Anniversari e ricorrenze

Napoleone, 200 anni dopo. Tornare a Bonaparte, cercando di capire.

Illustrazione di Marya Cersarano 2021

Illustrazione di Marya Cersarano 2021

Il 5 maggio 1821 moriva a Longwood, nell’isola di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte e il 5 maggio del 2021 sono stati celebrati i 200 anni dalla sua scomparsa. Una celebrazione sobria e prudente sia a causa dell’emergenza sanitaria sia a causa delle numerose polemiche che hanno accompagnato l'avvicinarsi della ricorrenza. Una figura, dunque, che ancora divide e sulla quale si continua a dibattere. Ma quanto è realmente possibile desacralizzare l’immagine dell’uomo che volle farsi imperatore?

Gli illustri pittori di corte, tra cui Jacques-Louis David, erano soliti ritrarlo come un eroe, recuperando i canoni classici di bellezza ideale e armoniosa. Napoleone come Marte, come Annibale o Alessandro Magno, nello sfarzoso aspetto dell’homo novus che ripristina un cesarismo accentratore, tra autoritarismo e sanguinarie campagne militari. Napoleone Bonaparte, il generale che, a cavallo di due secoli l’un contro l’altro armato, ha sconvolto l’Europa e costituito un impero ereditario, con l’obiettivo di esportare la Rivoluzione francese e di coronare lo straordinario progetto di egemonia continentale. 

Un sogno ambizioso, bruscamente interrotto dalla fallimentare campagna di Russia (1812) e dalla disfatta di Waterloo (1815).

A fornire una precisa documentazione sull’individualismo e l’abilità politica e militare di colui che Hegel definì “spirito del mondo”, ecco una ricca selezione di saggi storici, da Alessandro Barbero a Sergio Valzania, da Jacques Garnier a David Chandler

Il fascino cinico e dispotico di Napoleone emerge fortemente dall’atteggiamento bifronte di poeti e letterati, avversari e ammiratori, adulatori servili del suo genio e prestigio e intellettuali critici nei confronti delle sue folgoranti e distruttive campagne militari. Ma spesso e volentieri si è trattato di un mutamento di sentimenti sfociato in una profonda e cocente delusione di fronte alla prepotenza imperialistica del “liberatore” francese. Al Prometeo di Vincenzo Monti, simbolica esaltazione del generale ribelle e vittorioso sui tiranni, si contrappongono la polemica ostinata e l’ostilità ardita di Foscolo e Stendhal a Napoleone e al regime, suscitata dall’ingenua illusione del trionfo della rivoluzione.
Manzoni, Nievo, Madame De Stael e Chateaubriand: la poesia e la letteratura, a partire dal periodo neoclassico, ricostruiscono la gloria e il mito di Napoleone, dagli albori del potere fino ai giorni dell’esilio e della polvere di un impero ormai sfaldato.

A Napoleone, e in particolare alla sua morte, è ispirata la celebre ode di Alessandro Manzoni, Il cinque maggio.

Il poeta lo annovera tra i grandi uomini della storia e ne rievoca la vita intensa e tumultuosa, causa di azioni positive ma anche di grandi sconvolgimenti. Una vita alla ricerca della grandezza che, dall’ascesa al potere agli oltraggi e all’odio dei nemici, è contraddistinta da un tormentoso confronto tra passato glorioso e presente oscuro, fino alla morte in solitudine nella prospettiva di un eterno ricordo. 

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
nè sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Il cinque maggio, Alessandro Manzoni 

Nel contrasto manzoniano tra “tanto raggio” e “cruenta polvere”, tra fasti e sofferenze, ci si domanda: chi fu davvero Napoleone?

Fu l’artefice, nell’Europa continentale, della definitiva trasformazione della società di antico regime in società borghese e del decisivo passaggio all’era moderna. Fu colui che da soldato, una volta divenuto imperatore, delineò quel percorso di liberazione dai vincoli gentilizi garantendo una mobilità sociale fondata sul merito e sul talento.

Fu anche il Napoleone misogino che inscrisse l’inferiorità della moglie rispetto al marito nel Codice civile, mutuando una visione propria del pensiero politico assolutista per cui la famiglia era come una monarchia a reggenza rigorosamente maschile. Fu Napoleone, inoltre, a ristabilire la schiavitù nel 1802.

Le biografie, talvolta presentate in chiave romanzata e originale, come l’intervista immaginaria di Leonardo Sciascia, trattano la figura complessa e sfaccettata dell’imperatore, restituendone la preziosa eredità storica. Dalla giovinezza alle ultime memorie di Sant’Elena, questi libri rievocano la continua e vigorosa ascesa politica non solo del Napoleone condottiero e imperatore ma anche del Napoleone uomo, tra luci e ombre, gloria e sconfitta, tra miseria e dimensione eterna, tra inestinguibil odio e indomato amor.

Ei fu.

Nei due monosillabi severi e ineluttabili del preambolo de Il cinque maggio è racchiusa tutta l’animosa intensità di un personaggio storico che con i suoi chiaroscuri e la sua grandeur continua a influenzare mitopoieticamente la politica francese. E non solo. 

Un protagonista indiscusso della prima fase della storia contemporanea europea, detta appunto “età napoleonica”.

Una figura eroica e divisiva.

Uno dei più grandi personaggi della storia moderna. 

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