La redazione segnala

La prima mostra dedicata ai disegni di Bobi Bazlen

© Laboratorio Formentini

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Dal 20 novembre all’11 dicembre, al Laboratorio Formentini di Milano si tiene la mostra Nel baule di Bazlen, dedicata ai disegni che l’editore realizzò tra il ’44 e il ’50 nel corso della terapia insieme a Ernst Barnhard. Il 2 dicembre, alle 18, poi, Marco Belpoliti e lo psicanalista Luigi Zoja analizzeranno i disegni più significativi di Bazlen in un incontro alla mostra con annesso aperitivo. Un’occasione unica nel suo genere: i disegni di uno dei personaggi più importanti dell’editoria italiana del secolo scorso non erano mai stati resi disponibili al grande pubblico, e la circostanza che ha spinto al passo è la pubblicazione della miscellanea di saggi Bazleniana, edita da Acquario.

Bobi Bazlen è stato uno dei protagonisti indiscussi dell’editoria del secondo dopoguerra: un fiuto eccezionale per la buona letteratura e una capacità di leggere in tedesco, inglese e francese senza esitazioni. Con lui si scoprì Italo Svevo e si portarono in Italia autori della grandezza di Franz Kafka e Robert Musil, complice senz’altro la sua dimestichezza con la letteratura mitteleuropea favorita dalle origini triestine. Fondò, insieme a Luciano Foà, Adelphi e fu consulente di Einaudi, pur restando sempre un battitore libero e imprendibile, capace di scovare i talenti più promettenti e di valorizzarli nelle case editrici giuste: dalla biografia di Cristina Battocletti, Bobi Bazlen, al ricordo recente di Roberto Calasso, Bobi, gli storici dell’editoria e, soprattutto, gli amici, hanno tentato a lungo di mettere in ordine una vita eccentrica ed eccezionale.  

In questa mostra emerge un altro lato di Bazlen, quello più immaginifico e fantasioso, più profondo, se vogliamo: scelti tra centinaia di schizzi e disegni, le opere in mostra rappresentano il diario visivo della terapia psicoanalitica che l’intellettuale avviò con Ernst Bernhard, basata sulla pratica dell'immaginazione attiva. Suggestioni e rimandi che vanno oltre i sentieri della filologia e tentano di trovare nuovi punti di accesso al caleidoscopio di una figura ancora per molti versi misteriosa: miti, racconti e storie che ci dicono chi è stato Bazlen, ma anche chi siamo noi, con quel piglio antropologico che contraddistingueva il suo operare. Un evento che evidenzia bene la sua tendenza a non considerare la cultura come qualcosa di immobile e dato una volta per sempre, ma come un dinamismo e un cambiamento continuo che passa per i libri, l’immaginazione, il disegno.

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