Millefogli

All'ombra del fico

Illustrazione di Alessia Zaho, 2022, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano

Illustrazione di Alessia Zaho, 2022, studentessa presso l'Istituto Europeo di Design di Milano

Nell’ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell’ombra del bosco di Sal, all’ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all’amico suo, Giovinda, anch’egli figlio di Brahmino.

Hermann Hesse, Siddharta

Pianta molto antica, menzionata già nel Vecchio Testamento come uno dei simboli di abbondanza legati alla Terra Promessa, il bellissimo albero del fico (Ficus carica) ricopre un ruolo da protagonista anche nell’incipit di Siddharta, l’opera di Hermann Hesse più universalmente nota.

Nativo del Medio Oriente e dell’Asia Occidentale, il fico ha foglie grandi e lucenti, altamente ornamentali, molto spesso raffigurate in pittura. È diffuso in tutte le zone mediterranee, coltivato o come pianta spontanea: il suo meraviglioso e inconfondibile profumo riporta ai luoghi in cui cresce spontaneo, al sole e al mare, come ci ricorda magistralmente lo scrittore ungherese Sándor Márai in Le braci:

Non sentiva più alcun timore, perché sapeva che loro due, lui e Nini, erano i più forti. Sedevano in rima al mare, e i lembi dell’abito blu scuro di Nini svolazzavano al vento. Tutto aveva sapore di sale, anche l’aria e i fiori. Ritirandosi al mattino, la marea lasciava dietro di sé ragni marini dalle zampe pelose, stelle di mare violacee e gelatinose e granchi dal ventre scarlatto, disseminati negli anfratti degli scogli rossastri lungo la riva. Nel cortile del castello c’era un fico pluricentenario, simile a un saggio orientale che ormai sappia raccontare solo storie estremamente semplici. Sotto il suo fitto fogliame si annidava una frescura dolce e profumata

Il fico appartiene alla famiglia delle Moracee e il suo dolce e succulento frutto, ritenuto dono degli Dei, è uno dei primi alimenti delle popolazioni mediterranee. In realtà quello che viene comunemente ritenuto il frutto del fico è una grossa infiorescenza carnosa, all’interno della quale sono racchiusi piccoli fiori unisessuali: i veri frutti, numerosissimi, si sviluppano all’interno dell’infiorescenza.

Fin dall’antichità è oggetto di venerazione ed è considerato un albero fausto.

Secondo il mito della fondazione di Roma, Romolo e Remo furono allattati dalla lupa proprio sotto un albero di fico selvatico, situato nel punto in cui si fermò la cesta che li trasportava nelle acque del Tevere.

Il fico è ricco di zucchero, di fibre, di vitamine e di sali minerali (calcio e ferro): è molto nutriente ma facilmente digeribile, aiuta a curare raucedini e catarro e ha proprietà lassative.

Il profeta Isaia utilizzò proprio un impacco di fichi sulle ulcere di re Ezechiele. Ad Atene, invece, i preparatori di farmaci usavano portare al collo delle collane di fichi secchi e consideravano il fico un albero sacro: nei pressi dei templi e degli edifici pubblici questa pianta non mancava mai. In tutte le culture, tanto la forma quanto la linfa del fico hanno contribuito alla sua reputazione afrodisiaca: ancora oggi, in Nord Africa, è il simbolo della fertilità. Gli indiani, invece, lo considerano sacro a Visnù, salvatore del Mondo mentre i greci lo consacravano a Dioniso, il dio del rinnovamento.

I fichi si possono consumare freschi o secchi, facendoli essiccare al sole, interi o divisi a metà, e si conservano in vasi di vetro o barattoli. In passato erano un ingrediente fondamentale nella dieta di generazioni di contadini che, appunto, usavano essiccare i frutti freschi, quelli più maturi e polposi, distendendoli al sole su stuoie di canne. Dalla Toscana alla Calabria, passando per Sicilia e Sardegna, sono protagonisti di molti dolci tipici, in particolare del periodo natalizio, ma si sposano bene anche con il prosciutto crudo o i formaggi. In Sicilia, per esempio, sono protagonisti del Buccellato, uno fra i dolci simbolo del Natale siciliano: consta di un guscio di pasta frolla, generalmente a forma di ciambella, ripieno di cioccolato, mandorle, cannella e naturalmente fichi secchi.

Curiosità: quando lo zucchero non era ancora disponibile, la naturale dolcezza del fico, fresco o secco, garantiva un apporto energetico importante e prezioso. Per questo Plinio suggeriva ai giovani di mangiare i fichi per tenere alto il loro vigore mentre Ercole pare si nutrisse proprio di questo frutto per mantenersi forte. Platone, dal canto suo, lo considerava un alimento importante per sostenere la mente…

Fico, un (insospettabile) alleato della salute

Contro tosse e raucedine provate a far bollire 5 o 6 fichi secchi in mezzo litro d’acqua per un quarto d’ora e filtrate. Usate il decotto la mattina a digiuno e comunque lontano dai pasti: prendetene 3 o 4 tazzine al giorno. Per aumentare l’efficacia anti tosse del decotto, aggiungete qualche castagna secca. Per combattere il raffreddore, invece, fate bollire per qualche minuto in mezzo litro di acqua 3 o 4 fichi freschi, la scorza di un’arancia o di un limone, una foglia di alloro, una stecca di cannella e qualche chiodo di garofano. Filtrate e bevete questo decotto caldo, alla sera, dolcificando a piacere con un cucchiaino di miele. Soffrite di afte, quelle piccole piaghe che si formano in bocca e che danno fastidio mangiando, parlando e quando ci si lava i denti? Per trovare sollievo, applicate la polpa di fico direttamente sulla piaga. In caso di infiammazioni gengivali fate bollire 5 o 6 fichi secchi in mezzo litro d’acqua per un quarto d’ora e filtrate: usate il decotto per fare dei gargarismi e degli sciacqui.

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