Strade di carta

Solitudine

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

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Aby Warburg

La solitudine ha diverse sfaccettature, spesso è uno stato mentale, oppure il desiderio fisico di stare da soli, o ancora la paura di esserlo.

Alcune volte è tutte queste cose insieme ed è quello che accade alla protagonista del geniale romanzo di Ottessa Moshfegh, Il mio anno di riposo e oblio, che stanca e insoddisfatta di qualunque cosa le accada, decide di smettere di vivere, scegliendo il sonno, l'oblio appunto, per 365 giorni, per cancellarsi ed eliminare il suo esistere nel mondo.

Poco importa che lei riesca oppure no nel suo intento, quello che conta sono le motivazioni che la spingono a questa decisione e la potenza di questa storia sta proprio nelle domande che ci costringe a porci.

Cosa scatena in noi questo enorme senso di inadeguatezza che ci spinge all'isolamento dall'altro, pur vivendo in una società iperconnessa?

Domande ed interrogativi che in un'epoca diversa, in un mondo completamente diverso, sono un peso sul cuore anche per Clarissa, la Mrs.Dalloway di Virginia Woolf.

Mentre passeggia apparentemente fiera ed altezzosa per le strade di Londra, mille ombre le si addensano nell'animo, ricordi di tempi felici che non torneranno, memorie e desideri inconfessabili, che proprio per il loro essere così poco convenzionali devono venire custoditi con assoluto riserbo, nella solitudine dei propri pensieri. Pur facendo parte della buona società Clarissa sente allo stesso tempo di esserne ai margini, per ragioni che nemmeno lei si sa spiegare e forse per questo motivo, pur non conoscendolo, rimane scossa e turbata dalla notizia del gesto estremo di Septimus Smith. Il turbamento genera in lei empatia per quell'uomo lasciato solo nella sua disperazione, ma anche ammirazione per la scelta di quel suicidio che appare ai suoi occhi liberatorio e catartico.

Inquietudine e paura, sentirsi diversi, mai all'altezza del giudizio di chi ci guarda con sospetto, quasi con odio. Questa è la gabbia di solitudine che si costruisce Edith, una giovane afroamericana sempre in bilico tra ciò che vorrebbe essere ed esprimere di se stessa e ciò che invece si ritrova costretta a fare per cercare di stare a galla in quella società che così malamente la respinge.

Edith è lo spietato e profondamente umano personaggio creato da Raven Leilani nel suo romanzo Chiaroscuro. Edith, sola persino quando un uomo sceglierà di amarla, sola addirittura quando verrà accolta in famiglia, sola perché sceglie di esserlo.

Una solitudine con un piccolo spiraglio di redenzione, nell'accettazione della propria meravigliosa imperfezione.

La solitudine potrebbe essere anche un atto di ribellione, un volersi allontanare da un mondo che non comprendiamo e che ci sembra ostile.

Questa è la scelta di Christopher McCandless, raccontata da Jon Krakauer nel suo libro più famoso, Nelle terre estreme, diventato anche un poetico film diretto da Sean Penn e magistralmente musicato da Eddie Vedder.

Christopher lascia tutta la sicurezza e la tranquillità di una famiglia borghese per cercare un modo diverso di vivere, un modo più autentico di sentirsi veramente umano e per farlo deve necessariamente ritrovarsi solo con se stesso, solo in mezzo alla natura avversa, in quelle terre estreme che altro non sono se non il simbolo di quelle barriere che è la nostra paura a creare, e che solo il nostro coraggio è in grado di farci superare.

La solitudine viene spesso accomunata al silenzio, a quel silenzio così assordante che deriva dalla paura di ammettere di provare questa inquietudine.

Ma a ribaltare questo punto di vista accorre in nostro aiuto l'illuminante Silenzio di Erling Kagge che rivaluta l'importanza della mancanza di rumore, all'interno e all'esterno di noi stessi e che suggerisce di accogliere questo vuoto interiore, non tanto per isolarci dal resto del mondo, quanto invece per capirlo più profondamente e per ritrovare il nostro equilibrio all'interno di esso.

In quest'ottica ecco che la solitudine non è più un sentimento da rifuggire, ma diventa un'opportunità di cambiamento, di crescita e di miglioramento personale.

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