MaliDizioni

Ogni letto è un'astronave 

Eccoci lì, sdraiati come villeggianti al sole a guardare il soffitto il primo giorno dell’anno.

Mi accorgo che il soffitto non lo guardiamo mai: si entra a letto per dormire, ci si alza quasi di corsa e, se si ha il tempo di rotolare sotto le coperte, lo sguardo va più facilmente verso la finestra. E oggi il cielo è drammaticamente blu. Quel blu di cui abbiamo già parlato perché i non milanesi sono convinti non esistere. Ci credo, chissà dove sono il primo di gennaio.

Il silenzio è quello di un film di fantascienza con zombie, alieni o dinosauri dal futuro.

La plafoniera sembra la conchiglia di un riccio di mare; temo che l’ombra al suo interno sia la prova della spolverata che non ha mai ricevuto, da che mi sono trasferita in questa casa (casa che mi piace molto, e che mi ricorda una nave).

Senza una luce così bella, la nostra clausura sarebbe senz’altro più complicata dico ai mostri.

Insi mi contraddice, ricordandomi che Emily Dickinson sosteneva che quando l’umore è sotto i piedi, il sole non fa che accentuare il dolore.

Sono costretta a darle ragione.

Le ricorrenze, le domeniche e le feste comandate sanno essere divaricatori di ferite. Ferite che in altre circostanze se ne starebbero in silenzio, dormendo il sonno millenario di certi vulcani.

In effetti, la calda intermittenza dell’albero addobbato, quando si riflette sugli occhi lacrimosi non fa male solo se le lacrime sono di commozione o se, in sottofondo, suona un disco di Joni Mitchell.

E io sono sola con i miei mostri in un letto il primo giorno dell’anno.
Senza un hangover di quelli con cui fare i conti il giorno dopo una festa imprevedibile, senza un concerto in una piazza in festa, senza una cena romantica che valorizzi l’intimità.
Ho un nuovo amico, però: il virus che mi tiene in ostaggio da un paio di giorni e che è entrato nella mia vita un attimo prima che partissi per il mare, con un’arroganza che nemmeno Bianca Jagger allo studio 54.

Il nuovo arrivato, ai mostri, piace tantissimo: cercano tutti di attirare la sua attenzione e di farsi più grossi, accanto a me.
Anche Pressione caccia i gatti dalla stanza perché qualcosa è cambiato. Forse, per loro, la festa inizia adesso.

Stanno mettendo in scena un festival, sul soffitto, accanto alla plafoniera impolverata: un festival che mi ha dato visioni catastrofiche perché il mantra della festa è che sono sola, in un letto, con i mostri e il virus.

E il letto si fa più piccolo. A parte Ono/Lennon, Frida Kahlo, Marilyn Monroe e Angela Lansbury, non riesco a ricordare persone che dei propri letti hanno saputo fare qualcosa di grandioso. Internet, interpellata in merito, regala risposte irriferibili.

E arrivo a pensare che persino il porno becero dei primi dieci risultati di "scene iconiche ambientate a letto" mi possa giudicare SOLA e smarrita. Così come la stolida banalità mostrata dai primi dieci link che puntano a "opere d’arte in camere da letto": tu pensi alla Maya desnuda, la ricerca restituisce "riproduzioni di quadri famosi per camere da letto", portando la mente nei paraggi di una puntata di Un giorno in pretura.

In qualche modo, anche il fallimento cibernetico punta il suo indice accusatore verso una donna stanca, spettinata e smarrita nel suo letto, tra i mostri e il virus.

Mi salvo grazie al telefono. Almeno due mail al giorno arrivano da venditori di preziosissime lenzuola che mi spingono a "investire sulla qualità" della mia persona, inscindibile da quella del tessuto sul quale due gatti bianchi lasceranno toupées a contrasto con i colori scuri che mi fanno sentire a mio agio.

Amici vecchi e nuovi mi fanno arrivare copie di libri che magari con i letti non hanno a che fare, ma che sono contenitori per i pensieri che si depositano sul soffitto, nel bene e nel male.

Arrivano consegne dalla farmacia e fiaschette di Manhattan per affrontare meglio l’ora in cui si mette il pigiama. 

La programmazione natalizia di tutte le TV e degli streaming del mondo è farcita di autori che - da Jean-Luc Godard a Nora Ephron - hanno scritto dialoghi che senza far riferimento a un letto non avrebbero la stessa intensità.

Ci sono le foto dei primi gennai passati e le notizie di chi, retorica a parte, ha un primo gennaio presente decisamente più faticoso del mio. Posso sognare il primo gennaio futuro immaginandomi nella migliore versione di me.

Ho l’immaginazione, ho i ricordi. Ho provato la malinconia in un café parigino in una domenica di pioggia e la tristezza da distacco in una sala da concerto berlinese.

Ho anche sognato ad occhi aperti le Antille e pianificato una traversata notturna che ho dovuto cancellare un attimo prima di partire.
Tutto in un mese solo. Ho amato, ho perso e pianto, ho comprato piante grasse per gli amici e ho pure giocato a Trivial pursuit.

Tutto sommato, la solitudine, la malattia, non sono cose che ho sperimentato.

Posso spostarmi sul divano e smontare gli addobbi. Ero partita dall’idea di uno stile semplice, sono finita con le scarpe piene di brillantini.

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