Quello che i librai non dicono

Il garzone e l'intellettuale

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

“Mi spiegò che l'ignoranza è la responsabile di una posizione inferiore nel mondo e che il sapere è il primo gradino verso le vette delle distinzioni.”

"Le avventure del Capitano Singleton" - Daniel Defoe

Alla fine del 1975 ho cominciato a lavorare alla Feltrinelli di Parma, allora in via Repubblica, come garzone, o per meglio dire – per dare un po' più di dignità al mio lavoro – come fattorino.
Non sapevo nulla, ero ignorante, ma conoscevo a memoria formazione e album di tutti i gruppi rock. E i libri? Pochi in casa mia: mio padre era operaio alla Bormioli, azienda attiva nel settore del vetro, e mia mamma era la classica casalinga.

Subito, però, mi sono appassionato: ho avuto alcuni innamoramenti, ho letto parecchi libri sull'antico Egitto, i faraoni, la tomba di Tutankhamon, e il libro di Arborio Mella di Mursia allora celeberrimo... chissà se esiste ancora. Poi gli Aztechi, gli antichi imperi: anche lì ho letto molto. Stesso discorso per gli indiani d'America, fantastici libri sulle guerre, sulla battaglia di Little Bighorn con il generale Custer e Cavallo Pazzo.
Ma sull'arte ero ignorante praticamente in toto – non sapevo che differenza ci fosse tra Leonardo e Picasso, per dire. La libreria era allora frequentata da personaggi importanti, intellettuali, critici, alta borghesia parmigiana. Io naturalmente non ero considerato: cosa volete dire a un ragazzo che gira con i pacchi e pulisce la moquette con l'aspirapolvere e al mattino vuota i posacenere? (allora tutti fumavano in libreria...)

Invece successe una di quelle cose che fanno della libreria un luogo di incontro e di amicizia che migliora le persone.
Stavo aprendo dei pacchi con Roberto Tassi, allora critico di Repubblica e autore di articoli per la pagina centrale della sezione Cultura.
E lì accadde l'incredibile: iniziò a parlarmi dei libri che tiravamo fuori dai pacchi. Le differenze tra Monet e Manet, il surrealismo, Bacon, Sutherland. È stato fantastico, mi trattava come un suo pari!

Tutte le volte comprava almeno tre, quattro libri che gli servivano per gli articoli che Repubblica poi pubblicava nella pagina centrale. Conservo alcuni suoi libri con dedica: ci tengo moltissimo.
Non posso dimenticare quello che mi ha insegnato, la sua figura, la sua capacità, la pazienza: ho imparato da lui molte cose.
Oggi sarebbe possibile aprire pacchi di libri con una persona così a fianco? Non credo proprio.
Ogni tanto vado a trovarlo al cimitero. Se sono diventato poi negli anni un – diciamo – bravo libraio, lo devo anche a lui.
Questo significa fare un mestiere, imparare e diventare migliori.


A proposito, piano piano poi gli altri personaggi in vista di Parma hanno cominciato a parlare anche con me, e devo dire che sono stati a loro modo importanti.

 

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