Anniversari e ricorrenze

Trilussa poeta romanesco che conquistò l’Italia

Illustrazione di Asia Cipolloni, 2021

Illustrazione di Asia Cipolloni, 2021

«C'è un'Ape che se posa

su un bottone de rosa:

lo succhia e se ne va...

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.»

Come Salustri diventò Trilussa

«Il Trilussa, giovane letterato romano de Roma, meno epico del Pascarella, più aristocratico dello Zanazzo, innamorato del classico Belli, di cui si sente che ha bevuto a larghi sorsi la vena […] è il poeta osservatore della vita quotidiana romana, colta nella piazza, nel circolo, nel salotto, nella famiglia, dovunque sia argomento di comico, di appassionato, di intricato, di caratteristico.»

Così la critica letteraria parlava del primo Trilussa, nel febbraio del 1895, quando con le sue opere si affacciava al mondo letterario in un vernacolo piccolo borghese, corrente, accessibile a tutte le regioni d'Italia. Una attività iniziata in foglietti periodici e in fogli quotidiani, e poi in volumetti. Una figura destinata a segnare un certo Novecento, grazie anche a quel suo indovinatissimo pseudonimo, creato secondo la moda del suo tempo anagrammando il cognome, Salustri diventato Trilussa.

Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa (nato il 26 ottobre 1871) è una “gloria dei romani con i suoi versi e le sue fiabe per l’infanzia in romanesco”. Una vita intensa la sua, donnaiolo incallito, sempre inseguito dai creditori, vissuta in una casa-studio nel ghetto ebraico di Roma - di proprietà del conte Osvaldo Della Rocca, amico ed estimatore che chiude spesso un occhio sui ritardi e gli arretrati degli affitti del poeta -, assistito dall’inseparabile governante Rosa.
Come sempre contestualizzare le scelte comunicative e stilistiche di ogni autore è fondamentale:  subito dopo l'Unità, il Verismo incitava i nostri scrittori a fare i conti con le varietà regionali, con la “realtà” dei dialetti. Questa spinta di novità influì sul giovane Trilussa nella scelta del romanesco, il mezzo espressivo più adeguato all'ambiente e al mondo di quella Roma che descriveva con attenzione e arguzia. Una Roma non più dei rioni ma del “centro”, borghese, non più papalina ma anticlericale, e non tanto dei romani quanto dei “buzzurri”: “la Roma degli impiegatucci e delle affittacamere, delle dame decadute e delle canzonettiste, dei demagoghi e degli strozzini, dei servitori e dei mezzani”. Figure e macchiette, tratteggiate con uno spirito caustico e insieme distaccato, realistico e caricaturale, divertito, ma in fondo amaro. La tendenza al tipizzare doveva condurre ben presto Trilussa all'apologo e alla favola. Favola dove gli animali hanno la parola di uomini, e qualità o condizioni umane che richiamano «morali» diverse dalle solite, e spesso opposte a quelle tradizionali (tra la formica e la cicala, il poeta parteggia per la seconda), con assoluti riferimenti all'attualità.

Curiosità

Trilussa e Mussolini, secondo Silvio D’Amico

Nessun altro poeta contemporaneo aveva conosciuto una cosi effettiva popolarità, che ancora aumentò nell'ultimo periodo 'del regime fascista. Spente dalla dittatura tutte le libere voci, alla sua fu lasciata, almeno fino a un certo punto, una situazione di privilegio. Si legge nei Colloqui con Mussolini di Emil Ludwig: «Ho permesso le poesie di Trilussa, perché sono spiritose». In realtà, ogni nuova opera era sottoposta a una censura preventiva, fatta da Mussolini in persona: che il più delle volte dette l'assenso, ma spesso consentì la pubblicazione in un libro, ma non sulla stampa periodica.

Colloqui con Mussolini
Colloqui con Mussolini Di Emil Ludwig;

Mussolini si è aperto a un unico interlocutore straniero: lo scrittore tedesco Emil Ludwig. I loro incontri, che hanno luogo nella sala del Mappamondo di palazzo Venezia, a Roma, tra il 1929 e il 1932, disegnano il ritratto di un dittatore risoluto, che ha eliminato ogni avversario interno e sembra preoccupato di modernizzare il Paese e contribuire alla pace europea. Per la prima e ultima volta, in un téte-à-téte con una persona che contesta sue idee, Mussolini apre uno squarcio sulla sua vita privata, sui suoi modelli e la sua visione del mondo, in una fusione veramente sorprendente di verità e menzogna. Nel 1933, un anno dopo la pubblicazione dei Colloqui, il Duce tenterà di bloccare la diffusione del libro, in cui aveva forse detto troppo.

Il meglio di sé Trilussa forse lo offre in certi componimenti brevi, quasi epigrammatici, dove quella componente di dialettalità finisce col diluirsi in lieve onda musicale. Sono i versi che più ricordiamo, nella sua sterminata produzione che proseguì sino al suo crepuscolo, un po’ malinconico, che gli aveva fatto concludere uno degli ultimi volumi con versi di serena tristezza:

Pe' conto mio la favola più corta / è quella che se chiama Gioventù: / perché... c'era una vorta...
e adesso nun c'è più. / E la più lunga? È quella de la Vita: / la sento raccontà da che sto ar monno,
e un giorno, forse, cascherò dar sonno / prima che sia finita...

Curiosità

I canoni di Trilussa, senatore a vita

Trilussa si occuperà di cannoni, di grandi unità, di approvvigionamenti bellici. Non è una boutade.' In effetti il poeta Trilussa è stato “assegnato” alla Commissione di difesa del Senato, la commissione che, appunto, esamina i progetti governativi o di Iniziativa parlamentare riguardanti le forze armate dello Stato. È difficile dire come e perché Trilussa sia stato assegnato a tale Commissione. Forse i commissari della difesa contano che l'humour di Trilussa riesca a sdrammatizzare le loro accese discussioni. (La Stampa, 15 dicembre 1950)

Altissimo Poeta

Ecco una salace descrizione apparsa sull'Almanacco Letterario nel 1928 che mette in particolare rilievo l'altezza straordinaria del poeta.

«Gli stranieri che vanno a Roma, prima che il treno entri in stazione, affacciati al finestrino, aspettano con impazienza che appaia la cupola di S. Pietro e poi Trilussa.
Dopo S. Pietro, infatti, Trilussa finora è stimato la cima più alta.
Naturalmente, così, viene ad essere spiegato quel suo modo strafottente anzi che no che egli ha di guardare dall'alto in basso chiunque (La gente), confondere gli uomini con le bestie (Ommini e bestie), dimenticarsi appuntamenti, debiti e preghiere, scrivere sonetti (Sonetti) e inventare storielle (Favole).
Alla sua persona si possono benissimo applicare tutti i luoghi comuni esistenti: dal contatto ch'egli può avere col cielo, toccandolo, al verso famoso di Dante:

Onorate l'altissimo poeta.

Senza commettere alcun atto di leggerezza o di amicizia si può affermare ch'egli è il più alto poeta tra i viventi.

Curiosità

Trilussa sindaco di Roma?

Una delle candidature più contese nella battaglia per le elezioni capitoline di Roma è quella di Trilussa. Vorrebbero farlo sindaco della capitale. Dopo il Blocco del Popolo e la D. C, anche il P.S.L.I. ha offerto a Trilussa la carica di sindaco. Ma il poeta ha risposto a tutti di no, perché lui «non s'è mai interessato di queste cose». Trilussa ha detto che «nemmeno se lo facessero re accetterebbe». (La Stampa, 8 settembre 1947)

È un palmizio, un obelisco, un romano da capo a piedi, se ne strainfischia del mondo intero, e queste sue doti si scoprono subito pel modo di vestire, fumare la sigaretta, inchinarsi, prendere il caffè e ballare.
Porta sempre un fiore all'occhiello e un bastoncino' di canna, calza guanti bianchi, pedalini di filo di Scozia e cappello di feluche. Ma non può apparire fine e nemmeno elegante, egli essendo un tipo di forza brutale, maschio e imponente come un boxeur.
A osservarlo così quand'è fermo, appoggiato a parte dietro al suo bastoncino di bambù, all'angolo delle vie e avanti ai giardini pubblici, o di piantone al portone di qualche sua bella, richiama subito alla mente la figura dell'antico romano, dominatore del mondo, con toga e corazza, viso fiero e mano alla spada. Forse perciò fa malinconiche passeggiate intorno al Colosseo, luoghi cari, pieni di aria passata, o prende il sole sogguardando i gatti del Foro, aspettando che scenda, con grande dolcezza viola, la dolce sera: è proprio allora che da tutte le case, da tutti i portoni, le servette, le sartine, le ragazze di famiglia vengono fuori. Le maschiette, da tante fortune che i suoi avi vantarono, sono rimaste l'ultimo ed unico suo certo dominio. Una ne vanta per ogni quartiere, forse una per via. E il suo mestiere, all'infuori di quello di attenderle, infiorarle di stornelli e poi piantarle, finora non è rimasto ben chiaro e definito.

Abita in uno strano palazzo per scultori, i cui finestroni grandissimi vanno molto bene per lui.
Per le poche interviste che concede ha un suo metodo speciale: invece che alzarsi e pregar voi di sedere, invita voi ad alzarvi e lui si lascia tranquillamente assorbire da una morbida poltrona, riducendosi così del 50%.

— Qual è, Trilussa, la vostra caratteristica interiore e continua aspirazione?
La mia caratteristica interiore e continua aspirazione — risponde Trilussa — è appunto questa: ridurmi sempre alla metà. »

Curiosità

I soldi di Mondadori – 14 settembre 1985

Nel libro Una tipografia in paradiso (Mondadori 1985) Mimma Mondadori scrive: «Non ci sono lettere di Trilussa nell'archivio della Mondadori, solo pochi telegrammi molto divertenti, nei quali chiede soldi a papà. E c'è un disegnino con una fila lunghissima di omini: sono creditori, e il senso del messaggio è che bisognerebbe interrompere la fila.»

Le poesie di Trilussa

Conosci l'autore

Pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, nato anagrammando il cognome.Figlio di Vincenzo, originario di Albano Laziale e morto quando il figlio aveva tre anni, e Carlotta Poldi, bolognese.Poeta italiano. Adottò fin dagli esordi il dialetto romanesco. Sin da giovanissimo collaborò con il periodico romanesco "Rugantino" diretto da Luigi Zanazzo.Di carattere folcloristico è il primo volume di versi, Le stelle de Roma (1889); poi la sua vena, prevalentemente satirica, andò via via affinandosi, trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume e nella favola moraleggiante di ascendenza esopiana: Quaranta sonetti (1895), Favole romanesche (1900), Caffè-concerto (1901), Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1913), Lupi e agnelli (1919), Le cose (1922), La gente (1927) ecc. Con arguzia scettica e disincantata Trilussa ha commentato circa cinquant’anni di cronaca romana e italiana, dall’età giolittiana agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. La satira politica e sociale non è, tuttavia, l’unico motivo ispiratore: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, qua e là corretta dai guizzi dell’ironia. Personaggio popolarissimo, Trilussa visse di proventi editoriali e di collaborazioni giornalistiche: era anche un efficace «dicitore» dei suoi versi, e come lettore di poesia fece lunghe tournées in Italia e all’estero (nel 1924 in Brasile). Venti giorni prima della morte, fu nominato dal presidente Einaudi senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico.La raccolta di Tutte le poesie uscì postuma, nel 1951, a cura di P. Pancrazi e con disegni dell’autore.Fonti: Enciclopedia della Letteratura Garzanti; Dizionario Bompiani degli autori di tutti i tempi e di tutte le letterature, 2006.Sotto: Trilussa fotografato nello studio del suo palazzo romano e la statua in bronzo del 1954 che Roma gli ha dedicato nella piazza battezzata col suo nome.

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