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Benvenuta, Babalibri Educazioni

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

La mente inquisitiva dei bambini, una volta che le sia data la libertà di esplorare, non può stare ferma e cerca continuamente nuovi impulsi e strade interessanti da seguire.

Mi sento onorata di poter scrivere qualche breve suggestione su queste due pubblicazioni che ho avuto il privilegio di poter leggere e gustare in anteprima, con tutto lo stupore che hanno suscitato in me.

Un editore che ormai riconosciamo essere un punto di riferimento per la qualità nella produzione di albi illustrati, Babalibri, si lancia sul mercato con una nuova collana di saggistica, riproponendo uno slancio di innovazione teorica sulle solide basi di una tradizione basata su pratiche educative sperimentate nel 1972, riconducendoci ad un metodo di insegnamento cui è davvero ancora interessante guardare oggi, un appiglio a chi vuol essere coraggioso e sperimentare, facendo, costruendo, spostando assetti di banchi e armadi e costruendo biblioteche di classe.

Per prime, inevitabilmente, le parole «apprendimento» e «scoperta», accostate in un modo che, al principio degli anni Settanta, stava nel solco delle grandi sperimentazioni a matrice attivistica e dichiarava una modalità di fare scuola necessaria per bambini e ragazzi

Monica Guerra, "Una scuola, ancora, per scoprire"

La collana Educazioni è uscita in libreria, con l’editore Babalibri, il 30 settembre 2022. I primi due titoli, Forse un drago nascerà di Giuliano Scabia eLa scoperta come apprendimento di John Foster, si distinguono già per la preziosa essenzialità delle copertine, che riconducono al rigore del contenuto, con il medesimo spirito della storica collana Il Puntoemme, che tra il 1971 e 1985 diede voce alle più innovative e promettenti pratiche pedagogiche.

L’editore Babalibri, insieme ai curatori Martino Negri e Francesco Cappa, studiosi e docenti presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, intende coniugare testi del passato di grande innovazione pedagogica con nuove future pubblicazioni di autori, inediti o non ancora tradotti in Italia. Una sfida che merita davvero grande successo.

Francesca Archinto, da sempre coraggiosa pioniera in editoria, come allora lo fu la madre, Rosellina Archinto, racconta di questo progetto con evidente orgoglio: l’obiettivo è quello di orientare le riflessioni e soprattutto le future pratiche di chi interpreta le esperienze educative e teatrali come occasioni concrete per trasformare la realtà.

La modernità di Forster e di Scabia lasciano sbalorditi, soprattutto oggi: l’intento ultimo della scuola dovrebbe essere quello di insegnare a pensare, e intrecciare un bambino naturalmente curioso con un insegnante guida, non autoritario e frontale, che lascia accadere con garbo un percorso di ricerca guidato, un percorso di apprendimento basato sulla scoperta, spesso vissuta a gruppi. L’obiettivo di mettere in rilievo il procedimento e non il prodotto finale, dando un'organizzazione estremamente flessibile, che attribuisce massima importanza all’individuo e al suo interesse come motore essenziale per l'apprendimento, rendono davvero ogni pagina una scoperta in cui tuffarsi.

Apprendere attraverso la scoperta rappresenta una sfida futura, un obiettivo concreto, declinato in questo saggio in maniera molto dettagliata, su pratiche operative attuate, per esempio, nella scuola diretta da Foster, che analizza numerose situazioni di apprendimento informale.

In questo senso diventa utile rileggere le pagine di questo volume individuando alcuni nuclei che possono rappresentare elementi teorici e metodologici forieri di riflessioni nel continuo ripensamento che dovrebbe sempre riguardare la scuola, anche ora e anche qui. La proposta presentata mostra un’idea precisa di bambino, di insegnante e di pratica didattica: provare a comprenderla è un modo per cercare di capire meglio il “metodo” nella sua completezza e soprattutto di coglierne alcune questioni che permettono di evidenziare nodi tuttora esistenti

Monica Guerra, "Una scuola, ancora, per scoprire"

Per chi non li ha conosciuti allora e ne riscopre solo ora il valore e la modernità visionaria, Foster e Scabia sembrano arrivare come antidoti necessari in un momento storico ove forse una sana sperimentazione nella scuola potrebbe essere un motore creativo di rinnovata presa di posizione, che tocca tutti da vicino: addetti ai lavori, docenti, formatori, insegnanti, genitori, persone del teatro e della cultura, editori impegnati. Non perché si debba riproporre ciò che è stato fatto e nel medesimo modo, ma per riaprirsi ad una dimensione fertile e partecipata.

Lo spirito che si respira leggendo le bellissime introduzioni di Monica Guerra e di Francesco Cappa ai due volumi è davvero quello che le idee possano nutrire le pratiche, e che l’innovazione possa prendere le mosse dalla sperimentazione sul campo, nella scuola o nelle strade, quando alle spalle c’è un pensiero profondo e strutturato che porta a riscoprire oggetti culturali di grande spessore, a muovere o rimettere in moto docenti e studenti alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e duraturo.

Tre sono le parole che forse reggono tutto il progetto e il lavoro dei curatori, così esperti e sensibili nell’alchimia con un editore che sa fare il suo mestiere: curiosità, desiderio, ricerca. Tre chiavi di volta che si focalizzano sulle buone pratiche educative perseguibili non solo dagli addetti ai lavori, dai docenti, ma da chiunque voglia farsi un’idea della potenza di questi testi così meravigliosamente attuali.

Dalla cura redazionale, dai particolari e dalla grafica si percepisce che il progetto è stato voluto e amato da persone che credono profondamente nell’educazione come trasmissione di sapere, come azione che può toccare le corde di chiunque si trovi ad avere a che fare con pratiche educative, o con l’infanzia, e ne abbia un profondo rispetto.

Leggendo, io stessa sono rimasta affascinata dalla modernità di pensiero, dall'assoluta attualità di alcuni passi, che sembrano parlare della scuola di oggi, qui ed ora, come se qualcuno avesse aperto anni fa un sentiero prezioso rimasto inesplorato o poco camminato, coperto per troppo tempo da strati di burocratizzazione.

Mi auguro che i testi di questa nuova collana non si limitino a circolare nelle università, tra gli studenti, come testi adottati per lo studio, o solo tra maestri che agiscono con ciò che hanno senza arrendersi, ma circolino nelle scuole di teatro, nelle Cooperative educative, nelle biblioteche, nelle cassette degli attrezzi di dirigenti scolastici, pionieri come lo fu Foster, che daranno a queste pratiche la possibilità di veicolare innovazioni sempre più solide, e mi auguro soprattutto siano presenti sugli scaffali delle case di tutti quei genitori che hanno già letto ai loro figli gli albi Babalibri, scegliendo la qualità per accompagnare i loro bambini nel mondo della lettura.

I curatori hanno definito questi libri e quelli che verranno “un antidoto”: mi piace questo termine perché racchiude tutto il rapporto con la storia di queste meravigliose esperienze accadute davvero, tra le mura delle classi o nelle strade di piccoli paesini dell’Abruzzo dove la città, animata dai bambini con l’aiuto di un drago, un metodo costruito e una visione sul campo ha acceso l’ascolto dell’infanzia nella delicatezza e selvatichezza che sempre la devono contraddistinguere.  

La scoperta come apprendimento. Un metodo di insegnamento basato sull'indagine personale dei ragazzi

La natura della scoperta può essere considerata un aspetto fondamentale delle più vivaci esperienze di apprendimento infantili. Di questo era convinto John Foster, e lo spiega efficacemente in questo libro, che analizza numerose situazioni di apprendimento informale. Tutte le esperienze descritte da Foster sono frutto di un lavoro attivo con i bambini, presi individualmente, in piccoli gruppi, come membri di una classe e di tutta la scuola.

Forse un drago nascerà. Un'avventura pedagogica di teatro con i ragazzi

Nella primavera del 1972, un teatro vagante si sposta lungo l'Abruzzo attraverso dodici centri urbani. Che cosa contiene? Colori, pennelli, carta, forbici, burattini...ma soprattutto un metodo di lavoro in fieri: la ricerca di un nuovo modo di vivere insieme, di conoscere, di esprimersi e anche di fare scuola.

Immagine tratta dal libro "Forse un drago nascerà. Un'avventura pedagogica di teatro con i ragazzi", di Giuliano Scabia, Babalibri, 2022

Immagine tratta dal libro "Forse un drago nascerà. Un'avventura pedagogica di teatro con i ragazzi", di Giuliano Scabia, Babalibri, 2022

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