Scelti per voi

Storie di masche di Maria Tarditi

Ogni storia che si rispetti riesce a calare il lettore in panni che non gli appartengono. Maria Tarditi, con gentilezza, mette il proprio lettore nei panni di un uomo che a leggere non ha mai imparato. Con calma, lo mette nei panni di persone che non sanno nemmeno scrivere, che non sono andate a scuola, perché richieste dai genitori sopra alla terra, vicino agli animali. Maria Tarditi spoglia il lettore di tutti quegli strumenti mentali che il ventunesimo secolo gli ha fornito, e gli dona di nuovo la capacità di avere paura delle streghe.

I personaggi di Maria Tarditi si conoscono tutti, nel proprio minuscolo paese del basso Piemonte, nel quale ognuno è vittima delle chiacchiere della gente e crede fermamente alle storie di paura che vengono raccontate la sera. Sono gli anni ’20 e nelle campagne tra Cuneo, Asti e Alessandria la povera gente cerca di vivere tranquilla, all’ombra di un cristianesimo oscuro e inquietante, pieno di demoni e peccati puniti, e una visione minuta del mondo: Torino è una lontanissima ed enorme città, e Mussolini non è altro che uno a cui piace far baccano, che può giusto dare un po’ di fastidio ai «buoni e cari re dei Savoia».

Storie di masche
Storie di masche Di Maria Tarditi;

Le masche sono streghe, dispettose e a volte terribili. Le conoscono tutti, nel paese, e si sa di cosa sono capaci: attraverso le voci dei bambini e i racconti dei contadini, le masche rivivono nella loro magia più pura, quella delle storie tramandate per spaventare, ammonire e divertire.

In uno scenario del genere il folclore non rimane lontano, ma si conficca nel cuore del paese, in mezzo a tutti: le donne alleate del diavolo non sono esseri mitologici, ma sono conosciute e temute.

Le masche non erano creature fantastiche, come le streghe e le fate che esistono solo nelle favole e nei libri. Erano donne in carne ed ossa. Vivevano in mezzo a noi. Le conoscevamo. Avevano la loro casa, la loro famiglia. Venivano in casa nostra!

Storie di masche è una raccolta di racconti emersi dal secolo scorso, ascoltati con le orecchie di un bambino di cento anni fa, che sente la vicenda da un proprio cugino fermatosi a cena, che a sua volta ha sentito la storia da un suo amico, che a sua volta l’ha sentita raccontare da una persona davvero affidabile. Il libro riporta ciò che i piccoli sentivano raccontare dai grandi, e proprio per questo motivo le storie di Maria Tarditi si possono considerare “fiabe per adulti”: le vicende raccontate, una volta, erano credute da tutti quelli che credevano a Dio, e di conseguenza anche al diavolo.

Mia mamma credeva fermamente in Dio e nei santi. Ma altrettanto fermamente credeva nelle masche. […] La sua fede era di quelle che spostano le montagne: incrollabile. Non aveva bisogno di capire tutto. Lei credeva. E basta. La Chiesa stessa, del resto, affermava che il diavolo esiste. Dunque esistevano anche le masche

E quali erano le azioni di queste masche? Malefatte da contadini, violente e grossolane, cattiverie concrete e con lo sporco sotto le unghie: malattie sul bestiame o sui bambini, pozzi riempiti di melma nera, raccolti rovinati dalla grandine, fienili dati al fuoco. O ancora intrugli mefitici, animali feroci comparsi dal nulla: galli arruffati, cani con la schiuma alla bocca, grosse capre nere, lucciole che spiano la brava gente e suggeriscono alle masche come colpire. Le maligne streghe del folclore piemontese hanno la forma dell’inquietante e anziana signora della porta accanto, insolitamente brava a curare la febbre, insolitamente fortunata nell’ottenere vendetta per un torto.

Le nostre masche non si sono trasformate in dee o ninfe. Sono rimaste contadine. Fatte a immagine e somiglianza delle povere donne di campagna. Le loro storie sono truci, scellerate, grossolane

La voce di Maria Tarditi rimane sempre vicina ai fatti raccontati: la narrazione spesso prende la forma di un ricordo, impreziosito da un infantile senso di paura e da un linguaggio vivo, puro, grezzo e pregiato al contempo. La scrittrice mette i dettagli meno eleganti sempre in bocca ai personaggi, con il realismo tipico di chi mette su carta la propria memoria. Leggere Maria Tarditi significa letteralmente retrocedere a un’infanzia mai vissuta, un’infanzia contadina di inizio Novecento, e sentir parlare attorno al fuoco di donne malevole, di fitti boschi notturni, di cimiteri desolati. E ogni racconto tiene sempre un po’ di non detto: a volte il racconto non è completo, altre volte si parla di un mistero irrisolto. La conoscenza della verità è sempre parziale, come nelle migliori dicerie del folclore: quello che le masche hanno fatto è certo; come lo hanno fatto, invece, rimane un mistero.

Le recensioni della settimana

La posta della redazione

La posta della redazione

Hai domande, dubbi, proposte? Vuoi uno spiegone?
Scrivi alla redazione!

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente