Passato di letture

Le destre europee. Conservatori e radicali tra le due guerre

Illustrazione digitale di Tommaso Spadaro, 2022, studente del Triennio in Graphic Design e Art Direction, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Illustrazione digitale di Tommaso Spadaro, 2022, studente del Triennio in Graphic Design e Art Direction, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

L’idea che muove il laboratorio promosso e coordinato da Marco Bresciani è che il capitolo dell’inquietudine delle destre europee - delle loro fortune e delle loro egemonie - spesso intravisto come un momento patologico o anomalo nella storia d’Europa, limitato alla parentesi tra 1918 e 1945, costituisca un sostanziale falso.

Quella macchina in cui concorrono i conflitti interni tra destra conservatrice e destra radicale, ha invece attraversato l’intero Novecento e ha avuto dei picchi intorno ai momenti di riscrittura della identità europea (una prima volta nel 1918, poi dopo il 1933, quindi nel 1945, infine con il crollo del blocco sovietico a Est, tra 1989 e 1993.

Le destre europee. Conservatori e radicali tra le due guerre

Se l'orologio della storia si fosse fermato al 1941, la democrazia liberale in Europa sarebbe risultata sconfitta e distrutta. Il brutale successo delle destre radicali nel quadro del nuovo ordine nazista fu poi archiviato nel 1945. Ma il vecchio continente era giunto a quel punto con percorsi eterogenei, tortuosi e contraddittori, che possono apparire lineari solo a uno sguardo retrospettivo.

Ne discende che tutta la discussione se le destre attuali siano o no figlie del fascismo o se sia legittimo o meno – affrontando la questione fascismo - fermarsi al 1945 è scarsamente illuminante perché reticente sui diversi malesseri delle società nazionali europee tra Prima guerra mondiale e tempo presente.

In tredici capitoli dedicati a singole aree nazionali su cui intervengono storici di varie aree nazionali (e che nel complesso individuano e designano una nuova generazione di storici), compiamo un viaggio e un’immersione nei conflitti identitari delle singole realtà nazionali europee (in particolare in Polonia, Ungheria, Romania, Ucraina, l’Austria post-impero asburgico; ma anche molto interessanti i saggi su Portogallo, Spagna, Francia), che ci aiuta in maniera documentata e proficua a capire l’Europa e i suoi malesseri in quel tempo non meno che nel nostro, nel 2021.

Il volume in gran parte concentrato sul periodo 1918-1945 si chiude su ciò che oggi attraversa il cosmo delle destre in Europa con un saggio di Guido Franzinetti, che inquadra “a che punto è” quel confronto interno tra destre radicali e conservatrici.

Ovvero: il rapporto, la rilettura la attualizzazione dell’identità e dei percorsi culturali del sentimento nazionalista in Europa. Un tema quello delle identità nazionali accentuato dalla percezione dell’Europa non già come nuova possibilità di patto federativo, ma come “dittatura di Bruxelles” lontana e dispotica. Comunque nemica dei popoli.

Quanto è (o non è) distante questa immagine da quella che i nazionalismi degli anni ’20 del secolo scorso avevano a proposito dell'"Europa di Ginevra"?

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