa, è quella di Alberto Savinio, con Massimo Bontempelli fra i primi a leggerlo in Italia, che nel 1936 scriveva:

Illustrazione di Sophia Infante, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

Il Simenon più propriamente poliziesco, ossia il Simenon della serie Maigret, è quello che interessa meno... Quello che stonava, quello che seccava nella serie dei polizieschi di Simenon, era l'ostinata bonomia del commissario Maigret, il suo fare da papà a tutti, la sua sete di perdonare, di dimenticare... apostolismo in bombetta

Ma non erano di questo parere (e forse non lo sono nemmeno oggi) i milioni di lettori sparsi per il mondo e «a malincuore – come ha scritto Nico Orengo –, senza ammetterlo, forse non lo era lo stesso Simenon».

Simenon raccontava di aver incontrato Maigret all’improvviso, fulminazione e ispirazione a prima vista, come un'apparizione, immediatamente riuscito e completo, una specie di prodigio. Non così aveva ricostruito i fatti Francis Lacassin nella sua biografia molto speciale del commissario: La vraie naissance de Maigret (Ed. du Rocher e in Italia Medusa edizioni). Il romanziere andò per tentativi, inventò prima altri 18 investigatori molto diversi fra loro per arrivare a piccoli passi verso Maigret.
Il mito dello scrittore geniale e d’impeto però piaceva troppo a Simenon per non cavalcarlo in ogni aspetto della sua esistenza.
Come ricordava Gabriella Bosco dieci anni fa in un articolo per La Stampa, Simenon aveva visto e rivisto decine di volte L'uomo che uccise Liberty Valance di John Ford film amatissimo, e ne citava spesso una battuta: «Se bisogna scegliere tra la verità e la leggenda, scegliamo la leggenda!».

«Bastava aspettare, e la verità veniva sempre a galla. Chissà se sarebbe successo anche stavolta…»

Maigret e l’uomo solitario, Georges Simenon

Illustrazione di Marcella Maroni, 2023, studentessa al Liceo artistico Volta di Pavia. Tecnica mista

A tavola con Simenon

Ecco un menu che arriva direttamente dai romanzi di Maigret. Dall’antipasto al dolce per portare a tavola i gusti di Simenon, che certamente conosceva e apprezzava queste ricette. Sappiamo quanto il connubio cucina-gialli abbia portato successo a tanti altri autori, ma certamente troviamo in lui un vero antesignano. Si tratta del menu della cena offerta al figlio John a Torino al Ristorante Carignano in occasione dell’incontro con i lettori per il ventennale della morte del padre.
Il figlio John Simenon racconta come è stata la sua vita a fianco dell’autore di Maigret (ascolta qui l'intervista).

Paté de Fois Gras su pane tostato
«Durante il suo ultimo pranzo in albergo Maigret aveva ordinato tartufi truffes en serviette et foie gras...».

Il Pazzo di Bergerac
, marzo 1932

**
Quiche Lorraine
«La signora Maigret aveva fatto la quiche, e l’intera casa profumava.»

Maigret e la Casa dei Fiamminghi
, gennaio 1932

**
Zuppa di cipolle gratinata (soupe gratinée aux oignons)
«Maigret aveva fumato così tanto che gli si era infiammata la gola, e pensava di proporre a Janvier, una volta spediti in gattabuia i tre uomini, di andare a mangiare da qualche parte una zuppa di cipolle.»

Maigret e la Giovane Morta, gennaio 1954

**
Navarin printanier (arrosto di agnello con erbette)
«Il piatto del giorno era Navarin printanier, scritto con il gesso sul muro.»

Félicie
, maggio 1942

**
Crème au citron
«La signora Maigret disse che aveva fatto una crème au citron per Maigret...»

Il Pazzo di Bergerac, marzo 1932

**
Liquore  Calvados
«La moglie di Catroux. In apparenza una vecchia signora. Portò a Maigret un calvados.»

Maigret e il ministro, agosto 1954

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Félicie

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Conoscere Simenon

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George Simenon

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Conosci l'autore

Georges Simenon è stato un romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea, confermando il ruolo di Simenon, uno scrittore destinato a incidere sul suo tempo, a suggestionare molti altri autori, ad appassionare milioni di lettori.Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. Contemporaneamente collabora con altre riviste e all'età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo. Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell'arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno. Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc. Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell'assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un'errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree. Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna. Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d'oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet. Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l'epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. Georges Simenon muore a Losanna per un tumore al cervello nel 1989.Le opere:"Spesso i romanzi di Simenon si discostano dagli schemi dell’inchiesta per tracciare suggestivi ritratti psicologici e per evocare con efficacia l’atmosfera grigia e stagnante della provincia francese. Fra i temi ricorrenti, che danno una singolare unità a una produzione sterminata, il maggiore è quello della solitudine, che si accompagna a quello della suprema stanchezza di fronte al male e alla sconfitta" (Garzantina della Letteratura, 2007). Ricordiamo Il caso Saint-Fiacre (Adelphi, 1996), Il testamento Donadieu (Adelphi 1988), Una confidenza di Maigret (Mondadori, 1982), Maigret e il signor Charles (Mondadori, 1994),  La balera da due soldi (Adelphi, 1995), Le signorine di Concarneau (Adelphi, 2013), Faubourg (Adelphi, 2013), L'angioletto (Adelphi, 2013), I fratelli Rico (Adelphi, 2014), I clienti di Avrenos (Adelphi, 2014), Il grande male (Adelphi, 2015), Cargo (Adelphi, 2017).«Il più grande romanziere di tutti, il più vero romanziere che abbiamo in letteratura.» - André Gide

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