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Presidenti della Repubblica. Da De Nicola al secondo mandato di Mattarella di Andrea Pertici

Quanta distanza intercorre oggi tra i cittadini e la politica?

In questi due anni di sobbalzi, restrizioni e ridefinizione del nostro spazio sociale, anche in ambiti che sembravano immutabili, come vengono percepite le istituzioni? Sono una fonte di fiducia o di sospetto? Intercettano il sentire comune o sono forme organiche totalmente irraggiungibili, scollate da una reale capacità di comunicazione?

Tra queste, l’unica figura di tipo monocratico del nostro ordinamento, ovvero quella del Presidente della Repubblica, è ultimamente tornata a movimentare l’interesse collettivo, a causa della recente rielezione di Sergio Mattarella. Essendo una responsabilità incarnata da un’unica persona, è importante comprendere come il percorso politico e civile del nostro Paese sia intimamente legato alla storia di tutti i Presidenti che si sono avvicendati a capo del Quirinale. Ciascuno di loro è figlio di un tratto di strada, di una formazione e di esigenze storiche diverse, che hanno conferito al loro ruolo un’impronta imprescindibile e originale.

Il testo di Andrea Pertici Presidenti della Repubblica (il Mulino, 2022) ci accompagna attraverso i volti, gli influssi e i retaggi delle dodici personalità che sono salite sul colle più alto.

E che da quella posizione più elevata hanno saputo vigilare e coordinare, intervenire e bilanciare.

Presidenti della Repubblica. Da De Nicola al secondo mandato di Mattarella

Descritta succintamente dal testo costituzionale, la Presidenza della Repubblica è stata via via «riempita» dai momenti politici e dalla cultura di chi è stato chiamato a incarnarne lo spirito. Cosa distingue Einaudi da Gronchi? È stato Pertini il primo «presidente degli italiani»? Perché il sistema mediatico ha descritto Napolitano come «Re Giorgio»? Cosa rappresenta, per l'Italia e il suo sistema politico, la riconferma di Sergio Mattarella?

Per sua stessa destinazione e struttura, la carica del Capo dello Stato è spesso paragonata all’immagine della fisarmonica, all’elasticità necessaria a rispondere alle istanze governative, esercitando la funzione equilibratrice di intermediazione e di garanzia dei valori costituzionali condivisi.

Un potere flessibile, la cui gestione è affidata a un singolo uomo, alle sue esperienze e alle dinamiche che si trova ad affrontare durante ogni settennato.

Questo libro non è soltanto una collana di ritratti presidenziali, ma è una ricostruzione attenta e preziosa del carattere della nostra Repubblica. Ad ogni nome corrisponde una maggioranza più o meno ampia a favore della sua elezione, un frammento della nostra identità, una fase evolutiva del Paese in cui viviamo e che è arrivato al suo aspetto attuale tramite un susseguirsi di lotte, trasformazioni e accordi.

Si avvia il tragitto con il momento nodale, quello del passaggio tra Monarchia e Repubblica: l’atto di nascita dell’Italia che conosciamo. Un Paese sfiancato dalla guerra, ma innervato di potenti speranze di risveglio.

Nelle prime votazioni a suffragio universale, il popolo italiano, con notevole differenza tra Sud e Nord, sceglie di rinunciare al Re, troppo legato al deposto governo fascista.

Alcide De Gasperi assume per pochi giorni l’incarico di primo Capo dello Stato, affermando in un messaggio alla nazione che il popolo italiano «creerà nella Costituente una repubblica di tutti, una repubblica che si difende da sé, ma non perseguiti; una democrazia equilibrata nei suoi poteri; fondata sul lavoro ma giusta verso tutte le classi sociali; riformatrice, ma non sopraffattrice, e soprattutto, rispettosa della libertà della persona, dei comuni, delle regioni». Incredibile quanto ancora queste parole riescano a vibrare di intenti sempre necessari, che occorre nutrire esattamente come allora.

Dopo di lui si insedia provvisoriamente Enrico De Nicola, durante la delicatissima missione dell’Assemblea Costituente, che ci ha lasciato l’eredità fondamentale di principi in cui riconoscerci.

Si delinea chiaramente già in questa fase la capacità del Presidente di razionalizzare la forma di governo parlamentare, potendo formare l’esecutivo, sciogliere le Camere e agire nelle crisi di governo.

Si passa poi a Luigi Einaudi, primo ad essere eletto dal Parlamento in seduta comune, che non imprime a questa prima legislatura un forte protagonismo, preferendo un ruolo di carattere più notarile.

Di approccio completamente diverso è invece Giovanni Gronchi, giunto in un frangente di indubbia instabilità politica. La sua è la prima elezione in diretta televisiva, avvenuta il 28 aprile del 1955. Esponente della Democrazia Cristiana, Gronchi mostra subito la sua inclinazione a un maggiore interventismo, definito di indirizzo politico-costituzionale. Un attivismo determinato dalla sua personalità spiccata, che gli ha spesso procurato accuse di aver valicato i limiti del suo ruolo, soprattutto in politica estera. Si succedono Presidenti dalla densa formazione politica, come Antonio Segni o Giovanni Leone, a uomini provenienti da tutt’altra carriera pregressa, esempio fra tutti Carlo Azeglio Ciampi.

Ognuno di loro rispecchia un’epoca irripetibile del nostro crescere come italiani.

Il risultato finale di questa galleria eccellente è un libro nitido e agile, che ci riconnette con il tessuto di eventi storico-politici spesso dimenticati o di cui si ignorano pesi e ricadute. Andrea Pertici ci offre l’occasione di ricongiungerci con il carattere profondamente umano di una figura chiamata a rappresentarci tutti, al di là di orientamenti e particolarismi.

Capire quanto è stato sempre complesso ricoprire questo incarico, così come lo ha confermato la recente scelta di Mattarella di accettare una seconda chiamata inattesa, ci avvicina al cuore stesso della vita politica che, soprattutto in giorni come questi, deve continuare a saperci parlare.

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