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Bullismo e cyberbullismo: istruzioni di difesa

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell'altro

Simone Weil

Il rispetto è un importante valore morale e, come tale, va insegnato ai bambini fin da piccoli. Prima di tutto occorre educare i bambini ad avere rispetto verso sé stessi, per accrescere le loro capacità e fortificare l’autostima, e poi verso gli altri. Ma se il rispetto per sé stessi viene a mancare i bambini si sentono insicuri, a volte sbagliati e deboli e il bullo questo lo percepisce subito.

Basta davvero poco per innescare “curiosità” in un bullo: il modo di parlare diverso dagli altri, la forma fisica, gli occhiali, il colore della pelle o un atteggiamento particolare. Ai bulli e bulle - perché il bullismo non è solo maschile - non interessano né lo stato d’animo né le emozioni degli altri, questo perché i bulli non sono empatici. I bulli tentano di farsi valere spesso con la violenza fisica, come uno spintone, un pugno o un calcio; lo scopo del bullo è cercare di sopraffare, dominare e ridicolizzare l’altro/a.

Non è solo la violenza fisica a provocare dolore, ma anche e soprattutto la violenza verbale, fatta di offese, affronti, provocazioni e umiliazioni che feriscono anche più di un pugno; spesso queste ultime non sono solamente dette a voce, ma provengono dal mondo virtuale: ecco allora che possiamo parlare di Cyberbullismo.

Illustrazione tratta dal libro "Cyberbulli al tappeto. Manuale per l'uso dei social"di Teo Benedetti, Editoriale Scienza, 2020

Soprusi e insulti arrivano tramite gli strumenti della rete, in particolare i social network, ormai grandi protagonisti delle nostre giornate, con i quali i ragazzi iniziano ad interagire già in età molto giovane. Il Cyberbullismo ha inizio già dal 2002, quando i ”giovani digitali” si affacciarono con curiosità e scaltrezza alla rete. La tecnologia corre veloce e i ragazzi si sono lasciati trasportare da questa corrente senza però riconoscere, a volte, il confine tra ciò che è consentito e ciò che non lo è, tra l’uso intelligente di internet e dei suoi strumenti e il confine delicato e pericoloso che non può essere varcato. Spesso i cyberbulli sono ragazzi/e conosciuti dalla vittima e a loro si aggiungono i cosiddetti “spettatori”, che invece di aiutare la vittima condividono foto, video e parole continuando a fare del male a chi si sente sempre più impotente, controllato e molestato. A differenza del bullismo, dove c’è un limite temporale, come per esempio quello dello spazio scolastico, il cyberbullismo non ha limiti di tempo, un contenuto offensivo può essere diffuso a molte più persone e restare visibile in modo quasi indelebile. I giovani vanno resi consapevoli: accedere al mondo virtuale con comportamenti sbagliati e pericolosi comporta conseguenze reali e i segni che le vittime di bullismo portano sono profondi. Inoltre, i post sui vari canali social vengono condivisi infinite volte, internet non dimentica.

Il tempo trascorso da parte dei ragazzi/e a contatto con gli strumenti informatici è veramente molto, è dunque importante conoscere la qualità dei contenuti che visualizzano e condividono. A volte, poi, il mondo virtuale sostituisce reale, anche per quanto riguarda i rapporti sociali. Il bullismo fa sì che le vittime scappino dalla realtà che ogni giorno li mette a dura prova, cercando rifugio online, pensando che le cose possano essere migliori.

Le vittime di cyberbullismo si sentono costantemente controllate e osservate, si isolano sempre di più cercando di nascondere il loro stato emotivo anche ai genitori, arrivano anche a ritirarsi dalla scuola perché sentono che la situazione non è più sostenibile. Questi ragazzi vengono chiamati hikikomori, che in giapponese vuol dire proprio isolarsi, staccarsi dalla realtà, abbandonarsi. Quello degli hikikomori è un fenomeno molto più diffuso di quello che si pensa, e questi giovani fanno fatica a raccontare cosa gli sta succedendo, diventano silenziosi, senza stimoli, senza forza per reagire a qualcosa più grande di loro, qualcosa che tutti sul loro schermo possono vedere e rivedere. 

Illustrazione tratta dal libro "Sono Vincent e non ho paura" di Enne Koens, Camelozampa, 2022

Nel tentativo di non farmi fregare da nessuno, sono cresciuto diffidente nei confronti del prossimo. Con il grugno sempre sulla faccia e il pugno sollevato, pronto ad attaccar briga anche per un’insignificante calunnia. In questo modo, mi sono guadagnato il rispetto dei ragazzi del quartiere che, se non sono miei amici, mi temono

"Io bullo", Giusi Parisi

Non dimentichiamo, però, che anche i bulli vanno aiutati, spesso sono bambini e ragazzi che non riescono a comunicare nel modo giusto le loro emozioni o che hanno delle difficoltà nell’affrontare gli ostacoli di tutti i giorni. Parlare della rabbia che li spinge a non rispettare gli altri è un buon punto di partenza, come capire se il bullo stesso si stia difendendo a sua volta e perché vuole una posizione di potere sugli altri. Le ferite emotive possono dare origine a reazioni diverse, possono far diventare un bambino un bullo che, chiudendosi in sé stesso, non dà la possibilità ai sentimenti positivi di fare breccia nel suo cuore attorno al quale ha costruito un muro, avendo paura che gli altri potessero vedere le sue debolezze e giudicarlo.

Cosa possiamo fare per combattere il bullismo? Educare i giovani al rispetto e soprattutto all’empatia, all’ascolto dell’altro. Oltre a stabilire delle regole per l’accesso a internet e l’uso degli strumenti informatici è importante costruire un ponte di comunicazione tra adulti e ragazzi che aiuti a capire in modo consapevole l’effetto delle azioni compiute nei confronti degli altri. Occorre denunciare i comportamenti lesivi, discriminatori e irrispettosi, educando i ragazzi a una cultura di solidarietà, condivisione, dialogo, rispetto e soprattutto inclusione.

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