Strade di carta

Bugie

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

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Aby Warburg

«Le bugie erano diventate più efficienti. Era quasi imbarazzante.»

Non è mai semplice il rapporto con la Verità. Prima riuscire a scorgerla, delimitarla, crederla tale. Stabilire quanto sia maiuscola o minuscola. E poi ancora difenderla, incarnarla ad oltranza. Ad oltranza? Quando sono inciampata in questa frase, mi è parso ancora più evidente.
Soprattutto perché nel romanzo da cui è estrapolata, Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen, la menzogna s’insinua in un terreno tra i più fragili e pungenti. Fatto di ciottoli, vetro e sciami di scosse.Quello del matrimonio.
La storia è incastonata nell’Israele altoborghese, dove Eitan, un chirurgo stimato, rientra da un turno di notte. Ma il viaggio s’inceppa. E lui non replica all’imprevisto come avrebbe dovuto. Non reagisce come avrebbe sempre pensato di fare. Disattende sé stesso. Comincia a non dire e poi dice altro. Ha troppo da proteggere, troppo da ovattare. E così, inevitabilmente, inizia ad affossarlo.
Da quell’esatto punto, da quell’attimo in cui sceglie di tacere, di non intervenire, l’ovvio si scolla dalla sua sagoma. Dalla prima bugia pronunciata a sua moglie ne discende una stirpe sempre più densa. Un grappolo amaro a cui Eitan si abitua, al cui sapore indecente non sa più rinunciare.
Il perimetro s’incrina e in un effetto domino Eitan assiste all’erosione del suo sistema tolemaico.
Famiglia, casa, carriera, tutto si appanna in un buio di sabbia.
Per sua moglie Liat, lui ha sempre la stessa faccia, eppure, progressivamente, consuma la sua cera e diventa qualcos’altro, che lei non conosce.

Quanto sappiamo quindi di chi ci affianca ogni giorno? Così come possiamo leggerlo all’inverso. Quanto sanno gli altri di noi? Cosa c’è di vero quando ci raccontiamo a qualcuno dentro una storia d’amore?

Come Eitan infatti non sa che versione fornire di sé e il gioco sguscia dalle sue mani, così nel romanzo di Mario Benedetti Chi di noi i tre protagonisti, Alicia, Luca e Miguel, sono vertici di un triangolo oscuro. Il loro è un rapporto scaleno, dove Miguel è il gran manovratore o presume di esserlo. Ma poi finisce per assurgere a burattinaio di forze che non può governare. È convinto che Alicia sia la compagna ideale di Lucas e si adopera in ogni modo per portarla fino a lui.
Ma Alicia vuole Miguel e scegliendolo tradisce i suoi piani.
Ormai però Lucas si è insinuato come un virus, alberga negli anfratti di quella che non può essere solo una coppia. E comprendere chi è l’Altro della dinamica, ormai, non è più possibile. Proseguendo su questi sentieri, le domande continuano a piovere. Cosa viviamo in una “scatola di coppia”? Uno spettacolo più o meno riuscito? Quanto e fino a quanto riusciamo a sceneggiarlo?
I passi delle pagine mi fanno scivolare dentro altri due titoli, con esiti simili ed egualmente fatali.

Ancora di più che nei precedenti romanzi, ne L'attentato di Yasmina Khadra, Amin si trova travolto da una Verità nuova, deflagrante, impensabile. Sua moglie, bellissima e adorata, incapsulata in una “realtà” di agio e d’amore, si fa saltare in aria, seminando in lui la certezza di aver vissuto con lo spettro dei suoi desideri, con l’incantesimo a breve scadenza di una carrozza a orologeria.
Le schegge di questa presa di coscienza lo trapassano più di quelle della bomba. Sono uno scoppio che non incontra più silenzio. Quando si smette di capire chi c’è di fronte a noi? Quando nasce la deriva?

È lo stesso insanabile danno che si squarcia nella vicenda di Orfeo perduto scritto da Janette Turner Hospital. Leela e Mishka spartiscono letto, odori, fame di sogni. Un lungo pietrisco di giorni e d’impronte. Ma all’improvviso (perché per quanto preceduta di segnali, la rivelazione è sempre inaspettata), lui svanisce e un ordigno esplode. Esattamente come Amin, anche Leela va in pezzi, così come si polverizza quella vita che credeva di custodire in tasca.
Chi era davvero il “suo” uomo? E soprattutto di chi era? Del terrorismo distrattamente interrato, di origini che sono già un destino?
«Aveva intuito fin dall’inizio che Mishka era una domanda senza risposta, ma non voleva accettarlo. E non poteva neanche provarlo. L’enigma di Mishka somigliava all’ultimo teorema di Fermat, l’equazione senza soluzione».

Forse, anche al di là di questi scenari estremi, restiamo sempre per l’altro, così come per noi stessi, un nocciolo impenetrabile, un asteroide di misteri che galleggiano tra le nostre maschere.

Ma questo non può certo impedirci di amare. Sarebbe molto peggio che temere di essere feriti.

Allora non posso che approdare a ciò che suggerisce Lars Fr. H. Svendsen nel saggio Filosofia della menzogna .

«Tutti mentono. Tutti condannano la menzogna. Mentiamo pur concordando che sia sbagliato mentire. (…) Dopo aver scoperto la possibilità di mentire, ho mentito a tutte le persone cui sono stato legato. (…) Dopo una simile confessione sento il bisogno di addolcire il quadro dicendo che sono stato quasi sempre onesto nei loro confronti. L’onestà non è necessariamente solo espressione di un buon carattere, ma si deve anche al fatto che la vita è più semplice quando si è onesti».

Credere comunque nell’onestà dell’altro diventa molto più importante che scovare le presunte ombre.
Condividiamo probabilmente le stesse insicurezze di chi abita i nostri romanzi. E per questo li amiamo.
Ma la politica del sospetto ci renderebbe migliori?
L’unica sfida in grado di salvarci è fidarsi dell’abisso. Di quello che forse non sapremo mai.

Solo così, guardando l’altro con la stessa sincerità che vorremmo assaggiare da lui, possiamo nuotare in acque profonde. E provare fino alla fine ad essere felici.

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