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Il grido di Giobbe di Massimo Recalcati

Tommaso d’Aquino ne ha trattato in un volume così spesso che si può usare come sgabello per sedersi e riposare; il Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane di Cagliari gli ha dedicato un intero ciclo di seminari, incrociando discipline quali le neuroscienze e il cinema; ogni religione e ogni branca della psicologia cerca di spiegarlo, e non c’è essere umano che non ne faccia esperienza, ripetutamente, nel corso della propria esistenza. Arrivo a pensare che non si possa scrivere del male senza risultare parziali, scontati, superficiali.

L’impossibilità di parlare del male deriva da molte cause: scatole cinesi, dentro le quali si precipita non appena si prova ad affrontare l’argomento. Che cosa sia male da un punto di vista fisico, storico, sociale, culturale, individuale.

Il grido di Giobbe
Il grido di Giobbe Di Massimo Recalcati;

Il grido di Giobbe, preda di un male assoluto lungo tutta la sua vita, è "Perché a me?" Domanda da cui parte Massimo Recalcati per tracciare una sorta di genealogia delle nostre considerazioni sul male e sull'ingiustizia, attraverso i testi biblici ma non soltanto.

«Ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo» è uno degli incipit più celebri di tutta la letteratura. Ecco: «a modo suo». Questo attrito poderoso del ragionare sul male affonda una delle sue radici più profonde in questo fatto: è anche intimo, e le cose intime non si lasciano raccontare facilmente.

Così, facciamo esperienza del male. Per caso, per errore, per intenzione, per stupidità. Nel provare a parlarne - perché avvenga, e a che cosa serva - da qualche crepa, per impegno e per fortuna, si intravede un po’ di luce. Massimo Recalcati, nel suo Il grido di Giobbe (Einaudi) prende spunto da questo personaggio biblico, che a pieno titolo potrebbe entrare nel Guinness dei Primati dell’essere umano preso di mira dal male, in assoluto. Affronta la questione da un punto di vista teologico. Ma la sua disamina è di interesse anche per chi, di solito, non legge di questioni filosofiche e teologiche.

Spostiamo la telecamera, da noi verso il mondo. È innegabile che il male avvenga. Allora si fa più pressante la domanda del perché: alle ingiustizie che gli uomini compiono sugli uomini, aggiungiamo quelle che il caso naturale sembra voler elargire, nel tempo e nello spazio. Qui, al contrario, siamo bombardati di risposte, da quelle più concrete alle più fantasiose: dai poteri forti agli Illuminati, alla cupidigia umana, agli alieni, a qualche divinità malvagia, ad una propensione umana alla prevaricazione, e via dicendo.

Il saggio di Recalcati ha il dono di trattare la questione del male in una sorta di spazio rarefatto e silenzioso, creare un angolo solitario nel quale prendere le distanze dal martello pneumatico dei media. Esatto, i media, ad esempio: perché se l’abitante di un piccolo villaggio medievale poteva scovare il male fin dove poteva spingere lo sguardo, e al massimo qualche notizia di guerre e pestilenze arrivava a dorso di cavallo, oggi non possiamo non dirci a conoscenza di quello che avviene ad altri esseri umani negli angoli più remoti del pianeta.

C’è un film, meno noto di altri che nella sua semplicità può essere letto nella chiave del perché del male: è RocknRolla, con un Johnny Quid che si ostina a tenere per sé un quadro rubato, pur essendo ben consapevole di tutto il male che gliene deriverà. Le sue motivazioni non sono economiche, ritorsive, pratiche. A ben vedere, nemmeno estetiche (tra l’altro il dipinto non viene mai mostrato, e solo sommariamente descritto).

No, il misterioso fascino che induce Johnny Quid a tenere il quadro è imponderabile e sottile, tra godimento estetico e autodistruzione, tra fatalità e tentativo di montare una filosofia spiccia sul perché del male. È lo stesso cantante tossicomane che prova a spiegare al suo migliore amico:

Vedi quel pacchetto di Virginia? Le bionde avvelenate sul piano. I fatti essenziali della vita sono racchiusi in quelle quattro pareti. Noterai che una delle tue personalità è sedotta dall'illusione dello splendore, un pacchetto dorato, King Size, con un'insegna reale. Un’implicazione che sottintende fama e ricchezza, un sottile suggerimento che il tabacco è il tuo nobile e leale amico. E questa, Pete, è una bugia. L'altra personalità vuole portare la tua attenzione all'altro lato della questione. Scritto in un noioso nero su bianco c'è l'asserzione che questi "soldatini della morte" stanno cercando davvero di ucciderti. E questa, Pete, è la verità. La bellezza è un melodioso canto di morte, sono assuefatto al dolce richiamo di questa sirena. Quello che comincia dolce, finisce amaro. E quello che comincia amaro finisce dolce. E questo è il motivo per cui io e te amiamo le droghe... Ed è sempre per questo motivo che non posso restituire quel dipinto. Ora, ti prego, passami l'accendino.

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Conosci l'autore

Massimo Recalcati è uno psicoanalista lacaniano e autore. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Tra i più noti psicoanalisti in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e direttore dell’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). È stato direttore scientifico nazionale dell'ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell'anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha insegnato nelle Università di Milano, Padova, Urbino e Losanna. Oggi insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università degli Studi di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi di Verona.Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi e nel 2007 ha ideato Palea: Seminario permanente di psicoanalisi e scienze sociali. Nel 2017 ha vinto il Premio Ernest Hemingway, Testimone del nostro tempo, con la seguente motivazione: «... per aver raccontato nelle sue opere, con profondità e intelligenza, le mutazioni avvenute nella nostra società, indicando temi e bisogni che, per l’acume analitico, diventano paradigmatici del nostro tempo».Dirige la collana Eredi per l'editore Feltrinelli e la collana Studi di Psicanalisi per le edizioni Mimesis, insieme a Franco Lolli. Ha tenuto conferenze e seminari in diverse città d'Italia e d'Europa (Dublino, Ginevra, Valencia, Madrid, Parigi, Siviglia, Losanna, Granada). Da anni affianca alla pratica clinica la scrittura: oltre a collaborare regolarmente con «il manifesto» e «la Repubblica», ha pubblicato numerosi saggi, fra cui Cosa resta del padre? (Raffaello Cortina 2011), L’uomo senza inconscio (Cortina 2010), Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione (Cortina 2012), Ritratti del desiderio (Cortina 2012) Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana (minimum fax 2013), Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (Feltrinelli 2013), Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa (Raffaello Cortina 2014), L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento (Einaudi 2014), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del moderno (Feltrinelli, 2015), Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto (Raffaello Cortina, 2016), Un cammino nella psicoanalisi. Dalla clinica del vuoto al padre della testimonianza (inediti e scritti rari 2003-2013) (Mimesis, 2016), Il mistero delle cose (Feltrinelli 2016), I tabù del mondo (Einaudi 2017), Cosa resta del padre? La paternità nell'epoca ipermoderna (Cortina Raffaello 2017), Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale (Cortina Raffaello 2017), Il segreto del figlio (Feltrinelli 2017), A libro aperto, una vita è i suoi libri (Feltrinelli 2018), Mantieni il bacio (Feltrinelli 2019), La notte del Getsemani (Einaudi, 2019), Il gesto di Caino (Einaudi, 2020), Critica della ragione psicanalitica. Tre saggi su Elvio Fachinelli (Ponte alle Grazie 2020), Ritorno a Jean-Paul Sartre. Esistenza, infanzia e desiderio (Einaudi 2021) e Il grido di Giobbe (Einaudi 2021).

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