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Dove sei, mondo bello di Sally Rooney

Alla terza prova narrativa, Sally Rooney si riconferma la voce della sua generazione, tratteggiando in Dove sei, mondo bello un romanzo ambizioso che recupera tutti gli elementi più riusciti dei suoi precedenti romanzi e risponde, indirettamente, alle critiche dei suoi detrattori.

Al centro della scena troviamo sempre la generazione di elezione della scrittrice, quella dei millennial fin troppo consapevoli che tutto ciò che all’epoca dei loro genitori era dato per scontato – trovare lavoro, acquistare una casa, avere dei figli – per loro non sarà altrettanto semplice.

Dove sei, mondo bello
Dove sei, mondo bello Di Sally Rooney;

Alice, Eileen, Simon e Felix si parlano, si fraintendono, si deludono e si amano e, mentre attraversano il cerchio di fuoco dei trent'anni, si chiedono se esista davvero, al di là, ancora, un mondo bello in cui sperare.

Alice, Eileen, Simon e Felix sono tutti ormai più vicini ai trent’anni che ai venti, eppure sembra che la maturità anagrafica non li abbia portati a una maggiore maturità emotiva. Da una parte abbiamo Alice, scrittrice che sta campando di rendita dopo il successo dei suoi primi romanzi. Chiaro alter ego della stessa Sally Rooney, Alice è brillante, non particolarmente amichevole, e tanto brava a sputare sentenze e giudizi quanto sembra però incapace di giudicare con oggettività sé stessa e le proprie mancanze. La sua miglior amica è Eileen, intrappolata in una relazione tira e molla con l’amico di sempre Simon. Chiude il quadro Felix – classico soggetto che chiunque abbia mai utilizzato una dating app avrà avuto la sfortuna di incontrare: cinico, diretto, arrogante, vagamente misogino, non troppo bravo a comunicare ciò che desidera proprio perché lui in primis non è sicuro di saperlo.  

Mi dico che voglio vivere una vita felice e che le circostanze per viverla non si sono semplicemente presentate. Ma se non fosse vero? Se fossi io che non riesco a concedermi di essere felice? Per ho paura, o perché preferisco crogiolarmi nell'autocommiserazione, o perché credo di non meritarmi qualcosa di buono, o per qualche altra ragione

Dove sei, mondo bello, come i precedenti romanzi di Sally Rooney, non si basa tanto sul dipanarsi della trama ma cattura un’istantanea – fredda e vibrante – di una generazione perduta, che cerca di andare avanti giorno per giorno senza fare troppi piani a lungo termine.
Anche perché, come si suol dire, del doman non c’è certezza, e mai parole si sono rivelate più vere di questi tempi.

Pandemia, cambiamenti climatici, morte termica dell’universo e sfruttamento sistematico di intere classi sociali per effetto del sistema capitalistico: il mondo bello tanto agognato dai protagonisti – fin dal titolo del romanzo, che recupera una poesia di Schiller – non è mai stato così lontano. L’attualità, che nei precedenti romanzi di Sally Rooney, non era stata che uno sfondo quanto più sfocato, in quest’ultimo libro entra prepotentemente nei discorsi dei vari personaggi, in particolare in quelli portati avanti da Alice, che in un lampo di critica metaletteraria sottolinea quale sia il vero problema della letteratura contemporanea:

“Il problema, con il romanzo euroamericano contemporaneo, è che la sua integrità strutturale dipende dall’occultamento delle realtà vissute da pressoché tutti gli esseri umani sulla terra. Affrontare la povertà e la miseria in cui milioni di persone sono costrette a vivere, accostare quella povertà, quella miseria, alle vite dei “personaggi principali” del romanzo, verrebbe giudicato di cattivo gusto o semplicemente fallimentare sul piano artistico.
In sintesi, a chi potrebbe importare cosa accade ai protagonisti, se ciò accade nel contesto di un sempre più rapido, sempre più brutale sfruttamento di gran parte del genere umano? […] Il romanzo, quindi, funziona se occulta la verità del mondo - comprimendola sotto la superficie sfavillante del testo. E che le persone si lascino o rimangano insieme può tornare a essere di qualche interesse, com’è nella vita vera, se, e solo se, siamo riusciti a dimenticarci di tutte le cose più importanti, vale a dire tutto.”

Difficile non leggere in questa presa di posizione una risposta della stessa Sally Rooney ai suoi detrattori, che le avevano spesso contestato di basare le proprie storie su un eccessivo ripiegamento sull’interiorità dei personaggi. A queste critiche la scrittrice risponde con fulminea brevità affermando che le relazioni umane, nella loro ridicola insignificanza, sono “la ragione per cui siamo vivi”.


In un mondo che sta effettivamente andando in rovina, tra le pagine di Dove sei, mondo bello Sally Rooney prova a riaffermare la necessità di soffermarci sulle poche cose che rientrano sotto il nostro controllo, ovvero i nostri rapporti con gli altri.

È sempre meglio amare qualcosa che non amare affatto, amare qualcuno che nessuno, e io sono qui, vivo nel mondo, e neanche per un attimo desidero il contrario

Fin dal titolo, l’ultimo romanzo di Sally Rooney si imposta su un tono interlocutorio, instaurando con il lettore un vero e proprio dialogo che rispecchia la struttura stilistica del romanzo: abbracciando una soluzione sperimentalista, la scrittrice sceglie infatti di alternare capitoli in cui la trama procede ad altri in cui i personaggi intrattengono l’uno con l’altro una fitta corrispondenza epistolare.

La difficoltà a comunicare che aveva costituito uno dei pilastri di Persone normali torna ad essere una tematica centrale anche dell’ultimo romanzo di Sally Rooney, in cui i protagonisti invece di andarsi a trovare – o banalmente farsi un colpo di telefono – preferiscono nascondersi dietro una tastiera e mandarsi e-mail chilometriche e disperatamente brillanti in un maldestro tentativo di dimostrarsi più razionali di quanto le loro incomprensibili scelte di vita non lascino intendere.

Ho talmente paura di rimanere scottata… non tanto della sofferenza, che so di saper gestire, dell’umiliazione di esserci esposta

Come sapranno tutti i lettori di Parlarne fra amici, i personaggi di Sally Rooney non sono perfetti e non si fanno amare facilmente, ma solo perché sono umani. Troppo umani, forse.
Pieni di difetti e paranoie, maestri nell’arte del cinismo eppure sotto sotto inguaribili idealisti, consapevoli che “è sempre meglio voler vivere per la rivoluzione, che volersi immolare per essa”.

Perché secondo la lezione di Sartre l’inferno sono gli altri, ma secondo quella di Calvino in mezzo all’inferno bisogna riconoscere ciò che non è inferno e farlo durare, e dargli spazio.
In Dove sei, mondo bello, Sally Rooney quello spazio prova a ritagliarselo.

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