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Il metodo Fenoglio: dalla penna di Carofiglio alla serie TV

La penna di Gianrico Carofiglio colpisce ancora. L'autore di bestseller tradotti e amati in tutto il mondo, firma questa volta il soggetto e la sceneggiatura della prima stagione della serie tratta dalla sua trilogia più famosa, Il maresciallo Fenoglio. L'estate fredda che vede l'omonimo protagonista andare in onda ogni lunedì in prima serata Rai 1.

L' estate fredda
L' estate fredda Di Gianrico Carofiglio;

Ambientato al tempo delle stragi di Palermo, "L'estate fredda" offre uno sguardo pauroso sulla natura umana, regalandoci anche un protagonista di straordinaria dignità. E, alla fine, un inatteso bagliore di speranza.

A vestire i panni di Pietro Fenoglio è Alessio Boni, noto al grande pubblico per una lunga carriera di interpretazioni televisive e cinematografiche sempre particolari e incisive, a partire da quella di protagonista ne La meglio gioventù (regia di Marco Tullio Giordana, 2003), che lo consacrò da subito al successo televisivo insieme ad attrici e attori dal calibro di Adriana Asti, Sonia Bergamasco e Riccardo Scamarcio.

La serie è diretta da Alessandro Casale, dietro la macchina da presa anche di Un professore 2, ed è composta da quattro puntate di 50 minuti, che la Rai trasmetterà al ritmo di due per volta, per quattro prime serate e altrettante settimane, con il finale di stagione previsto il 18 dicembre.

Boni interpreta il personaggio di un maresciallo «colto ed empatico», di origini torinesi ma che viene spedito a Bari per seguire un caso. Qui si innamora di Serena (Giulia Bevilacqua) e decide di rimanere.

Siamo negli anni Ottanta-Novanta, il capoluogo pugliese risulta teatro delle vicende di criminalità organizzata tipiche di quegli anni e si dipanano nel corso della serie: agguati, uccisioni e casi di lupara bianca creano un clima di terrore e tensione che esplode con l'incendio doloso del Teatro Petruzzelli, cuore pulsante di Bari.

Fenoglio, maresciallo del nucleo operativo dei Carabinieri, entra in questo mondo pur essendone completamente estraneo. La sua aspirazione più intima è quella di letterato: lui voleva scrivere libri e insegnare all’università, ma diventa carabiniere per caso e scopre che gli piace districare la matassa «come Sherlock Holmes». Così si esprime il regista:

Pietro Fenoglio è un personaggio raro. Crede in quello che fa e cerca di farlo a tutti i costi, pur restando nei confini che lui stesso si è scelto. E questi confini si chiamano Legge

Il sospetto che la criminalità locale non sia più composta solo da un manipolo di bande rivali, ma che sia nata una vera e propria mafia barese si fa sempre più pressante. Le indagini di Fenoglio trovano però spesso l'opposizione dei suoi superiori: proprio la sensibilità e l’empatia che lo portano a sapersi calare nei panni degli altri, criminali compresi, così come il suo acuto istinto investigativo e profondo rispetto per la verità, lo portano a inimicarsi facilmente chi è sopra di lui.

Per accompagnare il Maresciallo nelle sue complesse indagini ho scelto una grammatica di ripresa classica, elegante e decisamente cinematografica per impreziosire questo racconto anche con accenni epici; mi sono, altresì, avvalso della collaborazione di ottimi capi reparto artistici per restituire il sapore e il calore della realtà barese di quell’epoca, così affascinante e controversa

La serie tv vanta, infatti, un cast di attori molto noti nel mondo delle fiction: al fianco di Alessio Boni troviamo i nomi di Paolo Sassanelli, Giulia Vecchio, Giulia Bevilacqua, Bianca Nappi e Francesco Foti. Presente anche Francesco Centorame, diventato popolare grazie a Skam Italia e presente anche in C’è ancora domani, film di Paola Cortellesi.

In particolare, Sassanelli interpreta il ruolo di Antonio Pellecchia: appuntato dei carabinieri nonché braccio destro del maresciallo, con il quale forma una coppia quasi comica, giocata sui contrasti, un po’ come Don Chisciotte e Sancho Panza. Se da un lato, Fenoglio è troppo “razionale”, dall’altro Pellacchia “ha bisogno della pancia” per essere indirizzato sul sentiero giusto. Inoltre, essendo di Bari, egli conosce bene la città, così come tutti i codici del suo linguaggio.

E, a proposito di linguaggio, cosa si intende invece con quel "metodo Fenoglio" che ritroviamo tanto nel titolo del romanzo quanto in quello della serie?

Beh, il titolo non può che non venire dal modo sui generis di approcciarsi ai casi del risoluto protagonista, per il quale la pazienza è la nuova rivoluzione. Fenoglio risolve i suoi casi osservando i dettagli, mettendosi sempre alla prova ed esercitando sempre il dubbio.

Non ama, invece, esercitare la violenza: si tiene lontano da pistola e manette, sebbene parti integranti del suo lavoro: a questa contraddizione che lo caratterizza, si aggiunge la sua anima di letterato, l'amore per la musica classica e la pittura.

Questo fa di lui una mosca bianca nel suo ambiente ben stereotipato, che fin da subito gli vale un'istintiva diffidenza tra i suoi colleghi e una naturale attrazione da parte del suo pubblico – a cui non resta che fare il tifo per lui davanti alla tv.

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