La redazione segnala

Hieronimus Bosch, un artista straordinario, anzi non-binario

La mostra è bella, interessante, diciamolo subito, ma non è una mostra su Bosch, e la seconda parte del titolo, e un altro Rinascimento, ci spiega subito la direzione che hanno voluto prendere e vogliono farci prendere i curatori: mostrarci che non solo esistono diverse declinazioni e varianti del Rinascimento. ma anche come accade che un’iconografia assolutamente nuova e originale sia trasmigrata di città in città, di corte in corte, per diffondersi e influenzare tutta la cultura, o meglio una parte della cultura del tempo, e diventare quasi un marchio, un brand riconoscibile a tutti.

Bosch. Ediz. illustrata
Bosch. Ediz. illustrata Di Walter Bosing;

L'opera di Hieronymus Bosch (1450-1516) era ostica persino per i suoi contemporanei e si presenta ancora oggi, per certi aspetti, come una sorta di rebus irrisolto. Sebbene affondi le sue radici nella tradizionale pittura olandese, Bosch sviluppò un suo linguaggio formale molto suggestivo. Unendo l'umiltà religiosa all'ingegno satanico, rese le gioie del paradiso e le pene dell'inferno.

I quadri di Bosch in mostra non sono moltissimi, ma quelli che ci sono, sono straordinari, come per esempio il Trittico delle Tentazioni di Sant’Antonio, quello del Giudizio Finale o La visione di Tundalo.

Le opere più numerose e famose di Bosch infatti, come il Trittico del Giardino delle Delizie, sono custodite al Prado che, comprensibilmente, è poco incline a privarsi dei suoi capolavori, anche temporaneamente, ma a Milano i curatori hanno fatto uno sforzo enorme e sono riusciti a ottenere importanti prestiti da molte tra le più importanti istituzioni culturali europee.

Per scoprire la mostra bisogna armarsi di tempo e di pazienza e destreggiarsi tra i gruppi di visitatori, ma mano a mano che ci si addentra nelle sale si scopre un mondo straordinario. Perché Bosch non è solo l’artista che ha dato vita alle immagini fantasmagoriche che tutti conosciamo, ma è stato l’artista che ha creato un modo, anzi un modello, che in pieno Rinascimento è riuscito a imporsi e a diventare ‘globale’ senza bisogno di internet, senza bisogno di smartphone, solo con la forza e la potenza del proprio linguaggio.

Perché, questa è la tesi dei curatori: non esiste un solo Rinascimento di matrice tosco-romana, come la vulgata del Vasari ci ha fatto credere, ma esistono ‘altri Rinascimenti’ aperti al fantastico, all’onirico, al sogno, e d’altronde lo stesso Leonardo, emblema assoluto di classicità (pensiamo al suo uomo vitruviano), nei taccuini usava schizzare facce e grugni che niente avevano a che vedere con il canone raffaellesco a cui tutti siamo abituati, e di questa tendenza, in mostra, si può osservare un esempio.

Questo Rinascimento alternativo, questo ‘altro Rinascimento’ di cui Bosch è senz’altro l’inizio, riuscì a imporsi e a prendere piede grazie alla stampa, la cui invenzione stravolse e rivoluzionò l’Europa di metà ’400 con un impatto dirompente, paragonabile solo alla comparsa di internet e alla nostra rivoluzione digitale (i cinesi in realtà, sempre avanti in fatto di tecnologia, avevano scoperto la stampa molti secoli prima, ma questo è un altro capitolo).

All’invenzione si unì il nascere di una preziosa tradizione fiamminga di stampe artistiche perché, per la prima volta, si rendevano riproducibili, e quindi conoscibili, non solo le parole (e dunque informazioni, storie, notizie), ma anche le immagini, che iniziarono a viaggiare e a circolare affermandosi secondo le mode dell’epoca, esattamente come avviene oggi per noi.

Sicuramente è azzardato pensare a Bosch come a un influencer, ma la sua fantasia, il suo gusto per l’eccezione, la difformità, lo straordinario attecchirono subito, soprattutto nell’Europa meridionale, proprio grazie alla diffusione delle stampe fiamminghe ‘alla Bosch.

In questo senso un ruolo fondamentale è quello giocato da Brugel il Vecchio che, tra tutti i seguaci di Bosch, fu quello capace di dare vita alle elaborazioni più straordinarie, non semplici copie ma reinvenzioni che dall’immaginario boschiano traevano linfa e ispirazione. Brugel il Vecchio diede vita ad Anversa addirittura a una vera e propria collaborazione (una coproduzione?) con la casa editrice Aux Quatres Vents, che contribuì a far scoppiare in Europa (con epigoni addirittura in America Latina) una vera mania, facendo diventare Bosch un vero e proprio ‘brand’ come sostengono i curatori.

Così, oltre alle sette spettacolari incisioni a bulino sui sette peccati capitali di Brugel il Vecchio, in mostra si possono ammirare numerose e preziose stampe, tra cui il mostro marino di Albrecht Dürer e il capolavoro editoriale di Aldo Manuzio, la Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, che testimoniano il diffondersi di questo gusto per l’onirico, il notturno, il magico, la stregoneria.

E poi via a una proliferazione di oggetti strani, due calamai in forma di mostri marini, la riproduzione in legno dell’automa dello scienziato e collezionista Settala in forma di torso con la testa di diavolo, una trentina di pezzi, raccolti in una Wunderkammer, una Camera delle Meraviglie, in omaggio alla moda e al gusto dei collezionisti del tempo.

E non furono solo piccoli nobili dai gusti eccentrici o scienziati pazzi ad amare e apprezzare questa imaginerie: l’arte di Bosch trovò infatti particolare apprezzamento addirittura alla corte degli Asburgo e attraverso questi influenzò e permeò il gusto di molte altre grandi corti europee. Ne sono testimonianza i quattro grandi arazzi (di manifattura naturalmente fiamminga) provenienti dall’Escorial e per la prima volta esposti fuori dalla Spagna, e l’arazzo dell’Elefante, proveniente dagli Uffizi, appartenente a un’altra collezione, che testimonia da una parte l’iconografia del quinto arazzo della serie dell’Escorial andato perduto e dall’altra la tendenza dei nobili a gareggiare per avere ognuno il proprio capolavoro ‘alla Bosch’.

Naturalmente in mostra, oltre alle tante opere, di artisti, epoche e tecniche diverse, raccolte con grande sforzo per sostanziare l’originale tesi dei curatori, si possono ammirare anche tutte quelle immagini, drolerie, che immediatamente associamo al nome di Bosch: mostri marini, animali giganti, strani coacervi di umani-animali-cose, un bestiario fantastico fatto di impudicizie, magie e stregonerie che Bosch descrive con precisione lenticolare, con sguardo lucido nonostante il carattere a volte allucinato delle sue immagini. Mostri e nani che non possono non ricordarci i nostri Gremlins, alcune creature magiche di Harry Potter, elfi e nani dello Hobbit e via discorrendo, come se attraverso Bosch fuoriuscissero tutte le pulsioni che non riuscivano a liberarsi e a sfogare in una società rigida e controllata come quella europea del tardo ’400 e ’500.

A chiudere il percorso espositivo una magnifica installazione multimediale di KARMACHINA prodotta e promossa dalla Fundacìon Princesa de Asturias che anche nel titolo, Triptiko, è un chiaro omaggio e riferimento all’arte di Hieronimus Bosch. È un caleidoscopio di immagini in grafica 2D con figure tratte dai suoi quadri che muovono su e giù con i movimenti meccanici tipici delle marionette, spirali geometriche come un trip anni ’60, colori che cambiano, il tutto accompagnato da una musica che si fa sempre più allucinata e ossessiva, perché l’immaginario di Bosch sembra fatto apposta per esaltare tutte le possibilità creative e visive della tecnica video.

Così alla fine si esce storditi e affascinati dalla ricchezza e dalla molteplicità di tutte le immagini di questo altro Rinascimento. Mostra consigliata? Assolutamente sì!

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