Anniversari e Ricorrenze

Maria Luisa Spaziani: i 100 anni della Volpe

Illustrazione digitale di Irene Mazzola, 2022, studentessa del Liceo artistico A. Volta di Pavia

Illustrazione digitale di Irene Mazzola, 2022, studentessa del Liceo artistico A. Volta di Pavia

Se t’hanno assomigliato
alla volpe sarà per la falcata
prodigiosa, pel volo del tuo passo
che unisce e che divide, che sconvolge
e rinfranca il selciato

Eugenio Montale, Se t’hanno assomigliato

Oppure sarà stato per quello sguardo sempre acceso, mai distratto, mai indifferente. Uno dei suoi amici più famosi è stato senz’altro Eugenio Montale, che le dedicò la sezione Madrigali privati nella Bufera e altro, ma Maria Luisa Spaziani conobbe quasi l’intero panorama intellettuale italiano del dopoguerra. Nacque a Torino il 7 dicembre 1922 da una famiglia benestante: il padre Ubaldo Spaziani era dirigente di un’azienda dolciaria. La città le avrebbe offerto le amicizie letterarie e la possibilità di intrattenere relazioni intellettuali, ma per una bambina sono le estati passate a Carcare, nella casa della nonna paterna, a essere le migliori. Maria Luisa scopre nell’ozio dell’Appennino ligure la letteratura, da Collodi a Dickens a Cervantes, e poi la poesia, con Pascoli, Ada Negri, Gozzano. Si avvicina ai grandi autori del canone con la passione della lettrice affamata e annoiata: nel modo, cioè, più proficuo per farglieli amare.

Negli anni trenta cominciò ad avvicinarsi ufficialmente – e non più solo per diletto – alla vita intellettuale. Frequentava il Circolo filologico di corso Valdocco, scriveva sul giornale “Pietro Micca” e poi sulla “Gazzetta del popolo”, e intanto studiava la poesia latina e italiana contemporanea con Vincenzo Ciaffi. A soli diciannove anni fondò, insieme a un manipolo di amici, la rivista “Il girasole”, che si trasforma poi nel “Dado”. Ne era, tra l’altro, la direttrice, e ospitò gli scritti di Umberto Saba, Vasco Pratolini, Sandro Penna. Virginia Woolf, venuta a conoscenza della rivista e della giovane età di Spaziani, le inviò un capitolo del suo romanzo Le onde, ancora inedito, accompagnato dalle parole «Alla piccola direttrice».

Illustrazione di Alessia Pettirossi, 2022, studentessa del Liceo A. Volta di Pavia

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

Maria Luisa Spaziani, Come in una cattedrale

Nel 1949 incontrò, in occasione di una sua conferenza al teatro Carignano, Eugenio Montale, con cui iniziò una proficua collaborazione intellettuale e intrattenne una profonda relazione d’amicizia. Tanto profonda che Spaziani divenne la sua Volpe nella Bufera e altro, e la villa della ragazza di via Pesaro 26 la casa dei ciliegi nella stessa raccolta. Il rapporto con Montale fu fondamentale per la sua crescita poetica e l’avvio della sua carriera di scrittrice. Pochi mesi dopo l’incontro tra i due, infatti, alcuni suoi componimenti sono raccolti nei Poeti scelti di Mondadori, un’antologia curata da Giuseppe Ungaretti. Cominciò a scrivere per quotidiani e riviste, vinse una borsa di studio alla Sorbona e pubblico nella collana “Lo specchio” la sua raccolta d’esordio Le acque del sabato.

Da qui in poi, tutta la sua carriera poetica la portò ad affermarsi come autrice e intellettuale. Viaggiò per il mondo e per l’Italia per tenere seminari e lezioni, continuò a pubblicare per Mondadori e tradusse due opere di Yourcenar per Feltrinelli, divenne ordinaria all’Università di Messina come docente di letteratura tedesca e si distinse come saggista sul teatro. Sposò Elémire Zolla nel 1958, ma il matrimonio si interruppe dopo appena due anni, e nel 1964 nacque Oriana Lorena, che non era figlia, però, né di Zolla, né di Spaziani, ma di una persona che ha «amato profondamente, ma le sole tracce di questo amore restano in alcune mie poesie».

Illustrazione di Giada Conte, 2022, studentessa del Liceo A. Volta di Pavia

Lasciatemi sola con la mia morte.
Deve dirmi parole in re minore
che non conoscono i vostri dizionari.

Maria Luisa Spaziani, Testamento

Coronò la sua produzione poetica con un poema in endecasillabi non rimati su Giovanna d’Arco nel 1990, ma non smise di scrivere e pubblicare fino alla morte improvvisa, nel 2014, a novantun anni. Fu candidata tre volte al Premio Nobel e nel 2012 Mondadori le dedicò un Meridiano. Fu, di fatto, una delle più grandi intellettuali del Novecento. E, sebbene si studi troppo poco, influenzò la cultura dei massimi poeti del secondo dopoguerra, raccogliendoli intorno a un’idea di cultura e di letteratura, intorno, tra l’altro, alla rivista che aveva fondato ad appena diciannove anni e che fu la sua cifra per tutta la sua vita.

Illustrazione di Francesca Lanzi, 2022, studentessa del Liceo A. Volta di Pavia

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Poetessa italiana che ha tradotto da Gide, Audiberti e Cocteau, e ha pubblicato saggi di critica letteraria. Dopo il volume Le acque del Sabato (1954), caratterizzato da una tensione lirico-autobiografica che già risolve le suggestioni dell’ermetismo e di altre avanguardie europee, in Luna lombarda (1959), Il gong (1962), Utilità della memoria (1966) e L’occhio del ciclone (1970) ha arricchito il dettato poetico di metafore dense, visioni cosmiche, accensioni oniriche; nelle prove successive, Transito con catene (1977), Geometria del disordine (1981), La stella del libero arbitrio (1986), Giovanna d’Arco (1990), La luna è già alta (2006), il linguaggio sembra progressivamente tendere a ritmi articolati e distesi, a tratti narrativi. La traversata dell’oasi (2002) raccoglie circa duecento poesie d’amore nelle quali i registri lirici di tono elevato lasciano emergere una vena ironica e una nota di modernità.

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