Arrivi e partenze

Oblio e perdono di Robert Harris: un grande romanzo storico

Probabilmente, non è ancora stata scritta una teoria della narrativa che ripartisca gli scrittori in due categorie: autori-raccoglitori e autori-cacciatori.
Già. Da un lato, esistono autori che incontrano storie lungo il loro cammino, e attendono che maturino i tempi migliori per coglierne portata della trama e sviluppo dei personaggi.
Dall'altro lato, ci sono autori che inseguono i propri personaggi e li braccano come in un forsennato manhunt, innestando i propri characters (la parola inglese per descrivere i personaggi porta con sé una nota di indipendenza e carattere che ben si attaglia a questa teoria non ancora formulata) su un disegno che magari prenda a prestito dalla Storia - quella maiuscola - articolazione, eventi e sviluppi, senza però lasciarsi da essa vincolare. 
Ecco: Robert Harris è un autore cacciatore. E Oblio e perdono, il suo nuovo, grande romanzo, è il ricchissimo bottino che riempie il carniere del grande autore, tornato da una fruttuosa battuta di caccia fra le rigide atmosfere nordamericane di fine Seicento.

Oblio e perdono
Oblio e perdono Di Robert Harris;

Con Oblio e perdono, primo romanzo storico di Robert Harris ambientato prevalentemente in America, l'autore ricostruisce brillantemente e con una narrazione incalzante la più grande caccia all'uomo del Diciassettesimo secolo, e racconta un'epica storia vera sulla religione, la vendetta e il potere, trasportando il lettore in uno dei periodi più tumultuosi della storia inglese.

Oblio e perdono è il primo romanzo storico dell’autore di Fatherland a "varcare l'oceano", essendo ambientato prevalentemente in Massachusetts e nell'America del Nord.
È un libro che, mentre racconta di fatti avvenuti più di trecento anni fa, riesce a dirci qualcosa di quel che l'Inghilterra è diventata oggi, nel 2022.
La trama del romanzo, riassunta molto brevemente, è la seguente:

Nel 1660, dopo una parentesi repubblicana di undici anni, inaugurata dai “parlamentaristi” guidati da Oliver Cromwell con la decapitazione di Carlo I Stuart, in Inghilterra torna la monarchia. Quando la Corona viene riportata in auge dai “realisti” al seguito del delfino Carlo II, erede naturale della prestigiosissima casata regnante, una legge, che verrà chiamata “Act of oblivion” (com’è il titolo originale del romanzo di Harris), promette di cancellare i crimini commessi dai seguaci di Cromwell durante la guerra civile che ha insanguinato il paese.
Con una sola eccezione: coloro che sono sospettati di aver giocato un qualsiasi ruolo nell’esecuzione del re, non saranno perdonati.

Il romanzo si apre dunque in una fredda contea nordamericana con l'arrivo per nave di due uomini in fuga: sono il colonnello Edward Whalley e suo genero, colonnello William Goffe, e hanno direttamente preso parte all'esecuzione di re Carlo I.
Questi due characters tratteggiati con mano sicura e colori vivaci da Harris, sono personaggi storici.
Sono entrambi realmente esistiti, cioè, al punto che lo stesso Harris - nel corso delle sue ricerche per dare al romanzo una forma credibile - ha rintracciato alcuni documenti la cui esistenza era ignota, nei quali si racconta dei legami di parentela fra loro e di altri aspetti finora sconosciuti. Ecco il nostro autore-cacciatore all'opera: lo immaginiamo mentre compulsa fonti, interroga il web, fa domande a storici di vaglia... Harris prende molto sul serio la sua vocazione di scrittore di romanzi storici, e tutto quel che scrive può servire da fonte attendibile per chiunque sia interessato alla materia storica. Niente male, eh?
Divertirsi ed emozionarsi leggendo un romanzo scritto benissimo e, nello stesso tempo, imparare un sacco di cose su avvenimenti realmente accaduti, persone realmente vissute, è un bel traguardo.  

Sulle tracce di Whalley e Goffe, il romanziere mette un formidabile segugio.
È un personaggio che Harris non ha potuto che inventarsi, essendo ad oggi ignota l'identità di coloro che diedero la caccia ai 59 parlamentaristi macchiatisi di alto tradimento.
Ma, benché inventato, Richard Nayler assume su carta la stessa forza dei due personaggi storici cui dà la caccia.
È la magia di un romanzo che funziona come un ingranaggio raffinato, capace di moltiplicare il suo movimento (non è un caso che gli orologiai chiamino "complicazione" ogni rotella che sistemano con micrometrica precisione) fino a farci capire come gli effetti di quella guerra civile riverberino ancora oggi sull'Inghilterra della Brexit. 

Nella nostra intervista, Harris ci racconta questo ed altro, con l'affabilità di un autentico gentleman, non sottraendosi alle nostre domande e mostrando sempre un sincero desiderio di condividere e comprendere. Ma i modi cortesi non devono ingannare: Harris è un uomo con le idee molto chiare. Non solo rispetto a quel che accadde trecento anni fa: anche sulle responsabilità individuali e collettive che hanno causato l'attuale situazione politica del suo paese. Harris, convinto europeista, fa nomi e cognomi di quelli che ritiene essere stati gli artefici di "sei anni miserevoli per il nostro paese": Jeremy Corbyn, leader del partito laburista, che lo scrittore accusa di aver lavorato in segreto per la causa della Brexit; poi Boris Johnson, ritenuto "inadatto a guidare il paese"; infine Liz Truss, che nell'arco di un governo brevissimo ha lasciato in dote al Regno Unito una quantità di problemi economici che gettano un'ombra scura sul futuro. Oggi è il turno di Rishi Sunak, e Harris concede che "è sempre possibile tornare indietro", magari riammettendo la Gran Bretagna fra le nazioni che fanno parte dell'Unione Europea. 

Ma il sorriso amaro con il quale il nostro racconta tutto questo è di quelli che lasciano poco spazio a un ottimismo di maniera: la prima dote di un buon cacciatore è il pragmatismo. Sapere da che parte tira il vento, in fondo, è una dote indispensabile a chi insegua le sue prede lungo sentieri innevati, ma anche per chi eserciti il difficile e bellissimo mestiere di raccontare storie. 

Le nostre interviste

Conosci l'autore

Robert Harris, laureato alla Cambridge University, è stato giornalista alla BBC, e uno dei più noti commentatori dell'"Observer" e del "Sunday Times". È diventato famoso in tutto il mondo nel 1992 con Fatherland, il cui successo lo ha inserito a pieno titolo nel ristretto gruppo di autori che hanno ridefinito e ampliato i confini del thriller. Successo confermato da Enigma (1996), Archangel (1998), Pompei (2003), Imperium (2006), Il ghostwriter (2007), da cui è stato tratto un film diretto da Roman Polanski, Conspirata (2010), L'indice della paura (2011), L'ufficiale e la spia (2014), Conclave (2016), Monaco (2018), Il sonno del mattino (2019). Prima di dedicarsi interamente alla narrativa ha scritto numerosi saggi, fra cui una celebre inchiesta sui falsi diari del Führer, I diari di Hitler (2002). Tutte le sue opere sono edite in Italia da Mondadori.

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