Un tuffo nella scienza

I coralli, sentinelle del clima in crisi

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

C’è molta più vita in mare che sulla Terra e fino a 375 milioni di anni fa esistevano animali esclusivamente in acqua. Da quando si sono sviluppate le primissime forme di vita (un mucchietto di cellule un po’ organizzate e strutturate, circa 3,6/3,7 miliardi di anni fa) la vita sul nostro pianeta è stata solo acquatica. Anche perché i mari, oltre a ricoprire il 71% della superficie, hanno grande spazio “in verticale”. Se sulle terre emerse lo spazio è solo per terra (“in orizzontale”) oppure in aria, abitato dai volatili e da alcuni specie di insetti (ma non si vola 24 ore su 24: si nidifica e si cerca cibo a terra…) l’oceano ha una profondità media di 3.800 metri ed è come se fosse un condominio con moltissimi piani. E a ogni piano corrisponde un habitat particolare.

Tra gli animali che vivono in acqua il gruppo più vasto sono gli invertebrati: meduse, polpi, molluschi, crostacei, spugne, coralli… e proprio questi ultimi sono quelli più in difficoltà a causa dei cambiamenti climatici in atto. I coralli non sono le bellissime e coloratissime pietre che diventano collane; sono esseri viventi, appartengono alla classe degli Antozoi e sono divisi in oltre seimila specie. Tutti prediligono le acque basse e vicino alla costa (per questo sono tra i più colpiti dalle attività dei sapiens) e crescono con la stessa regola: sono polipetti con 6 o 8 tentacoli e amano vivere insieme, in genere attaccati alle rocce, aggrovigliandosi l’un l’altro. Quando un corallo muore diventa il supporto per altri coralli. La grande barriera corallina australiana, lunga 2300 km, può essere considerata il più ampio e diffuso animale vivente collegato in un tutt’uno del pianeta.

La vita dei coralli è intrecciata con quella delle meduse, che ha tre fasi. Ogni medusa che si accoppia genera una larva che molto spesso si àncora al fondale e diventa un polipo. Il polipo (polipo, non polpo, che è un altro animale) cresce e in alcuni casi i suoi tentacoli più esterni, attraverso un processo che si chiama strobilazione, perdono la punta, che si stacca, si capovolge e comincia a vivere autonomamente diventando in poco tempo una medusa vera e propria. Le meduse hanno capacità di muoversi, ma sono pigre e preferiscono farsi trascinare dalla corrente. Sono essere composti al 95% di acqua, senza nemmeno un ossicino, completamente gelatinosi. La loro sommità di chiama ombrello e può avere un diametro grande da pochi centimetri fino ai 2 metri della medusa Criniera di Leone, e i loro tentacoli urticanti possono esser lunghi anche 50 centimetri, come per la medusa Caravella Portoghese. Tentacoli micidiali e intelligenti: sanno riconoscere gli esseri viventi a cui trasmettono il veleno, mentre lo risparmiano se toccano uno scoglio o lo scafo di una barca.

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

I coralli vivono nelle acque temperate di tutto il pianeta, dai grandi oceani al piccolo Mediterraneo. Sono un vero “paradiso” per chi pratica attività subacquea, non solo per le loro variegate forme e colori, ma anche per l’enorme biodiversità che custodiscono. Accanto ai coralli trovano rifugio grandi squali e piccoli pesci, nuotano numerosissime tartarughe marine e si riproducono le balene nane. I coralli sono i custodi della biodiversità marina: si stima che 3 milioni di specie diverse di esseri viventi devono la loro vita alla barriera corallina. Una ricchezza marina unica, che si poggia su un sottile equilibrio fatto di intense relazioni tra animali, vegetali e microrganismi.

Ma questa simbiosi perfetta ha bisogno di condizioni ambientali stabili per quanto riguarda la temperatura, la salinità e l’acidità dell’acqua. Parametri che sono messi a dura prova dai cambiamenti climatici in atto, dovuti al devastante impatto dell’uomo sul pianeta Terra.

Infatti, la CO2 prodotta dalla combustione di petrolio, carbone e gas naturale dapprima fa danni all’atmosfera, provocando un aumento dell’effetto serra, e successivamente al mare, perché si mescola con l’acqua dando origine a un processo ancora poco raccontato quando si parla di crisi climatica: l'acidificazione degli oceani. Pensate a tutte le bibite gassate o all’acqua frizzante: sono addizionate appunto dall’anidride carbonica, che è un gas relativamente facile da sciogliere in acqua. Probabilmente il 30-40% della CO2 prodotta dall'uomo negli ultimi 200 anni è stato inglobato dalle acque dolci e salate della terra.

L'acidità di un liquido viene calcolata con una unità di misura chiamata pH, magari lo avrai fatto, a scuola, usando le cartine a tornasole, quelle cartine gialle che poi cambiano colore a seconda del Ph che hanno trovato. Come si comporta la CO2 una volta sciolta in acqua? Innesca una reazione chimica e genera acido carbonico, che a sua volta libera degli ioni idrogenocarbonato (che è il normale bicarbonato che hai anche tu in casa) e carbonato. I carbonati che si vengono a formare sono pesanti e vanno a fondo mentre l’aumento di presenza di bicarbonato fa diventare l’acqua più acida.

Se diminuisce il pH delle acque oceaniche la conseguenza è un diverso equilibrio degli ecosistemi marini e quindi forme di vita abituate a una certa acidità o soccombono o devono spostarsi cercando zone più adatte alla loro vita. Pesci, crostacei e altri molluschi lo possono anche fare. Ma non certo i coralli, ancorati al fondale. Quando l’ambiente diventa sfavorevole, i coralli espellono una sostanza chiamata zooxantelle, che è quella che li rende colorati. La perdita di colore non è solo un problema estetico, ma è lo stadio che precede la morte dei coralli e, di conseguenza, di tutti gli organismi che tra i coralli vivono. Negli ultimi 60 anni abbiamo perso più del 20% dei coralli mondiali e si stima che, se non si interviene, entro il 2050 tutti coralli marini saranno interessati dallo sbiancamento.

 

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