Quello che i librai non dicono

Manga, che passione!

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Piovono a frotte. Planano sciamando a bordo di vestiti improbabili. Almeno per me.

Indossano calze da tonnara, pupille bistrate sotto tendaggi di frange, occhiali bordati d’oro e cerchietti pelosi di cartoni animati. Zaini trapuntati di spille come uno sfogo allergico. O shopper arcobaleno. Ragazzini/e che appena scorgono la parete in fondo alla sala accusano colpi apoplettici e accenni di sindrome di Stendhal.

Sono loro, i seguaci dei manga. Ma ora so che si chiamano otaku. Affetti da amore ossessivo per fumetti, videogiochi e corredi culturali giapponesi vari ed eventuali. Sono loro, la riprova incarnata che sono “Ufficialmente Anziana”. Ma poi rammento a me stessa che, oltre ad essere un’attempata ex giovane donna, sono comunque una libraia. E allora l’aggiornamento incombe. Così, oltre all’osservazione antropologica acuta, mi sono lautamente documentata. Imparando che ovviamente non basta dire “manga”.

Perché esiste una pletora di sottogeneri, ognuno debitamente connotato e mirato come un cecchino al suo target. Kodomo, Shojo, Shonen, Aniparo, Spokon, carrellate di denominazioni più o meno impronunciabili per identificare argomenti ed età. Poi arriva il momento di passare alla pratica.

«Scusa, posso chiederti un consiglio?» Gocciolina sulla tempia molto adatta al personaggio di un anime davanti alla domanda della vita. «Vorrei regalare un libro a una mia amica» «Perfetto. E che cosa le piace?» Perché magari avevo la fortuna di incappare in una destinataria totalmente avulsa da quel mondo e dedita come me al cinema muto Anni’20 o al romanzo americano minimalista. Magari neanche le piaceva il sushi… «Calcola che è una fissata peggio di me. Ma non è tipa da Tokyo Ghoul, più da Paradise Kiss, o al massimo Free Soul.» Ottimo, pensai, mentre mi si stagliava innanzi una steppa mongola di punti interrogativi.

Come orizzontarmi? Sicuramente se non fossi uscita dalla malmostosa area manga, mi sarei impantanata di brutto. «Ma vogliamo rimanere per forza in ambito fumettistico? Perché magari con un romanzo azzeccato potresti spiazzarla senza sganciarla da ciò che le piace. Che ne dici? Forse scopre un altro amore.» «Potrebbe esse’ un’idea. Però il libro deve essere figo». Non l’avevo scritto io, ma potevo traghettarci verso la soluzione.

Il mio gene da libraia Caronte doveva schierarsi in campo. Perché il manga non è la mia specialità, ma il disagio sì, a qualsiasi latitudine si sbracci. E così impugnai Il signor Cravatta di Milena Michiko Flasar «Questo non ti può deludere. Il protagonista è un adolescente hikikomori che sbuca di casa dopo due anni di isolamento e s’imbatte in un uomo in fuga de se stesso e dalle verità insopportabili»

«Mi sa che va bene. Lo prendo. E qualcosa per me?»

La sfida era ancora aperta, ma a quel punto cominciava a divertirmi.

Poi a volte è tutto più facile.

 «Scusa, avresti per caso il vinile Unica di Ornella Vanoni?» A domandarlo un’incantevole minorenne con lo sguardo quasi soffice. «Lo devi regalare?» «Non proprio, adoro ascoltare i dischi con mia nonna, quindi è un regalo per tutte e due.» Avrei voluto commuovermi e magari anche abbracciarla.

Ma poi, stranamente, le ho consigliato un romanzo.

Altre leggende librarie

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente