Passato di letture

Una, nessuna, centomila identità

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratto dal libro "Stigmate", Logos 2018

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratto dal libro "Stigmate", Logos 2018

Amin Maalouf: libanese, cristiano, educato in una scuola protestante, emigrato in Francia alla fine degli anni ’70 quando l’aria dalle parti di casa sua inizia a diventare “soffocante”.

Nel 1998, ancora con gli occhi a Beirut, ma anche guardando a Sarajevo, scrive Les identités meurtrières. Nel 1999 Bompiani lo pubblica con il titolo Le identità. 22 anni dopo torna in libreria. Questa volta con un titolo più fedele: Identità assassine.

Identità assassine. La violenza e il bisogno di appartenenza

Amin Maalouf mette in discussione l'idea stessa di identità cui siamo abituati, analizza le passioni che suscita e i pericoli che può creare se utilizzata in modo improprio e non adeguatamente compresa.

La prima. Ogni individuo, anche quello che vive di molti pezzi dove colloca la sua identità? Maalouf risponde che non è un problema di dosaggio, metà e metà, settanta e trenta, è una combinazione complessa, personalissima, una sintesi delicata che il mondo fuori di noi ha la facoltà di ostacolare o di lasciare ai suoi liberi e imprevedibili esiti.

“L’identità di una persona - scrive a un certo punto e parlando di sé dovrebbe dire: libanese, cristiano, parlante arabo, cresciuto in una scuola protestante – non è un patchwork, è un disegno su una pelle tesa; basta che una sola appartenenza venga toccata ed è tutta la persona a vibrare”.

La seconda. Ogni persona, proprio perché è la somma di molte cose, capisce che se la società intorno a lui (sia che questa sia il suo gruppo di appartenenza o la comunità di provenienza, sia che questa sia la realtà nazionale in cui ha deciso di andare a vivere) gli chiede di qualificarsi per un solo aspetto della sua personalità perché convinta che l’identità sia costituita da un solo elemento, allora significa che si avvicinano tempi duri.

Possono esprimersi in forma disarmata e allora prevalgono rancore, amarezza, malessere (il Belgio da decenni non è questo?) oppure scelgono la via della violenza, della prevaricazione e allora l’esito è un regime liberticida se non totalitario. Sarebbe facile fare esempi fuori dall’UE, ma meglio parlare di casa nostra: Ungheria, Polonia, non sono questo?

L’identità è un territorio infido e generatore di violenza se si racconta di essere generata da una sola fonte, sostiene Amin Maalouf.

Rispetto al 1998 il testo di Amin Maalouf non è cambiato di una virgola. Forse allora ci poteva apparire eccentrico o eccessivamente preoccupato. Ora ci sembra una buona fotografia del nostro tempo presente.

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