Passato di letture

Il tramonto del cinismo

Ilustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "La zona fatua", Logos, 2019

Ilustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "La zona fatua", Logos, 2019

Dopo il crollo delle ideologie e il tramonto di molte delle grandi scuole storiografiche del ‘900 è sempre più difficile imbattersi in saggi storici dalle ambizioni talmente ampie da voler tentare di rivoluzionare gli scenari interpretativi. La storia non è finita, come affermò trent’anni fa Francis Fukuyama, ma di certo dopo il fallimento dei tentativi di comprenderne la “filosofia”, gli storici e le storiche ci vanno molto più cauti con i tentativi di rileggere gli esseri umani nel tempo.

Una felice eccezione è costituita dal libro di Rutger Bregman, Una nuova storia (non cinica) dell’umanità (Feltrinelli 2020) che si propone di dimostrare niente meno che gli esseri umani sono buoni e stanno bene insieme. Una rivoluzione copernicana rispetto ai dogmi dell’individualismo egoista alla homo homini lupus che partono da Hobbes e arrivano dritti dritti sugli schermi delle piattaforme di trading di Wall Street. Bregman condensa in trecentocinquanta pagine il tentativo di dimostrare che i comportamenti umani sono più spesso dettati dalla solidarietà che dall’egoismo, dalla responsabilità sociale che dalla volontà di emergere, dalla volontà di far bene al prossimo più che di danneggiarlo. Una teoria difficile da digerire e, sorprendentemente, convincente.

Una nuova storia (non cinica) dell'umanità

C'è un pregiudizio che per secoli ha condizionato la nostra storia: gli uomini sono egoisti, votati al male e alla guerra, a mettersi in lotta l'uno contro l'altro. Rutger Bregman, il giovane storico olandese che a Davos ha provocato i grandi ricchi del mondo invitandoli a pagare le tasse, interpreta con una chiave nuova il nostro passato per immaginare il nostro futuro sostenibile.

Dati sperimentali alla mano, l’autore si addentra nello studio della prime società umane, egualitarie e solidali, passando poi ad analizzare l’impatto dell’agricoltura sui sistemi di costruzione sociale fino ad arrivare ai nostri giorni e al rapporto tra l’individuo e la civiltà. Senza evitare gli abomini del ‘900, come Auschwitz.

Non si tratta di una rilettura hippy di Rousseau: Bregman porta a sostegno della sua analisi innovativi studi antropologici e fornisce esempi storici efficaci. Con un linguaggio fresco e diretto i capitoli ricostruiscono le basi “naturali” della predisposizione dell’essere umano all’apprendimento, al gioco, all’amicizia. Un homo cucciolo, come lo definisce lo stesso autore, da contrapporre all’immagine arida e scontrosa dell’homo sapiens che abbiamo conosciuto finora.

NON LEGGETELO se pensate che esperimenti come quello Milgram abbiano dimostrato che la violenza è inevitabile e c’è un carnefice in tutti noi: rimarrete delusi.

NON LEGGETELO se siete intimamente convinti che gli esseri umani siano cattivi ed egoisti: non troverete conferme e forse dovrete seriamente pensare di cambiare amicizie.

NON LEGGETELO se siete di quelli che usano il termine “Buonismo” come un’offesa: pare proprio che i buoni vivano di più, meglio, e siano l’unica speranza per il futuro.

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