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Corregidora di Gayl Jones

Che cosa ti fa il blues? Mi aiuta a spiegare quel che non riesco a spiegare

Siamo alle soglie degli anni ’50, Ursa Corregidora canta blues in un piccolo locale del Kentucky. È sposata con Mutt e il loro è un rapporto di amore, passione, appartenenza, ma anche di incomprensione, incertezze e gelosia. Ursa canta per il suo uomo, per esprimere sé stessa e per raccontare, ma Mutt vede solo gli occhi degli altri maschi sulla sua donna. E una sera d’aprile, al termine di un’esibizione, lui la aggredisce con conseguenze irreparabili: in un unico, sconsiderato, folle gesto, Ursa perde il bambino che aveva in grembo e la possibilità di essere madre, per sempre.

Corregidora
Corregidora Di Gayl Jones;

Arriva finalmente in Italia un capolavoro della letturatura americana, Corregidora, il romanzo d’esordio della statunitense Gayl Jones pubblicato nel 1975. Narra la vita di Ursa Corregidora, una cantante di blues la cui esistenza nel presente è rimasta agganciata al passato traumatico della schiavitù.

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Da quel momento in poi, Ursa affronta un doloroso, ma tenace percorso di autodeterminazione attraverso la ricostruzione del passato. Cresciuta con la responsabilità di tramandare gli orrori della schiavitù vissuti dalla bisnonna, la nonna e sua madre, ora che non potrà più avere figli a cui raccontare, lo farà a modo suo.

È tutto in quel cognome: Corregidora, il proprietario di una piantagione dove lavoravano gli schiavi. La bisnonna di Ursa era ancora una bambina quando lui la tolse dai campi per farla lavorare nel suo bordello.

Lei era quella carina con gli occhi a mandorla e la pelle chicco di caffè, la sua favorita

E per assicurarsi il profitto, Corregidora la mise incinta, e dopo ancora, divenne il padre della mamma di Ursa.

In Donne, razze e classe, Angela Davis lo dice chiaramente: «…quando era redditizio sfruttarle come se fossero dei maschi, erano di fatto considerate asessuate, ma quando le si poteva sfruttare, reprimere e punire in forme adatte solo alle donne, allora venivano rinchiuse dentro ruoli esclusivamente femminili».

Fin da piccola a Ursa non venivano risparmiati i racconti delle tragedie vissute dalle tre generazioni che l’hanno preceduta, nemmeno i dettagli più brutali, questo affinché portasse con sé la testimonianza che i documenti bruciati con la fine della schiavitù non potevano denunciare.

“Ma dove le prendi quelle canzoni? Questa è la musica del demonio".
“No, Mamma. Non capisci […] Le ho imparate da te.
Fammi testimoniare nell’unico modo che conosco"

Con l’abolizione dello schiavismo, l’esercizio del potere e del controllo sulle donne di colore continuò comunque a essere perpetrato, anche da parte degli stessi afroamericani. Sempre Davis spiega, infatti, che dopo anni di assoggettamento, negli uomini neri l’idea di liberazione razziale aveva a che fare anche con un distorto processo di riconquista di una mascolinità castrata dall’oppressione.

L’importanza della pubblicazione di questo romanzo del 1975 di Gayl Jones (oltre che per la scrittura intensa, ruvida e tagliente, estremamente efficace) penso stia nella vergognosa attualità del problema. Se allarghiamo il punto di vista, oltre la questione afroamericana, certi subdoli meccanismi di assoggettamento femminile continuano a essere considerati “normali”, hanno ancora il potere di porre limiti e restrizioni nella vita delle donne.

E lo fanno attraverso la paura, la minaccia, la violenza, la molestia, ma anche, la discriminazione professionale, la differenza salariale o la banalità di un commento estetico. L’indipendenza, la bellezza, la rabbia di una donna sono ancora una minaccia per gli uomini.

Credo ci sia tutto questo dietro il romanzo di Gayl Jones, Corregidora, la storia di una donna che vuole essere libera di amare senza rinunciare a sé stessa.

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