Il sismografo

Houellebecq, breve anatomia di un successo duraturo

... Ma voi, siete tipe o tipi da leggere Houellebecq e il suo ultimo libro Annientare?

In fondo la domanda alla quale dovrebbe rispondere una recensione è questa: incoraggiare la lettura di un libro, rivolgendosi a un lettore potenzialmente curioso a prescindere dal suo orientamento politico, morale, sessuale, religioso.

Con Houellebecq questa operazione diviene più complessa perché - azzardo una spiegazione -Annientare - il primo caso editoriale dell'anno - si presta ad essere lo schermo proiettivo di un vasto campionario di ansie, interpretazioni, opinioni. E di opinioni Annientare ne suscita parecchie, almeno a vedere le decine di articoli a lui dedicati dalla stampa italiana, francese e tedesca, tre mercati europei dove il libro è uscito in contemporanea, poco più di un mese fa.

Tutti ne hanno parlato, e molti fra quelli che l'han fatto hanno cercato di confezionare un'etichetta, una e una sola, che ne definisse il contenuto: è un romanzo politico, è un romanzo sulla relazione padre-figlio, sulle relazioni di coppia, sulla famiglia, sulla società europea contemporanea, è un romanzo sulla morte. E via dicendo.
Al tempo stesso, si è cercato di definire Annientare attraverso quello che non è, almeno rispetto alla produzione precedente dello scrittore.
Non è un romanzo distopico, non ha delle forti provocazioni socio-politico-morali, c'è poco sesso esplicito, cose che contribuivano all'impronta narrativa di altri suoi successi. Vero.
A volte in maniera dichiarata, a volte tra le righe, il fatto che Annientare non sia quello che ci si aspettava da Houellebecq sembra essere spesso la base concettuale per chi ha arricciato il naso o l'ha stroncato con più o meno convinzione. Tant'è.

Quindi cos'è Annientare?
È tutte insieme le etichette di cui sopra, e probabilmente anche altre, perché parla un po' di tutto quello che ci tocca più da vicino: tutto il mondo relazionale con i partner, i figli, papà, mammà, fratelli e sorelle, il sesso e l'attrazione; il senso di perplessità di fronte al modo in cui va il mondo, quindi i nostri giudizi etico morali, conformi o non conformi ai modelli di riferimento, la diffidenza verso la politica e l'Altro; ma, senza l'Altro, non siamo, ci ricorda Houellebecq.

Ha un sapore balzachiano? Per certi versi sì, è quasi una saga familiare, ma con un ricco accompagnamento filosofico e riflessivo, tutto interstiziale, in grado di punzecchiare i più sensibili, come faceva Schopenhauer (sul quale Houellebecq ha scritto un pamphlet) piuttosto che un riferimento a Nietzsche, perché con Annientare, hanno detto in molti, lo scrittore non è più nichilista. ... ah, perbacco! 
È scritto come sempre con grande maestria, scrittura piana, superscorrevole, efficacemente evocativa di ambienti e immagini: settecentocinquanta pagine accessibili a differenti sensibilità e capacità di lettura, un pregio che non necessariamente tutti gli scrittori devono avere ma che anche in questo libro è evidente, e in più la trama è disseminata di particolari, piccole riflessioni lasciate cadere senza preavviso, qualcosa che stuzzica la nostra innata, neurobiologica ricerca di senso, di connessione, di spiegazione. 

Dunque: val la pena leggerlo? Se siete già lettori di Houellebecq sì: è sempre lui, in evoluzione, non vi prendete un pacco.
Se non lo conoscete forse non è molto adatto come primo approccio: leggete un paio di titoli precedenti, la scelta non manca.

 

Qual è la morale?
Ognuno trovi la sua: forse può esserci salvezza in una concezione ampia dell'accettazione e della contemplazione: uno dei protagonisti contempla il sedere della moglie (essendo quanto di meglio la contingenza offra alla contemplazione), un altro le foglie che si muovono (non potendo contemplare altro); un'altra ancora le divinità di una religione neopagana esistente. Per dire.
I valori familiari e le relazioni più prossime sembrano essere proposti come una possibile soluzione, quasi una necessità, ma è evidente che niente di tutto ciò brilli di particolare umanità.
Quindi: non siamo messi bene.  La vita non è un granché, tutto sommato, ed è questo che disturba. In fondo i grandi interrogativi esistenziali e filosofici sono sempre quelli, e restano senza una risposta univoca. Ma fra i vari piaceri della vita, nessuno assoluto o risolutivo, e magari non per tutti, c'è anche quello di leggere Houellebecq.
Quindi varrebbe la pena approfittarne. Merita.

Perché, infine, "Annientare"? Annientare chi? cosa?: ... beh, è proprio questo che bisogna scoprire!

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