Sconfinando

Priverno, provincia di Latina, c’è una scuola dove le maestre ‘sconfinano’ ogni giorno.  Armi segrete? Ascolto e lettura

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

A Priverno, in provincia di Latina, c’è l’Istituto Comprensivo San Tommaso

A Priverno, in provincia di Latina, c’è l’Istituto Comprensivo San Tommaso d’Aquino. È una scuola come tante, che racchiude nei suoi plessi, dislocati nel comune di Priverno e di Prossedi la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado, una scuola per bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni, una scuola orgogliosamente pubblica, una scuola per tutti. Eppure in questa scuola c’è qualcosa di speciale ed è lo spirito, la voglia, la passione degli insegnanti e della loro dirigente per cui la scuola è un presidio, un pezzo fondamentale della nostra società, quello che si occupa dell’istruzione e della formazione dei più giovani. E questo manipolo di coraggiosi insegnanti ha deciso di non limitarsi a ‘fare il programma’, alla trasmissione di conoscenze, ma di impegnarsi in prima persona per una crescita e una formazione globale dei propri alunni. E d’altra parte ‘alunno’ è un derivato del latino ‘alĕre’, <<nutrire>>, per cui gli alunni sono quelli che devono essere nutriti e gli insegnanti di Priverno e Prossedi  hanno deciso di farlo, a colpi di lettura!

Quindi da una parte ci sono loro, gli insegnanti della scuola di Priverno e di Prossedi e dall’altra un grande editore come Feltrinelli, che con PRIMA EFFE ha deciso di mettere a disposizione le sue risorse, i suoi autori e di creare una piattaforma di incontri, laboratori e concorsi, aperti a tutti, classi, alunni e docenti, perché ‘la scuola non è mai stata così divertente!’. 

Ve le presentiamo: sono Annarita Nardacci, referente di istituto per l’Educazione Civica, Roberta Andreoli, referente d’Istituto del bullismo e del cyberbullismo,  e la loro dirigente, la dottoressa Eliana Fiume.

Ed è proprio la maestra Nardacci a illuminarci: “Abbiamo voluto coniugare l'educazione alla lettura con l'educazione civica perché la lettura serve senz’altro a sviluppare capacità individuali ma soprattutto capacità sociali. La lettura è un atto di socializzazione, contribuisce alla cittadinanza attiva e alla formazione degli alunni come cittadini responsabili e consapevoli.

Leggere aiuta a crescere, lo sappiamo tutti, arricchisce la fantasia, la creatività, appassiona e alimenta l’immaginazione… ma come avviene, cosa succede sul campo quando ci sono venti bambini pronti ad ascoltare, quaranta occhi e orecchie tesi a captare tutti i messaggi, come si trasforma questa ‘spinta alla lettura’ nel quotidiano? Siamo andati ad incontrare due di questi insegnanti speciali, due queste ‘super maestre’. Ne è nata una chiacchierata a quattro, tutta al femminile, con donne piene di vita e di entusiasmo, pronte a mettersi in gioco ogni giorno con il loro lavoro.  Nota bene: le chiameremo maestre  e non professoresse, perché è così che vogliono essere chiamate. 

Buongiorno, come state e soprattutto come proseguono le vostre attività nel mezzo di questa nuova ondata Covid?

Dottoressa Fiume: la gestione quotidiana nelle classi e nel rapporto con il dipartimento di prevenzione in questo momento è molto complicata e la complessità non nasce tanto dal diffondersi dei casi di positività quanto dalla gestione, differenziata, per ordine di scuola e per i singoli, alunni e docenti, a seconda del loro stato vaccinale o del fatto che abbiano contratto il virus o meno.  Nel mio ruolo di dirigente vedo che è una situazione diffusa a livello nazionale. Oggi però abbiamo superato la prima fase, abbiamo un corpo docente per la quasi totalità vaccinato e questo ci permette, con gli strumenti digitali, di avere il docente in servizio a scuola, e i bambini a casa, se in quarantena.   È l'evolversi della dad e questo è sicuramente meno alienante, perché c’è quella carica in più che nasce dal confronto fra colleghi. Siamo in un momento di stallo e di confusione ma io sono sempre concreta e ottimista e penso che questo stallo porterà alla decisione di rivedere la gestione di questo virus in maniera più normale, anche a livello scolastico. Quello che però voglio dire è che anche nei momenti più difficili come il lockdown o le quarantene, tutti i nostri docenti non si sono mai sottratti alla creatività, alla progettualità e alla voglia di cercare di dare sempre qualcosa in più ai nostri ragazzi.

Maestra Annarita: è un momento complicato perché in quasi tutte le classi ci sono alunni a casa, quindi in didattica digitale integrata, e il resto della classe in presenza, ma il nostro impegno è proprio quello di cercare di portare avanti un processo di insegnamento e apprendimento stimolante e di qualità per tutti i bambini. E al di là della nostra fatica e difficoltà devo dire che i nostri alunni, anche i più piccoli, stanno continuando a dare prova di grande maturità, rispettando tutte le limitazioni che gli vengono richieste. Dall’altra parte la scuola, noi insegnanti, in questi due anni di pandemia abbiamo imparato a trasformare questa incertezza, questa vulnerabilità in risorsa, promuovendo la resilienza, la capacità di trovare anche degli aspetti positivi anche in questi momenti difficili.  Noi ce la mettiamo tutta con impegno, con professionalità e cerchiamo di essere vicine ai nostri alunni e alle nostre famiglie.

Entrando nel vivo della nostra intervista, quali sono le attività che portate avanti per stimolare i bambini alla lettura? Quali appassionano di più questi giovani lettori in erba?

Maestra Annarita: innanzitutto noi facciamo dei progetti di avvicinamento alla lettura che sono rivolti a tutti gli alunni,  dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado. Dallo scorso anno ci siamo trovati a pensare alle progettualità da proporre per arricchire l'offerta formativa della nostra scuola e naturalmente ci siamo trovati un po' in affanno perché sembrava che niente fosse possibile. La strada più semplice sarebbe stata quella di fermarsi, aspettare che la bufera passasse, ma invece, con il sostegno della nostra dirigente, abbiamo deciso di provare e da qui è nata la collaborazione con PRIMA EFFE di Feltrinelli.

Io, come  referente per l’Educazione Civica, ho pensato di inserire questi percorsi di avvicinamento alla lettura all’interno di un macro progetto che abbiamo chiamato 'Empatia e ambiente, a scuola di emozioni' e con questo toccare i tre macro nuclei concettuali dell'educazione civica: Costituzione e legalità, sostenibilità ambientale e cittadinanza digitale.  

Tra i testi proposti da PRIMA EFFE ne abbiamo scelto due, il libro di Anna Sarfatti, Chiama il diritto, risponde il dovere che è stato letto dalle classi seconde e terze della primaria, di cui mi sono occupata io, mentre gli alunni più grandi, di quarta e quinta, e alcune classi della secondaria, hanno letto: Cyberbulli al tappeto di Teo Benedetti, un libro che si lega al nucleo tematico della cittadinanza digitale e di cui si è occupata la maestra Roberta, come referente per queste tematiche.

Il testo di Anna Sarfatti ci ha permesso di affrontare con i bambini più piccoli il tema dei diritti e dei doveri perché è proprio a scuola che gli alunni iniziano a sperimentare i loro diritti inviolabili ma anche i loro doveri sociali. E con  la leggerezza delle parole in rima della Sarfatti e le bellissime illustrazioni di Serena Riglietti siamo riuscite a veicolare in maniera semplice un contenuto complesso: diritto e dovere sono due facce della stessa medaglia, non ci può essere uno senza l'altro. 

Abbiamo quindi portato avanti varie attività per esempio, per far capire che diritto e dovere stanno insieme, i bambini hanno costruito delle 'mani' su cui ognuno doveva scrivere da una parte il diritto che gli era piaciuto di più e dall'altra il dovere corrispondente. Nelle classi si sono svolte attività interdisciplinari: per esempio, in Storia si è  parlato del diritto al nome, il primo diritto, quello che ognuno di noi acquisisce al momento della nascita. Anche a distanza abbiamo cercato di stabilire comunque un dialogo con l’autore, infatti,  durante l’incontro con Anna Sarfatti si sono condivisi i vari  video realizzati da tutti gli alunni coinvolti nel progetto, che illustravano le diverse attività svolte in classe, come  disegni, poesie e testi di vario genere. Eravamo un po’ titubanti perché era un incontro da remoto, con bambini molto piccoli, ma l’autrice, Anna Sarfatti, da ex insegnante, ha saputo trovare le parole giuste, parlare ai bambini nel modo più adatto, e loro si sono lasciati coinvolgere, completamente. Vorrei ringraziare i colleghi e le colleghe che hanno partecipato al progetto trasformandolo in un percorso stimolante e significativo per tutti i nostri alunni.

Maestra Roberta: tra tutte le proposte di PRIMA EFFE ci siamo orientate per dei testi che ci permettevano di affrontare temi di attualità ma anche di rimanere vicino alla scuola che stavamo vivendo. Quindi abbiamo scelto la proposta che riguarda l’educazione alla cittadinanza digitale, da affiancare all’insegnamento dell’educazione civica classica perché la scuola, prima di tutto, è chiamata alla formazione di cittadini. I mezzi telematici offrono molto però nascondono anche tante situazioni che i ragazzi devono imparare a conoscere. Quindi abbiamo attivato questo progetto su due parole chiave, tipiche dell'educazione digitale: spirito critico e responsabilità. Promuovere lo spirito critico nei ragazzi significata portarli ad essere consapevoli, questa è una condizione necessaria per governare il cambiamento.  L'altra parola chiave è responsabilità, i media digitali sono mezzi di fruizione ma anche di produzione di messaggi e contenuti, bisogna quindi richiamare l'attenzione dei ragazzi a considerare anche gli effetti di quello che stanno facendo, cosa succede quando decidono di pubblicare qualcosa. Il cyber bullismo è un fenomeno in crescita e l'unica arma che abbiamo per combatterlo è responsabilizzare all’uso di questi nuovi mezzi digitali. Da tutto questo è scaturita la scelta del libro di Teo Benedetti, Cyberbulli al tappeto. E l’incontro con l’autore è stato un momento bellissimo, ricco, al quale bambini e i ragazzi hanno partecipato attivamente, condividendo i loro lavori e prodotti digitali realizzati in classe. Benedetti è un autore capace di essere molto vicino a loro perché usa lo stesso linguaggio, conosce gli stessi youtuber, le stesse app, gli stessi giochi digitali. Per coinvolgere i bambini bisogna saper entrare nel loro quotidiano, in quelli che sono i loro interessi, come ha saputo fare Teo Benedetti e vedere, percepire dietro le mascherine, il loro entusiasmo, il loro ‘sorriso con gli occhi’, è stato meraviglioso!

Preside: e nel momento dell’incontro, un autore riesce anche a trasmettere lo spirito creativo che c'è dietro un libro, cioè la scrittura come evento creativo.  Molto spesso i bambini infatti chiedono - come ti è venuta in mente questa storia?  dove hai preso l'idea, quando l'hai scritta...? E quello che li stimola e li emoziona è anche il fatto che incontrare l’autore significa per loro incontrare una persona famosa, qualcuno che ha scritto un libro! L'incontro con un autore promuove nei bambini il fatto che si possa inventare una storia talmente bella… da essere letta da qualcun altro!

Quali difficoltà incontrate in questo lavoro di avvicinamento alla lettura? E quali sono gli approcci più premianti per trasformare la lettura in un'esperienza di ‘divertimento’?

Maestre Annarita: in realtà non incontriamo difficoltà perché il mondo della scuola primaria è un mondo ancora magico e anche il momento della lettura viene vissuto così. La difficoltà sta nel trasformare la lettura in un'abitudine, su questo bisogna lavorare e lo facciamo cercando di creare un clima di condivisione e di complicità, per esempio modificando l'ambiente di apprendimento: se è una bella giornata di sole li portiamo a leggere in giardino oppure alternando momenti di ascolto in cui è l'insegnante a leggere, a momenti di lettura individuale, in modo che i bambini si calino totalmente nella storia. E la scuola rappresenta naturalmente il luogo privilegiato per promuovere percorsi di avvicinamento alla lettura come momento di condivisione e di socializzazione. Indubbiamente l'approccio più premiante è quando riusciamo a proporre un libro che rientra nella sfera di interesse dei bambini e dei ragazzi. Trovare un libro che gli piace, porta a vedere la lettura come un piacere, un divertimento e soprattutto un arricchimento. Come diceva Pasolini, "Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell'esperienza speciale che è la cultura", ecco noi ci proviamo!

In questo senso c’è qualche titolo che ai bambini e ai ragazzi è piaciuto tanto?

Maestre Annarita e Roberta: con il ciclo attuale abbiamo proposto il testo di Matteo Bussola, Viola e il blu e i bambini si sono innamorati solo a vederlo.  Nel ciclo precedente abbiamo lavorato molto con la collana, Grandissimi di EL, che sono racconti che parlano dei grandi personaggi del passato e del presente, con un tono e uno stile vicino ai bambini. E a loro piacevano così tanto che se li scambiavano, come figurine! Ma oggi purtroppo anche questo non è più possibile... Piacevano molto anche i Classicini, sempre di EL, grandi classici riscritti e adattati per i bambini dai grandi autori di oggi. Certo bisogna sempre comunque cercare di proporre qualcosa di vicino ai loro interessi, alla loro vita, per esempio l'avventura è sempre ben accolta, sia dalle bambine che dai bambini. 

A proposito di avventura, la scuola ha proposto a lungo e continua a proporre i grandi classici di questo genere, L'isola del tesoro, Mark Twain, La storia infinita. Questi libri riescono ancora oggi a competere con le nuove forme di narrazione, la fiction, i cartoon, più moderne ma soprattutto sempre a portata di mano?  Insomma i grandi classici sono ancora attuali e possono essere trasmessi ai piccoli? 

Maestre Annarita e Roberta: Io non parlerei di una vera e propria competizione.  Il bambino deve comunque fare un salto nel passato e sapere che cosa c'è stato prima di lui.  Certo, per riuscire a catturare la loro attenzione, c’è naturalmente un problema di metodo, di come un libro, un tema del passato, viene e può essere presentato.

Dottoressa Fiume: per esempio sembrerebbe impossibile pensare di avvicinare i bambini di oggi ai classici della cultura greca o romana ma noi ci siamo riusciti con un progetto speciale: siamo stati a visitare i siti archeologici del nostro territorio e lo abbiamo fatto coinvolgendo una fumettista molto brava Adriana Farina.  I bambini hanno visitato il parco archeologico di Priverno, i resti della villa di Domiziano a Sabaudia e poi gli scavi archeologici di Satricum. Poi, insieme alla fumettista, abbiamo invitato i bambini a creare dei personaggi da inserire in quel contesto storico e così, con l'aiuto del fumetto, siamo riusciti a coinvolgerli totalmente. Una volta, come insegnante, ho addirittura organizzato dei giochi nella villa di Adriano sul modello delle antiche Olimpiadi, con i ragazzi vestiti da antichi romani, un vero spettacolo! Tutto sta insomma nel riuscire a trovare un modo per catturare la loro attenzione e se i ragazzi vengono coinvolti con un obiettivo, cercando di rendere l’apprendimento non solo teorico, allora sì, si hanno grandi risultati.

Come reagiscono   le famiglie a queste proposte, vi seguono o trovate resistenze?  

Maestra Roberta: la maggior parte delle famiglie ripone grande fiducia in noi e accoglie con gande entusiasmo le nostre iniziative.  La famiglia è centrale nel processo educativo e la scuola deve ricercare sempre la sua collaborazione perché l'obiettivo comune è quello della crescita e della formazione globale dei bambini e dei ragazzi. E l'investimento di energie da parte di tutti gli adulti coinvolti è l'unica strada perché ogni bambino trovi lo stimolo per poter affrontare le sfide connesse al suo percorso di crescita.

Politica ed enti locali fanno abbastanza secondo voi per fornire supporto alle scuole per questo tipo di iniziative?

Dottoressa Fiume: politica ed enti locali si muovono su piani diversi.  La politica per la scuola arriva attraverso finanziamenti che non sono ‘a pioggia’, ma sono mirati su singoli progetti, parlo dei famosi PON (Programma Operativo Nazionale) cioè quei progetti finanziati dal Miur con i Fondi Strutturali Europei. Ogni istituto deve avere le antenne sempre pronte per intercettarli e non farseli scappare! L’ultimo PON a cui noi come scuola abbiamo partecipato è un progetto per la realizzazione di giardini e orti didattici.  Lo abbiamo scelto per portare i ragazzi fuori dalle aule e per abbellire i nostri spazi dell'apprendimento, incrociamo le dita e speriamo di ottenerlo!

Per quanto riguarda gli enti locali, il nostro istituto risiede su due comuni, quello di Priverno e quello di Prossedi, e posso dire che entrambi hanno fatto la loro parte. Naturalmente le risorse sono limitate, perché parliamo di piccole realtà. Ma anche in questo caso la scuola deve essere pronta a stimolare e coinvolgere l'ente locale. Per questo noi per esempio abbiamo creato degli eventi sul territorio, in spazi come l’area archeologica, dove abbiamo fatto concerti, incontri con l'autore, letture. Insomma la scuola deve essere pronta ad accogliere quello che la politica e gli enti locali possono offrire, stabilendo con loro un rapporto di scambio e reciprocità continua.  

In veste di educatrici cosa ne pensate del fenomeno BookTok cioè quella parte di TikTok in cui teenager o comunque ragazzini consigliano libri ai loro coetanei? Pensate che sia uno snaturamento del vecchio 'consiglio di lettura' o invece qualcosa da cavalcare?  

Maestra Roberta: il fenomeno BookTok ci fa capire come due mondi diametralmente opposti come editoria e TikTok alla fine riescono a dialogare e questo proprio per merito e grazie ai ragazzi. Noi li vediamo sempre al telefono o al computer e pensiamo che stiano lì, senza fare niente e invece non è così così e BookTok lo dimostra, i ragazzi hanno delle risorse e delle potenzialità inaspettate.  C’è un TikTok per esempio con una ragazza che fa vedere che si è fatta regalare 5 libri per il suo compleanno. Ecco, guardandolo, ho pensato: qui la famiglia ha fatto un buon lavoro e probabilmente anche la scuola. O almeno, da insegnante, mi piace sperare che sia così!

E per finire la domanda che non può mancare: qual è per voi, in ambito pedagogico, la vostra idea di ‘sconfinare’?

Maestra Anna: l'idea di sconfinare è una metafora perfetta del nostro lavoro! Noi insegnanti sconfiniamo tutti i giorni e in questo periodo forse ancora di più...… ogni giorno  ci confrontiamo con  tante intelligenze e  stili di apprendimento diversi e dobbiamo cercare di far esprimere al meglio le potenzialità di ogni alunno, di stimolare la sua fantasia, di risvegliare i suoi interessi, insomma ci dobbiamo mettere al servizio del bambino nella sua completezza. 

Detto questo è chiaro che noi intraprendiamo un viaggio con i nostri alunni che inizia a settembre e che nel migliore dei casi portiamo avanti per cinque anni. Durante questo viaggio dobbiamo per forza sconfinare, percorrere strade inesplorate, essere pronti a modificare il nostro metodo di insegnamento per adeguarlo alle esigenze dei diversi alunni che incontriamo, sconfinare per superare i limiti di un programma disciplinare, per andare oltre la trasmissione delle conoscenze e trasformare l’esperienza scolastica in un percorso motivante e costruttivo, che miri alla formazione globale dell’individuo.

Dottoressa Fiume: per usare la solita metafora, noi non abbiamo ‘vasi da riempire’ ma ci troviamo di fronte a persone, dobbiamo allora andare verso l'incontro. Questo è lo sconfinamento dell'apprendimento ed è meraviglioso.

 

Grazie allora alle maestre Anna e Roberta, e grazie alla Dottoressa Fiume, prima di tutto e sempre un insegnante, grazie per il loro lavoro, intelligente, gratificante lo sappiamo, ma terribilmente faticoso. E vogliamo lasciarle con le parole di Italo Calvino che loro ci hanno ricordato: "Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà",  buon lavoro ‘maestre’!

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