Strade di carta

La verità

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Il libro di cui hai bisogno si trova accanto a quello che cerchi

Aby Warburg

Le nostre azioni, le nostre emozioni, la nostra stessa vita ruota intorno alla verità: la ricerchiamo nel significato più profondo delle parole, attraverso il linguaggio del corpo, nelle immagini a cui attribuiamo la capacità di raccontare la verità oltre l’immagine stessa. Scoprire la verità, confessarla, accettarla, nasconderla, cinque libri in cui la scelta della verità guida il racconto.

E’ la ricerca della verità, la certezza inconsapevole di un’esistenza vissuta nell’inganno a muovere il coraggio di Luz, protagonista del libro di Elsa Osorio I vent’anni di Luz è la storia di tutti quei hijos-figli, vittime inconsapevoli della “guerra sporca” della Argentina, che con coraggio hanno messo in discussione la propria vita, intraprendendo un viaggio non senza ostacoli e dolore in un passato buio, alla ricerca della verità.  Vent’anni per scoprire di non essere ciò o chi credeva di essere, vent’anni per riuscire a dare una risposta a tutte quelle domanda che la facevano sentire inappropriata, vent’anni per comprendere il perché di quel non amore materno da cui, da sempre, era circondata. Questo il tempo necessario a Luz per fare luce sulla sua vita, per scoprire la verità sulla sua storia e per conoscere la storia di una desaparecida, Liliana, sua madre. La verità di Luz  toglie il fiato, è una verità che,  parola dopo parola, ti entra nell’anima; una verità che sembrerebbe annidata in un tempo di guerra passato che, però, riaffiora prepotente nei giorni di guerra di cui oggi tentiamo di leggere la verità.

Cosa accade al nostro animo quando cerchiamo la verità e, dopo averla conosciuta, l’esserne testimone genera in noi un sentimento di vendetta? La scoperta di nuove verità può liberare l’animo umano da sentimenti di morte? La verità con le sue conseguenze accompagna la storia di Juan Guillermo, raccontata nel libro di Guillermo Arriaga, Il selvaggio verità e menzogna, bene e male sono spesso indistinguibili. Chi sono i bravi ragazzi? Chi sono i delinquenti? Chi sono gli assassini? In nome di quale bene è lecito agire? Quale verità può giustificare le nostre azioni?  Dinanzi a tali riflessioni ci conduce la forza del romanzo di Arriaga. In un Messico degli anni settanta, inquieto, corrotto, dove la diffusione delle droghe dilaga, dove quotidianamente si contrappongono malavita e gruppi di fanatici religiosi, Juan Guillermo sarà testimone impotente degli eventi che porteranno all’assassinio del fratello maggiore e alla distruzione della sua famiglia, di cui sarà l’unico superstite. Il racconto di Juan Guillermo si alterna a quella del leggendario cacciatore Amaruq, intento nella ricerca del lupo Nujuaqtutuq: apparentemente sconnesse nel tempo, nei luoghi e nei fatti, le due storie diventeranno un unico racconto dove l’animo selvaggio guiderà la scelta delle loro azioni e così i loro destini.   

Raccontare la verità rappresenta una necessità per Charles Alavoine, l’io narrante del libro Lettera al mio giudice di Georges Simenon: la verità confessata però non è quella dell’omicidio della sua amante, per il quale si trova dinanzi ad un giudice in qualità di imputato. La verità narrata non è quella di un uomo che tenta di fuggire alle conseguenze dalle proprie azioni, bensì quella di un uomo che riconosce nel suo giudice un altro uomo a cui consegnare il racconto della sua vita con tutte le sue verità, e del suo amore così folle e ossessivo. L’inaspettato incontro con Martine mette in discussione tutta la sua esistenza di anonimo medico di campagna, arresosi ad un matrimonio infelice, e lo condurrà in turbinio di emozioni a lui sconosciute, tali da confinarlo nella più profonda e distruttiva cecità. Quell’amore passionale si alimenterà di gelosia e possessività, trasformandolo nello scenario dove l’ossessione prevarica sull’amore e il futuro viene schiacciato dalla follia nel momento stesso in cui iniziava a prendere forma.  Un amore così folle dal renderlo assassino, ecco la verità che Charles Alavoine confessa a sé stesso, suo vero primo giudice.

Quale verità nasconde l’indagine condotta da Michaela Fitzpatrick, agente di polizia assegnata ad uno dei quartieri più degradati di Philadelphia? Sarà proprio il suo racconto a dare voce al libro di  Liz Moore I cieli di Philadelphia svelando al lettore pagina dopo pagina che l’apparenza nasconde verità molto più profonde, insite nel fondo dei ricordi dove verità, immaginazione e frammenti di vita  si confondono. L’indagine svolta da un presunto assassino di tossicodipendenti e prostitute nel tentativo di salvare sua sorella Kacey e altre ragazze che conducono la sua stessa esistenza, condurrà Michaela nelle pagine sbiadite del passato della sua famiglia, rivelandole una verità che le permetterà di comprendere e interpretare il presente con strumenti nuovi. Due tempi di narrazione, l’adesso e allora per due piani di ricerca che conducono ad un’unica verità, da sempre nascosta.

Può la necessità di verità imbrigliare un’ indagine per omicidio in un reticolo di ostacoli e misteri tali da rendersi necessario innanzitutto un nome prima dei fatti? Quella di Florence Aubenas, reporter e autrice del libro Lo sconosciuto delle poste, è una verità ancora non rivelata, dove i fatti e le persone non trovano posto nella dinamica degli avvenimenti. Florence Aubenas dedicherà sette anni di intensa ricerca per comprendere e definire gli eventi dell’efferato fatto di cronaca vera che vede l’uccisione di una giovane donna all’interno di un ufficio postale di un piccolo borgo francese al confine con la Svizzera. Primo ed unico indiziato è Gérald  Thomassin, vincitore da giovanissimo di un Premio César come promessa del cinema e già  interprete di non pochi  film. Ma l’alternarsi di celebrità e di indigenza lo designano come colpevole perfetto per un delitto dalle dinamiche incongruenti. Quale verità ci rivela l’inchiesta di Florence Aubenas? Una verità nella verità,  che supera la definizione del nome del colpevole e che mostra, attraverso le testimonianze raccolte, una Francia sconosciuta e lontana dall’immaginario collettivo a cui da sempre siamo abituati.

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