Luce sulla Storia

I cento passi

Passi

Tutto è partito da un passo. Un piede dopo l’altro per cento volte. Ogni passo riduceva la distanza tra la casa di Giuseppe (più noto come Peppino) Impastato alla casa di Gaetano Badalamenti, il capomafia di Cinisi.

Sebbene anche suo padre Luigi fosse un affiliato del clan di Badalamenti, Giuseppe non sopportava più lo stato di vessazione che la mafia stava imponendo alla Sicilia. Cosa Nostra era ovunque: influenzava le elezioni, truccava gli appalti pubblici, corrompeva le forze dell’ordine. Tutto era sotto il controllo della mafia.

 

Una lotta

Peppino decise di cambiare: ogni passo che faceva portava a galla l’enorme quantità di corruzione che inquinava la vita quotidiana italiana.

Iniziò con la redazione e la collaborazione con alcuni giornali di stampo socialista e comunista. Intervenne alle proteste contro l'aeroporto di Palermo e le sue espropriazioni. Infine, dopo la creazione del gruppo Musica e Cultura e di Radio Aut, il passo più grande: si candidò alle elezioni comunali per il gruppo Democrazia Proletaria. 

Il giornalista di Cinisi aveva fatto un passo di troppo ed era diventato “scomodo” per Badalamenti.

9 maggio 1978, il corpo di Giuseppe Impastato venne ritrovato dilaniato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani.

Il caso rimase in sottofondo nella cronaca: lo stesso giorno era stato ritrovato il corpo dell'on. Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Peppino, invece, era stato ucciso dalla mafia.

Fu solo grazie al costante lavoro di suo fratello Giovanni, di sua madre Felicia e di diverse associazioni che il caso Impastato venne riconosciuto come omicidio.

Nel 2002 Badalamenti venne condannato all’ergastolo.

 

Una vittoria

Cento non è solo un numero, almeno non per Peppino Impastato.

Segna una distanza – fisica e morale – da una concezione della realtà vile e feroce. Allo stesso tempo, è un numero piccolo: solo pochi passi bastano, un centinaio, poiché la mafia era vista come così vicina, così amica da averla resa addirittura “di casa”.

La più grande vittoria di Peppino è stata ridestare l’Italia e la Sicilia dall’immagine familiare e benevola che aveva della mafia: mostrò, a caro prezzo, l’orco che non si nascondeva sotto il letto ma viveva accanto a loro.

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