Consiglio d'autore

Michele Battini consiglia Un tempo senza storia di Adriano Prosperi 

Il tempo attuale che è un tempo in cui la crisi dei quadri sociali della memoria, cioè delle forme in cui una società trasmette il ricordo e la memoria dei tempi passati, si accompagna alla crisi della riflessione storica, degli istituti di conservazione dei documenti, dell'insegnamento della storiografia nelle stesse scuole e nelle università, della marginalizzazione dello studio del passato nelle culture contemporanee

Adriano Prosperi, in Un tempo senza storia, si interroga a partire da una domanda: "Può l'uomo contemporaneo considerarsi libero dal peso del passato?". 

Attraverso una serie di riflessioni socio-politiche, filosofiche e letterarie, in cui le digressioni lasciano spazio a numerosi spunti per alcuni approfondimenti, il brevissimo libro, di sole 120 pagine, si mostra in tutta la sua intensità e densità di pensiero. 

Il primo capitolo, sezione fondamentale del libro stesso, Le intermittenze della memoria, si sofferma su un problema fondamentale: l'indifferenza nei confronti del passato. Il sapere storico mantiene un proprio ruolo nell'industria culturale, è argomento di articoli, conferenze e anche di libri di successo, ma a scapito di cosa? La storia e i suoi personaggi sono un po' "aggiustati", a volte deformati e vanno incontro ai gusti del pubblico, perdendo, però, il loro scopo di formare le coscienze politiche e sociali

Le nuove generazioni sono individuate da Prosperi come portatrici, non sane, dell'indifferenza nei confronti del passato. Ma perché proprio loro? Il punto è il mancato, o errato, studio della storia. Causa gli insegnamenti inadeguati? O la tecnologia sempre più presente che ci fa affidare più a un'informazione frivola che ai libri? Entrambi. 

Un tempo senza storia. La distruzione del passato

Questo libro è, al medesimo tempo, un'apologia della storia e uno sguardo preoccupato sulla società dell'oblio in cui viviamo. Una società dove la storia, come disciplina, è vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato è un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all'odio nei confronti di chi viene «da fuori». E tuttavia l'offuscarsi della coscienza e della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertito.

Il risultato di questa situazione è una società senza memoria collettiva condivisa e ciò non può che portare a situazioni pericolose e a casi estremi. 

Se il secondo capitolo riporta momenti in cui fatti e letteratura hanno palesato la discontinuità della memoria rispetto alle epoche precedenti, il terzo è quello che si concentra sui casi limite: i totalitarismi

Ma quello che emerge di più nell'analisi di queste dittature è una profonda riflessione sul "dimenticare". Può essere utile, per andare avanti, consentire alla Storia di liberarsi dal peso del passato e puntare unicamente al progresso? Lo è per Nolte, ma non per Prosperi: l'umanità non può dimenticare se continua a commettere gli stessi errori

E anche qui, come in tanti altri punti del testo, è un esempio a chiarire il concetto. Gli italiani si sono dimenticati della fatica, dell'umiliazione e di tutto quello che ha voluto dire migrare verso il Nord o il Sud America e lo leggiamo nell'atteggiamento di molti di loro nei confronti dei migranti. Partendo da queste basi, quale sarà il futuro per i giovani ventenni italiani? Troveranno la strada sbarrata quando dovranno, o vorranno, migrare fuori?

Dal breve, ma intenso, libro di Prosperi e dalla sua scrittura brillante e mai scontata si dovrebbe imparare che la memoria è l'eredità culturale che ogni individuo si forma grazie all'istruzione scolastica, ai libri, agli incontri. E in tutto questo sapere, in questo passato che ultimamente è tenuto a distanza, la memoria diventa preda di una selezione naturale: è la somma di quanto si ricorda e di quanto si dimentica

La cultura, scrive Prosperi, è un'incessante lotta alla cancellazione della memoria

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Conosci l'autore:

Adriano Prosperi, nato nel 1939, si è formato presso l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, dove, negli stessi anni di Carlo Ginzburg e di Adriano Sofri, è stato allievo di Armando Saitta e Delio Cantimori. Ha insegnato Storia moderna presso l'Università della Calabria, l'Università di Bologna, l'Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore. È membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. I suoi principali interessi di studio hanno riguardato la storia dell'Inquisizione romana, la storia dei movimenti ereticali nell'Italia del Cinquecento, la storia delle culture e delle mentalità tra Medioevo ed età moderna. Ha scritto per le pagine culturali del «Corriere della Sera» e de «Il Sole 24 Ore», occupandosi per lo più di recensioni di libri, ha collaborato con «La Repubblica».

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