Strade di carta

Crescita

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Il libro di cui hai bisogno si trova accanto a quello che cerchi

Aby Warburg

Consapevolezza, maturità, saggezza, raggiungimento dell’età adulta…la crescita personale è definita con tante parole. I valori dominanti della società e dell’epoca in cui viviamo influenzano e condizionano il carattere, la personalità e inevitabilmente la crescita interiore di una persona. Però poi siamo noi, con il nostro libero arbitrio, a rielaborare le nostre esperienze e quello che impariamo quotidianamente per fare delle scelte che ci porteranno a definire la nostra vita. Una decisione importante fu quella che prese nel 1943 Angelo Del Boca quand’era ancora ragazzino, narrata in forma autobiografica nel libro La scelta.

Colui che divenne il primo e massimo studioso sui crimini italiani in Africa da parte del fascismo durante la sua fase coloniale, dopo l’armistizio dell’8 settembre aderì alla Repubblica Sociale di Salò. Come tanti adolescenti, lo fece più per paura delle ripercussioni nel caso si fosse rifiutato che per convinzione politica. Le tragedie, la violenza e gli eventi brutali a cui assisterà, lo porteranno ben presto a maturare non solo la contrarietà al regime mussoliniano, ma anche la coscienza di agire in prima persona per opporvisi e abbatterlo unendosi così alle fila partigiane.
I fatti storici che intersecano l’adolescenza di Angelo sono le ragioni che lo porteranno a crescere prima come uomo, e successivamente come impareggiabile storico.

Non ebbe la stessa possibilità di scelta il sedicenne protagonista del capolavoro Dietro la porta di Giorgio Bassani che, pur non rivelando mai il nome del personaggio, narra luoghi e avvenimenti della Ferrara fascista che portano a identificare l’autore con l’io narrante e a raccontarne la sua crescita. In tutto il racconto “la porta” è una metafora ricca d’interpretazioni. Dietro la porta si nasconde il protagonista per spiare i comportamenti dei grandi che si trova impreparato ad affrontare e capire. Dietro la porta ascolta le parole di auspicati amici che però non si rivelano tali.
La porta è anche il varco del passaggio forzato di tanti studenti alla fase adulta anche se non per scelta loro bensì imposta dagli eventi del tempo. Nel loro caso dall’affermarsi della riforma Gentile del 1923, che delineò con la sua autorità la crescita di molti giovani spesso differenziandoli in base alla loro estrazione sociale in un clima di grande selezione culturale. Il protagonista rimpiange la spensieratezza dell’infanzia precocemente lasciata: l’informalità dei professori, i giochi, il fidato compagno di banco…identificando questo mondo con quello degli adulti del quale sta improvvisamente iniziando a fare parte e che scopre essere spesso falso, traditore, doloroso. Una nuova realtà dalla quale cerca disperatamente di fuggire, anche se capirà che la porta di quel mondo è già stata aperta per sempre. Crescere comporta anche comprendere questa verità, perché provata sulla propria pelle.

Un’esperienza simile è vissuta da Gambeto, il protagonista di Se l'acqua ride  di Paolo Malaguti. Gambeto è un giovincello che ha appena terminato gli esami di terza media in un paesino ai piedi dei Colli Euganei in provincia di Padova e che ora spera di godersi le vacanze e riflettere su cosa combinare l’anno venturo. Le condizioni proletarie della sua famiglia, ma in realtà di tutto il paese, interrompono i suoi desideri costringendolo ad andare subito a lavorare sul burcio assieme allo scontroso nonno Caronte. Essendo il burcio l’imbarcazione che per secoli fu utilizzata per il trasporto fluviale e lagunare di alimenti, merci e materiali vari tra il Veneto e l’Emilia, Gambeto viaggia in luoghi e città a lui finora sconosciuti. Impara le storie, leggende e i sacrifici di questo antico mestiere, conosce per la prima volta l’amore e il vino, s’incanta davanti alla bellezza di Venezia, si terrorizza quando vede l’acqua ridere o gorgoglia quando il burcio rischia di incagliarsi pericolosamente nelle secche del fiume. Tutto ciò per Gambeto è un’opportunità improvvisa di crescita, benché imposta, che avviene in una fase storica nuova, che progredisce velocemente e che rischia di fargli abbandonare il burcio (e il nonno) a cui ormai si è legato. Che fare allora? Rimanere ancorato testardamente alle proprie convinzioni oppure provare a trovare un equilibrio seguendo il mondo che cambia?

Domande simili a quelle con cui s’interrogava anche Davide, l’apicoltore protagonista del romanzo di Sandro Campani Il giro del miele
La differenza è che Davide è un uomo adulto, con un trascorso difficile alle spalle ma che realizza i propri sogni sposando la sua amata Silvia. Tutto perfetto? No, perché se non ci si guarda dentro, se non ci si analizza ma si rimane radicati ai propri grovigli, non si riesce a vedere il resto. Quello che è importante vedere. Davide lo capirà pagando un prezzo altissimo, ma i suoi sbagli e l’amore che non finirà di aleggiare dentro di sé, lo porteranno a maturare, a provare a riscattarsi e, come fanno le api, a produrre un dolce collante tra i dolori del passato e un luminoso potenziale futuro.

Non esiste età per formarsi e crescere come persona. Perfino quando si è anziani.
A mio parere uno dei libri più forti e indelebili di tale riflessione è La Madre, che lo scrittore russo Maksim Gorkij pubblicò nel 1905. Un libro che permise ai lettori dell’epoca, quando non c’era internet, social network o televisione, di conoscere eventi e luoghi sconosciuti e guardare le vicende narrate con gli stessi occhi dell’anziana protagonista Pelageja Vlasova. Dapprima una donna debole, umiliata e percossa dal marito ma che poi, spinta dall’esempio della lotta del figlio operaio e dai suoi compagni, acquista consapevolezza della propria vita e della propria condizione di donna e di sfruttata nella Russia zarista. Imparerà la fierezza e il coraggio di riscattarsi assieme ai suoi simili per difendere i propri diritti.
Il libro di Gorkij lasciò un segno nel cuore delle persone più indifese e umili ma non per questo meno capaci di gesta eroiche. Fu un libro che li fece diventare protagonisti di una vita che avrebbero voluto vivere e che cercavano di realizzare.
Un romanzo potente, appassionante, educativo, che anche ai giorni nostri non può non suscitare molteplici sensazioni nell’animo del lettore e insegnargli che non bisogna dispiacersi di ciò che non si è potuto fare, bensì di quello che si avrebbe potuto e non si è voluto fare.
Per crescere e proseguire.

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